‘MI USANO PER FARE SESSO’

Scrive un lettore, colpito da altre lettere con problemi simili ai suoi: "Mi son commosso quando hai detto che si può sognare una relazione con eros e amore insieme".

'MI USANO PER FARE SESSO' - leo10 10 04 - Gay.it
5 min. di lettura

Carissimo dottor Iaculo,
ho 26 anni, ti seguo da un po’ e mi piace molto quello che scrivi. Leggendo quanto ti scrivono gli altri a volte nasce in me il desiderio di poter contattare alcuni che mi colpiscono particolarmente, di poter parlare con loro, e non so mai come fare.
Mi hanno interessato soprattutto le lettere di Emanuele, di 25 anni, “Non accetto il mio corpo“, dell’11 luglio 2004, e di Flavio, “Vergine a 30 anni“, del 29 giugno 2004. Entrambi questi ragazzi sono accomunati a me da un vissuto importante: la verginità. Le risposte che hai dato loro sono indirettamente servite tanto anche a me… tuttavia rispetto alla verginità io non ho ancora trovato un ragazzo con cui poter parlare della cosa con serenità, perciò mi sono risolto a chiedere aiuto a te.
Mi sono commosso quando hai detto che il sogno di sesso, non disgiunto dall’affettività, all’interno di una relazione, è una cosa legittima e nobile. Purtroppo tutti tentano invece di usarmi per far sesso e basta, e a volte io mi sento sbagliato.
Mi rendo conto che questa non è una rubrica per contatti, ma il mio problema e più triste di quanto non sembri, e mi blocca nonostante i consigli che ho cercato di trarre dai tuoi scritti… Vorrei poter parlare con un ragazzo vergine, per non vergognarmi a priori. Se potessi fare una eccezione e mettermi in contatto con Flavio ed Emanuele, ti sarei molto molto grato.
Ti ringrazio comunque, e complimenti per la tua rubrica.
Grazie ancora
Pietro

Sono intanto felice, caro Pietro, che le cose che scrivo su questa rubrica ti risultino almeno in parte utili e suscitino il tuo interesse. Per quanto riguarda la possibilità di metterti in contatto con utenti che hanno già scritto e ai quali ho dato una risposta, credo proprio di non poterti aiutare. Tutte le volte che mi viene girata una lettera, in rispetto alle norme sulla tutela della privacy, il nome e alcuni dati anagrafici dello scrivente vengono da me (così come penso da qualsiasi professionista faccia consulenze on-line) regolarmente modificati. Anche il tuo nome è stato cambiato nell’accingermi a risponderti, per gli stessi motivi. Esistono normative precise e severe in materia, che non mi consentono di accogliere la tua richiesta.
In ogni caso penso che esistano numerosi “Emanuele” e “Flavio”. Magari sono lì, molto più vicini a te di quanto tu possa pensare. Se solo tu uscissi dalla tua solitudine e provassi a guardarti intorno, a non vergognarti di come sei! Come ho già scritto ad altri, è importante che ognuno provi ad accettare ed affermare ciò che è, le proprie peculiarità, il proprio percorso esistenziale. La tua inesperienza erotica e la tua verginità, i tuoi valori e i tuoi desideri, la tua esigenza di condivisione e comprensione, coperti dalla timidezza, potranno apparire ad alcuni come un limite, ad altri come una risorsa e una ricchezza. Si tratta di indirizzarti nella giusta direzione.
La vergogna è un sentimento legato all’area più intima delle emozioni, delle debolezze e fragilità personali. È il timore di mostrarsi e di apparire inadeguati agli occhi degli altri, specie degli altri per noi affettivamente significativi. A volte la vergogna si disegna quale stato d’animo connesso all’idea di dover mantenere a tutti i costi, nelle relazioni, standard qualitativi elevati. Come dover promettere eterna felicità e pienezza all’altro, sapendo in realtà, intimamente, già in partenza, di non poterlo fare. È una forma di disagio emozionale e sociale, che è possibile cercare di superare concedendosi di “perdere la faccia”, di recuperare in spontaneità e naturalezza. Potrà sembrarti una cosa un po’ buffa, ma potresti immaginare di affacciarti al balcone di casa o di scendere in strada e di urlare a tutti: “Ebbene sì! Sono vergine! Non ho mai scopato con nessuno!”, cercando poi di respirare un po’ nell’ansia e nella vergogna che inevitabilmente ti capiterà di sentire al solo pensiero di farlo. Potresti in alternativa provare a farlo davvero, con qualcuno di cui ti fidi, ed anche lì iniziare a saggiarti come uno che si può aprire al mondo malgrado l’ansia, l’imbarazzo, la vergogna, la percezione di un limite personale!
Non dimentichiamo inoltre che il sentimento della vergogna è spesso annodato alla sessualità. Proprio lì dove dovrebbero imperare la più assoluta naturalezza e autenticità, ci viene insegnato precocemente – a dispetto di tutte le avvenute “rivoluzioni sessuali” – che di certe cose non si parla. Figuriamoci se in ballo vi è poi l’omosessualità! Chiediti perciò se nel tuo timore di parlare di come sei – un giovane uomo che non ha ancora avuto esperienze sessuali -, nella scelta di non fare sesso se non con uno che veramente ti ami e ti rispetti (nessuno potrà mai farlo purtroppo se non con limiti ed errori!), non possa incidere un imbarazzo più profondo, un certo grado di rifiuto per la tua identità di maschio omosessuale.
In uno dei libri più noti e belli a tematica gay, Camere separate di Pier Vittorio Tondelli (Bompiani, 1989), vi sono delle pagine intense sulla fisicità e l’erotismo come moventi di base nel processo di avvicinamento e conoscenza reciproca dei due protagonisti, Leo e Thomas. Quando Leo vede per la prima volta Thomas ad una festa ne avverte la presenza “come un respiro di tenerezza in cui desidera essere compreso al più presto” (p. 19) – e si parla immediatamente di respiro, di corporeità -, Leo poco prima “ha sfiorato Thomas, che ancora era al pianoforte, sulla spalla e lo ha ringraziato della sua presenza con un sorriso” (ibid.). Sfioramento, sorrisi, sguardi, fisicità…
Ed eccoci, dopo poche pagine del libro, al primo incontro intimo della coppia che si sta formando: “Leo sfiora con le dita il collo di Thomas, risale verso l’orecchio e l’attaccatura dei capelli. Chiude gli occhi e un sorriso di pace gli distende le labbra. (…) Leo è reclinato su Thomas, lo sta baciando, sfiorando con le labbra su ogni parte del viso. L’abbraccio è sempre più stretto nella ricerca di un contatto totale. I sessi si scontrano in una schermaglia ancora imperfetta, trattenuta dagli abiti, indistinta. Da quanto tempo Leo non sentiva più accanto a sé la presenza di un desiderio forte e impellente come questo? L’odore di un ragazzo, dei suoi capelli, del sudore leggero delle sue spalle, i movimenti di un corpo abbandonato fra le sue braccia forti, i fremiti di una muscolatura a contatto delle sue grandi mani? Thomas gli sta offendo tutto questo con una disponibilità interiore che Leo avverte vibrante e adulta” (p. 31).
Come vedi, nell’incontro tra i nuovi amanti arriva e si manifesta forse prima il contatto di due corpi che si cercano e desiderano, ma insieme, inevitabilmente, si realizza il contatto di due anime. Il corpo e la psiche non possono arrivare a imbattersi nell’altro in momenti diversi (se non in presenza di seri disturbi psicologici), “vanno sempre insieme”. E questo tipo di incontro armonioso, questa danza, può avvenire perché Thomas ha saputo riconoscere Leo, e perché Leo ha saputo aspettare, ha imparato a sentirsi, è a casa nel suo corpo, sa che la sessualità è una forma di conoscenza profonda ed intima dell’altro, ha incontrato già altri corpi e altri amori, ha appreso a percepire nel suo sé-corpo quei segnali che gli dicono che Thomas ha l’aspetto, il corpo, gli umori, il sorriso, le forme, l’odore, il sesso dell’amore desiderato.
Giuseppe Iaculo

di Giuseppe Iaculo

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