Mark Latham, deputato australiano condannato a pagare 100.000 dollari per un tweet omofobo

Oltre ai 100.000 dollari di risarcimento dovrà anche pagare le spese legali, pari a 140.000 dollari. Destinatario dell'insulto il collega Alex Greenwich.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Mark Latham, deputato australiano condannato a pagare 100.000 dollari per un tweet omofobo - Mark Latham vs. Alex Greenwich - Gay.it
Mark Latham e Alex Greenwich
3 min. di lettura

65enne deputato australiano, Mark Latham, ex leader dell’Australian Labor Party e oggi parlamentare di One Nation, è stato condannato a pagare 100.000 dollari al deputato Alex Greenwich, dopo che un Tribunale Civile e Amministrativo del Nuovo Galles del Sud ha stabilito che un post da lui pubblicato ha costituito diffamazione illecita basata sull’orientamento sessuale.

La sentenza si aggiunge a una precedente decisione della Corte Federale che aveva giudicato lo stesso post come diffamatorio, con Latham già condannato a coprire le spese legali di Greenwich, pari a 140.000 dollari. Il tribunale ha descritto il commento originale di Latham come talmente estremo che la maggior parte dei media australiani si erano rifiutati di condividerlo.

Mark Latham vs. Alex Greenwich, in Australia l’omofobia si paga

Mark Latham, deputato australiano condannato a pagare 100.000 dollari per un tweet omofobo - Mark Latham vs. Alex Greenwich in Australia lomofobia si paga - Gay.it

Il caso ha origine nel 2023. Alex Greenwich, apertamente gay, definì Latham “un essere umano disgustoso“, come risposta all’attacco subito da manifestanti pro-LGBT fuori da una chiesa in cui Latham stava tenendo un discorso riguardante “la libertà religiosa, i diritti dei genitori, l’istruzione scolastica e la protezione delle scuole [non governative] dall’attivismo dell’alfabeto”. Latham rispose scrivendo un tweet in cui affermava che il sesso anale tra uomini era “disgustoso“, in termini universalmente condannati come offensivi e provocatori, persino dai suoi stessi avvocati in tribunale, i quali dichiararono che, sebbene il tweet fosse “offensivo, volgare e scurrile”, non era diffamatorio. Ma Latham scrisse, testualmente:  “Disgustoso? Come si può confrontare con l’infilare il caz*o nel culo di un tizio e ricoprirlo di merd*?”.

Travolto dalle critiche Latham cancellò il tweet ma si rifiutò di scusarsi, con Greenwich, nel frattempo sommerso da insulti, minacce e messaggi d’odio, che lo definì “inadatto alla carica” e decise di denunciarlo per diffamazione. Le prove presentate al tribunale hanno dimostrato la gravità di quel tweet, con uno psicologo che ha confermato come Greenwich soddisfacesse i criteri per il disturbo da stress post-traumatico.

“I commenti del signor Latham miravano a ridurre la mia identità a un atto sessuale e a insinuare che io rappresentassi un pericolo per i bambini”, ha dichiarato Greenwich durante il processo. “I commenti del signor Latham hanno compromesso la mia capacità di partecipare a grandi raduni per timore che le persone mi facciano domande sul signor Latham o che mi aggrediscano fisicamente”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Il tribunale ha respinto la tesi di Latham secondo cui non fosse responsabile delle reazioni negative nei confronti di Greenwich, stabilendo che i suoi commenti hanno direttamente alimentato l’ondata di ostilità. Greenwich ha accolto con favore la decisione, definendola un momento storico per la tutela della comunità LGBTQ+, sottolineando come le figure pubbliche non possano utilizzare le piattaforme online per diffondere retorica dannosa senza subirne le conseguenze. Latham, dal canto suo, non ha mostrato alcun segno di cedimento, criticando la sentenza e annunciando l’intenzione di presentare ricorso. Il tribunale gli ha inoltre ordinato di rimuovere qualsiasi ulteriore contenuto diffamatorio e di astenersi dal rilasciare dichiarazioni simili in futuro.

Via social, Greenwich ha così festeggiato la sentenza: “Abbiamo appena vinto la nostra storica causa per diffamazione omofoba e molestie sessuali sul lavoro contro Mark Latham per commenti online che presero di mira me e il mio orientamento sessuale. Ci è stato riconosciuto il massimo risarcimento danni e il rimborso delle spese legali. Ci sono voluti 3 anni e ha comportato un grande sacrificio personale, ma questa sentenza rende il Nuovo Galles del Sud e il mio luogo di lavoro un posto più sicuro per le persone LGBTQ+. Sono profondamente grato al mio team legale, composto da Nick Stewart, Prue Bindon e tutto lo studio legale Dowson Turco Lawyers, per il loro instancabile lavoro. Grazie al mio team, alla mia famiglia, a mio marito, ai miei amici e ai miei colleghi per il vostro incredibile supporto“.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.