Levante è stata intervistata dal Corriere della Sera in merito alla sua prossima esperienza al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Sei tu” che ha definitivo scherzosamente: “Un Allegro Chirurgo delle emozioni: descrive tutte le sensazioni fisiche che l’amore provoca”.

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Se Levante dovesse vincere Sanremo 2026 non parteciperebbe all’Eurovision: il motivo è Israele
Poi la presa di posizione politica: se dovesse vincere il Festival della Musica Italiana, ha anticipato che rinuncerebbe a partecipare all’Eurovision. Il motivo è la partecipazione di Israele, ammessa nuovamente in gara dalla European Broadcasting Union:
“È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi. C’è di mezzo un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto: non si può fare finta di niente”.
L’articolo del Corriere è stato condiviso su X, dove numerosi utenti hanno commentato, polemizzando, la scelta di Levante scrivendo cose del tipo: “Strategie per ottenere un po’ di pubblicità e farsi cagare da qualcuno: 1. Proclamarsi vittime del patriarcato 2. Rilanciare la balla del genocidio per parlare male di Israele 3. Mettere insieme le due precedenti in qualche modo bizzarro. Lei ha scelto la 2”.
E ancora: “I comunisti antisemiti non dovrebbero essere autorizzati a partecipare a Sanremo che è pagato con le tasse che ci derubano”, “Eccone n antra che prova a magna sui palestinesi. In 77 anni di occupazione tutti a gioca a nascondino li mortaccivostra, mo tutti a fa proclami sterili ed egoriferiti”.
Levante: «Se dovessi vincere a Sanremo non parteciperei a Eurovision: c’è Israele con un genocidio in atto» https://t.co/vqcsopcMo2
— Corriere della Sera (@Corriere) January 24, 2026
Levante ha il diritto di esporsi pubblicamente
Qui il punto non è se Levante “debba” o “non debba” parlare di politica. Il punto è che Levante lo fa da sempre, lo fa in modo coerente, pubblico, argomentato, e soprattutto lo fa assumendosene il peso.
Quando afferma che “c’è un genocidio in atto e non si può fare finta di niente”, non sta usando una parola a caso per fare engagement. Sta dicendo una cosa politicamente scomoda, impopolare, che inevitabilmente le costerà insulti, campagne d’odio, delegittimazione. Esattamente quello che è successo.
La reazione sui social, soprattutto su X, è stata il solito copione: insulti, semplificazioni, accuse di antisemitismo, etichette come “comunista”, “egoriferita”, “in cerca di pubblicità”. La dinamica è sempre la stessa: non si discute il contenuto, si scredita la persona.
Un artista, ha anche la responsabilità morale di non voltarsi dall’altra parte quando il mondo esplode.
La retorica del “cantante non deve fare politica” è una delle più comode che esistano. Ma la storia della musica, quella vera, è piena di artisti che hanno fatto esattamente il contrario: hanno disturbato, preso posizione, spaccato il pubblico in due.
Levante non è nuova a questo. Ha sempre parlato di femminismo, diritti, violenza, corpo, identità, potere. Lo ha fatto quando non era conveniente, quando non portava like, quando non era “cool”.
Il paradosso è che chi la accusa di “politicizzare la musica” è lo stesso che, nei commenti, usa un linguaggio violento, ideologico, polarizzato. Restare neutrali è una scelta. Tacere è una forma di complicità con lo status quo.
Levante, invece, sceglie di non mettere la testa sotto la sabbia. Sceglie di esporsi sapendo che verrà massacrata, sceglie di perdere pezzi di pubblico pur di restare allineata con quello che pensa, non sta cercando consenso. Sta esercitando la libertà di dire quello che pensa. E oggi, più che mai, è esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare da un’artista: non silenzio e neppure prudenza, ma responsabilità.
Seguo Levante da anni e si è SEMPRE esposta…è stata una delle poche cantanti a prendere posizioni nette in un mare di indifferenza ancor prima di Sanremo. Non mi venite a parlare di esibizionismo o visibilità perché siete solo ridicoli.
— (@miriammiyy) January 25, 2026
