Malika Ayane si prepara a tornare sul palco del Festival di Sanremo 2026 con il brano “Animali notturni”. La cantante ne ha parlato durante un incontro con la stampa al Circle di Milano, in un’intervista rilasciata a Rolling Stone Italia, raccontando l’approccio con cui affronta questa nuova esperienza.

In questo articolo
- 1 Malika Ayane verso Sanremo 2026 tra leggerezza e consapevolezza
- 2 Il ricordo del Sanremo 2010 e quel momento rimasto nella storia del Festival
- 3 Dalla Scala al pop: la formazione musicale e le prime scelte di carriera
- 4 “Animali notturni”: il significato del brano in gara
- 5 L’esperienza a X Factor e lo sguardo sulle nuove generazioni
- 6 Società, giovani e polarizzazione sociale
- 7 Libertà artistica, polemiche e contesto europeo
- 8 Eurovision, identità e il rischio di semplificazioni
- 9 L’episodio in Francia e il peso degli stereotipi
- 10 Il duetto con Claudio Santamaria e l’omaggio a Mina
Malika Ayane verso Sanremo 2026 tra leggerezza e consapevolezza
Per lei si tratta della sesta partecipazione al Festival. Oggi dice di vivere questo passaggio con uno spirito diverso rispetto al passato. Il giudizio esterno ha perso peso. Lo spiega con parole molto dirette:
“Oggi il peso del giudizio non mi interessa. A chi non piaccio non piacerò mai. E riesco a dire chissenefrega”.
Il ricordo del Sanremo 2010 e quel momento rimasto nella storia del Festival
Nel 2010 era in gara con “Ricomincio da qui”. In quel periodo il distacco emotivo dal giudizio del pubblico era molto più difficile. Dopo il quinto posto arrivò un episodio diventato uno dei più insoliti nella storia recente della manifestazione, con l’orchestra che stracciò gli spartiti in segno di protesta.
Ayane oggi guarda a quel momento con serenità e anche con orgoglio: “È stato qualcosa di veramente punk”.
Racconta anche il contesto musicale del brano:
“Era basato su un tempo dispari, con l’arrangiamento di Vince Mendoza, con un testo sulla fine consapevole. Conteneva una serie di elementi anti cliché. Avevo anche rifiutato autori importanti per cercare di raccontarmi in prima persona. Me la sono giocata ed è andata bene. E quel gesto mi ha fatto sentire meglio”.

Dalla Scala al pop: la formazione musicale e le prime scelte di carriera
Prima del successo pop, il percorso artistico di Malika era molto distante da quel mondo. Ha studiato nel coro delle voci bianche del Teatro alla Scala e poi al Conservatorio, scelto per motivi pratici:
“Le scuole civiche erano costose, il Conservatorio più accessibile e gli strumenti si potevano noleggiare”.
Parallelamente ascoltava musica molto diversa:
“In cameretta ascoltavo i Radiohead e andavo a ballare allo Space in Corvetto”.
Non aveva intenzione di diventare una musicista classica. Tuttavia riconosce quanto quella formazione sia stata fondamentale:
“Quello che so sulla musica l’ho imparato là”.
Per un periodo ha valutato anche la strada del lavoro come corista, spinta anche dai consigli familiari:
“Quando ho capito che il corista lavorava con costanza e prendeva lo stipendio, mi è sembrato un ottimo affare”.

“Animali notturni”: il significato del brano in gara
Il nuovo pezzo nasce da una riflessione sul presente e sulle possibilità di scelta:
“Parla dello scegliere tra una moltitudine. È la forma più grande di autodeterminazione e leggerezza”.
Per lei il punto critico oggi non è avere poche opportunità, ma riuscire ad approfondire davvero ciò che si sceglie:
“Tutto arriva alla stessa temperatura e scade velocemente”.

L’esperienza a X Factor e lo sguardo sulle nuove generazioni
Nel ruolo di giudice a X Factor ha avuto modo di osservare da vicino artisti molto giovani. Li descrive come più preparati rispetto alla sua generazione:
“Sono più smaliziati di quanto lo fossimo noi”.
Racconta anche la differenza tra le audizioni e i live:
“Nelle audizioni sono stata severa. Nei live no, perché non volevo mortificarli”.
Quello che l’ha colpita è soprattutto la determinazione: “Il pelo sullo stomaco”, dice, spiegando come molti giovani oggi affrontino il lavoro artistico con meno paure rispetto al passato.
Ricorda anche un episodio specifico:
“A uno dei concorrenti che aveva talento ho detto: “Ritirati, prenditi tre anni per studiare e ti darò una mano”. Ma ha voluto continuare e pubblicare subito un singolo”.

Quando il discorso si sposta sul contesto sociale e politico, Malika Ayane invita a evitare semplificazioni: “Non esiste più una maggioranza”, ma una pluralità di posizioni.
Osserva con attenzione anche il modo in cui i giovani esprimono oggi il dissenso:
“Oltre alle manifestazioni mi hanno colpito i boicottaggi. Rinunciano a tante cose, non come noi che manifestavamo contro la globalizzazione e poi, in tanti casi, andavamo a mangiare al McDonald’s i cheeseburger a un euro. Oggi i giovani non sono cialtroni come li raccontano”.
Subito dopo sottolinea un altro elemento che la preoccupa:
“C’è troppa polarizzazione. Se non si trova un dialogo, lo scontro purtroppo è inevitabile”.
Malika Ayane e l’eleganza come metodo: quella linea sottile tra misura e libertà
Libertà artistica, polemiche e contesto europeo
Sul tema della libertà di espressione nel mondo dello spettacolo, Malika Ayane difende il diritto degli artisti a esprimersi. Commentando le polemiche nate dopo l’esibizione di Ghali durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, ricorda la forza di quel momento:
“È stata un’esibizione di una potenza devastante, trasmessa da tutte le televisioni del mondo. Io ero allo stadio. Ghali c’era, no?”.
Per lei la presenza di polemiche è anche un segnale del fatto che la libertà esiste ancora:
“Se ogni giorno abbiamo una polemica diversa è perché abbiamo la fortuna di essere europei. E dovremmo avere una coscienza europea molto più radicata. Finché se ne può parlare vuol dire che la libertà è garantita”.

Eurovision, identità e il rischio di semplificazioni
Sul tema della partecipazione all’Eurovision in presenza di Israele, posizione sollevata anche da Levante, Malika parte dalla sua storia personale, segnata da identità culturali diverse.
Sostiene che ridurre tutto a contrapposizioni nette sia un errore:
“Un artista deve portare messaggi di unione. E confondere un singolo con uno Stato è un errore”.
Poi entra nel merito del tema del boicottaggio:
“Boicottare una manifestazione per la presenza di un artista, in base solo alla sua nazionalità, è il contrario di quello che vorremmo come giustizia nei confronti di chi è oppresso. Anche perché non sappiamo neanche chi sia l’artista che rappresenterà Israele.
E non sappiamo se sia un sostenitore o un oppositore del governo israeliano. Come facciamo a boicottarlo a priori? Continuare a fomentare odio e confondere il singolo con una nazione mi sembra sbagliato“.
L’episodio in Francia e il peso degli stereotipi
Malika Ayane racconta anche un episodio vissuto durante un’intervista radiofonica in Francia insieme al regista Michel Gondry. Durante la trasmissione venne mandato in onda un estratto di Iva Zanicchi legato alla vicenda del bunga bunga.
Alla fine dell’ascolto i conduttori le chiesero: “Tu sei italiana, sei tutto questo?”.
Il ricordo è ancora molto vivido:
“Non sapevo cosa rispondere. Faceva ridere, ma è stato anche un momento veramente assurdo e che fa capire piuttosto bene gli effetti di quando su un argomento facciamo di tutta l’erba un fascio”.
Il duetto con Claudio Santamaria e l’omaggio a Mina
Per la serata dei duetti ha scelto “Mi sei scoppiato dentro il cuore”, storico brano di Mina, insieme a Claudio Santamaria. Una scelta che definisce senza esitazioni “da pazza”.
Spiega che proprio in questa spinta istintiva trova sicurezza:
“Sulle grandi emozioni possiamo fare grandi cose”.
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