Matthew Shepard, uno dei suoi due assassini ha chiesto la scarcerazione. Negata

26 anni fa Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson torturarono, legarono ad un palo e bruciarono il 21enne omosessuale, sconvolgendo l'America.

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Quasi 26 anni fa, era il 7 ottobre del 1998, Matthew Shepard conosceva in un bar di Laramie due ragazzi, chiedendo loro un passaggio. Fu la sua fine. Matthew, 21enne studente gay del Wyoming che amava il teatro e studiava italiano e tedesco, venne ritrovato il 12 ottobre dopo giorni e giorni di ricerche con una grave ferita alla testa, che andava dalla nuca fino all’orecchio destro. Un danno celebrale che impediva al corpo di regolare il battito, la respirazione e la temperatura corporea. Dozzine di lesioni erano sparse in tutto il corpo, in particolare sul collo, sul volto e alla testa. Il suo viso era totalmente ricoperto di sangue. I due aggressori lo legarono a un palo e lo lasciarono lì, ancora vivo. Dopo 18 ore un ciclista lo notò per caso e chiamò i soccorsi. I medici non poterono far altro che ricoverarlo in rianimazione, ma operarlo era fuori discussione. Alle 00:53 del 12 ottobre, il suo cuore smise di battere.

Quel brutale omicidio sconvolse l’America e il mondo intero. Nel giro di poche settimane la polizia arrestò i due responsabili: Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. Gli agenti, durante una perquisizione, trovarono nelle case dei due balordi la carta di credito e le scarpe di Matthew, oltre a un’arma con tracce del sangue del ragazzo. Nel corso del processo i legali dei due assassini cercarono di utilizzare la carta del panico gay, dettato da presunte avances di Shepard nei loro confronti. Il panico gay è un’arma che solitamente usava la difesa, che prevedeva di attribuire agli accusati una temporanea infermità mentale e contemporaneamente colpevolizzare la vittima. Non ha mai funzionato. Nemmeno in questo caso. McKinney e Henderson vennero dichiarati colpevoli e la pena fu esemplare: 2 ergastoli per ognuno. Niente possibilità di uscita per buona condotta. La famiglia Shepard si oppose quando si iniziò a parlare di pena di morte. “Stiamo offrendo la sua vita in memoria di uno che non vive più”, avevano affermato i genitori, Judy e Dennis.

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Ebbene 26 anni dopo quel brutale omicidio Russell Arthur Henderson, oggi 47enne, ha ufficialmente chiesto di essere scarcerato al Wyoming Board of Parole. La richiesta di commutazione della pena può essere effettuata dai detenuti del Wyoming che hanno scontato 10 o più anni di carcere.

All’epoca i due assassini sostennero di aver inizialmente pianificato di derubare Shepherd, dopo che lui si era avvicinato ad entrambi al Fireside Lounge di Laramie. Finirono per torturarlo con il calcio di una pistola, gli diedero fuoco e lo lasciarono morire, mentre era ancora in vita, al freddo. Per evitare la pena di morte i due assassini accettarono l’ergastolo senza la possibilità della libertà vigilata.

Ora, la Wyoming Board of Parole ha precisato a The Advocate che “ha tenuto un’udienza sulla richiesta di commutazione di Russell e si è rifiutaao di inoltrarla al governatore”.

Henderson avrà diritto a un’altra petizione di commutazione tra cinque anni, secondo quanto riportato dalla direttrice della commissione per la libertà vigilata Margaret White, che si è rifiutato di rivelare se ne avesse già presentata una in precedenza. Secondo quanto riportato da The Advocate, lo stesso Henderson aveva presentato un’istanza nel 2004, con il suo avvocato che sottolineò come il suo cliente non fosse stato adeguatamente informato delle sue opzioni di appello dopo la dichiarazione di colpevolezza.

Il brutale omicidio di Matthew Shepard portò per la prima volta la piaga dell’omofobia in tutte le case d’America, fino al voto di una legge ad hoc, il Matthew Shepard and James Byrd Jr Hate Crimes Prevention Act, firmato da Barack Obama nel 2009.

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