Arrivata 78esima alla 15 km del biathlon individuale femminile di Milano Cortina 2026, Shilo Rousseau ha comunque vinto la sua Olimpiade invernale. Quella dell’Orgoglio, rivendicato contro tutto e tutti.
Il fucile rainbow di Shilo Rousseau alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026
L’atleta canadese ha infatti gareggiato con l’impugnatura della sua carabina decorata con i colori della bandiera arcobaleno, in omaggio alla sua identità LGBTQIA+. A scriverne è OutSports. “La visibilità dell’arcobaleno significa molto per me ed è importante poter rappresentare chi sono in modo autentico“, aveva precedentemente precisato Rousseau. “Essere orgogliosa di ciò che sono non è stato un percorso facile o veloce, e sono davvero orgogliosa di quanta strada abbia fatto”.
Lo scorso dicembre quel fucile foderato di rainbow era stato messo sotto esame dall’Unione Internazionale di Biathlon, quando un funzionario intimò Rousseau di coprire quella bandiera, perché a suo dire violava la politica dell’Unione sulle cosiddette “dichiarazioni politiche“. Alle Olimpiadi esiste la Regola 50, che proibisce qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o etnica. È il motivo per cui allo skeletonista Vladyslav Heraskevych è stato vietato di gareggiare con un casco decorato con le immagini degli atleti ucraini uccisi durante l’invasione russa. Ma una bandiera rainbow si può considerare “dichiarazione politica”?
Chi ha paura di una bandiera rainbow?
“Mi ha colto di sorpresa, perché stavo solo cercando di esprimere la mia identità e il mio sostegno, e di portare consapevolezza e visibilità alla comunità LGBTQ”, disse Rousseau. Ne è seguita una discussione che ha coinvolto Biathlon Canada, l’Unione Internazionale di Biathlon (IBU) e un’organizzazione indipendente, la Biathlon Integrity Unit (BIU), istituita dall’IBU, per garantire che lo sport sia un luogo sicuro e inclusivo per tutti.
“Non sembrava una dichiarazione politica“, replicò a fine dicembre Clayton Whitman, responsabile di Biathlon Canada. “È l’espressione dell’identità di Shilo. “Penso che sia davvero significativo”. “Shilo è un grande modello… è orgogliosa della sua identità ed è orgogliosa di esporre la bandiera del Pride sul calcio del suo fucile in modo ben visibile”.
A seguito dell’incidente, l’Unione Internazionale di Biathlon ha deciso di modificare le proprie politiche, come riportato da CTV News: “La BIU sta attualmente esaminando il rispettivo paragrafo del nostro regolamento per fornire chiarimenti e rassicurare atleti e funzionari sulle normative in vigore“, dichiarò Christian Winkler, direttore della comunicazione della BIU. “Il nostro obiettivo è distinguere più chiaramente cosa sia una dichiarazione politica da cosa non lo sia, per garantire il miglior supporto agli atleti, mantenendo al contempo le dichiarazioni politiche fuori dal campo di gioco”.
Alla fine il via libera all’impugnatura rainbow di Rousseau è arrivato, tanto dall’aver portato il medesimo fucile a Milano Cortina. 25 anni, Shilo ha gareggiato anche nella gara sprint di 7,5 km, proprio il giorno di San Valentino, arrivando 80esima.
“Sapere di far parte di una comunità più ampia di atleti LGBTQ+ mi aiuta a sentirmi meno sola e ancora più motivata a essere orgogliosa di me stessa“, ha aggiunto Rousseau, atleta di biathlon dall’età di 12 anni oggi felicemente fidanzata con Anna Sierra. “Il mio fucile rainbow mi fa sentire orgogliosa di me stessa e mi dà la carica, voglio solo scendere in campo e competere al meglio delle mie capacità, dimostrando alla gente che si può essere esattamente se stessi, e questo è sufficiente”. È stimolante vedere così tante di noi rappresentare la propria identità con orgoglio e senza scuse”.


