Una presa di posizione netta, ufficiale. Per la prima volta da quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha reintrodotto i test genetici per la categoria femminile, c’è chi ha sollevato “preoccupazioni” in merito all’annunciata e criticata procedura.
Le giocatrici della nazionale femminile di pallavolo degli Stati Uniti, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Parigi del 2024 dietro l’Italia nonché medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino del 2021, si sono infatti espresse dopo essersi conformate alla normativa che impone a tutte le atlete che desiderano partecipare alle Olimpiadi nella categoria femminile di sottoporsi a uno screening per il gene SRY. Ne dà notizia OutSports.
Test genetici per le Olimpiadi del 2028, attacco al CIO
Visualizza questo post su Instagram
La squadra ha rilasciato una dichiarazione, ripresa su Instagram in collaborazione con USA Volleyball, in cui definisce gli screening “invasivi” e poco trasparenti in termini di privacy medica. Pur confermando di aver rispettato pienamente i requisiti per i test SRY imposti dalla FIVB, la squadra statunitense ha formalmente espresso profonda preoccupazione riguardo al processo, all’attuazione e alle implicazioni di tale politica per i diritti delle atlete.
“Il CIO ha ordinato i test genetici per tutte le atlete che vogliano partecipare agli eventi olimpici”, si legge nel comunicato stampa. “Le atlete della Nazionale femminile USA hanno rispettato i requisiti per i test SRY amministrati dalla FIVB. Tuttavia, ci sentiamo costrette ad esprimere formalmente le nostre significative preoccupazioni sia sul processo che sull’attuazione di questa politica. Come atlete donne, ci è stato chiesto di sottoporci a test biologici invasivi senza sufficiente trasparenza sulla gestione di informazioni genetiche profondamente sensibili. Al momento dei test, le atlete non erano state chiaramente informate dove saranno conservati questi dati, chi vi avrà accesso, come saranno protetti, per quanto tempo saranno conservati, o quali limitazioni esistono per quanto riguarda il suo utilizzo futuro. Siamo altrettanto turbate dalla mancanza di un indipendente processo di ricorso chiaramente definito in caso di accertamenti contestati o falsi positivi. Qualsiasi politica che comporti conseguenze così gravi deve includere protezioni trasparenti e procedure di conferma e salvaguardia della difesa delle atlete. La natura di questo mandato ha messo le atlete in una posizione impossibile: sottoporsi a screening genetico invasivo o rischiare di perdere l’opportunità di competere nello sport e nella professione a cui abbiamo dedicato la nostra vita. Questa non è una dinamica che sembra collaborativa. informata, o incentrata sulle atlete. Questa affermazione non riguarda la resistenza alla responsabilità o il rifiuto di conformità. Si tratta di affermare che le atlete meritano gli stessi standard di privacy medica, correttezza procedurale, trasparenza e dignità attesi in qualsiasi ambiente professionale che coinvolga la salute e le informazioni genetiche sensibili. Sebbene la FIVB abbia da allora risposto ad alcune delle domande poste, riteniamo che le preoccupazioni riguardo a questo processo statunitense siano legittime e meritevoli di un serio impegno. Le atlete dovrebbero essere parte della conversazione e della costruzione di nuovi Svstem sin dall’inizio, non essere affrontate con silenzio, ambiguità, o pressione per ottemperare senza domande. Continueremo a sostenere tutele più chiare, comunicazione e processi equi per tutti le atlete”.
L’ossessione transfobica colpisce i corpi di tutte le donne
La reintroduzione dei test genetici per tutte le atlete che vorranno partecipare alle Olimpiadi è stata decisa dal CIO il 26 marzo scorso, in modo tale da vietare la presenza di tutte le atlete trans. L’annuncio del CIO stabiliva che le atlete risultate positive al test per il gene SRY, tipicamente responsabile dello sviluppo di caratteristiche fisiche maschili, non potranno partecipare alla categoria femminile, salvo in rare e specifiche circostanze. Tra queste la Sindrome da Insensibilità Androgena Completa (SAD), rara condizione genetica in cui individui con cariotipo 46,XY (maschile) presentano una mutazione del recettore degli androgeni, previa ulteriore valutazione. In un documento FAQ aggiornato, pubblicato il 22 maggio, il CIO sottolinea che tali casi sono “estremamente rari” nello sport e che spetterebbe poi all’atleta decidere se sottoporsi o meno a ulteriori accertamenti. Il CIO ha presentato la propria politica come una soluzione equa, dopo anni di controversie e dibattiti sull’inclusione delle donne transgender nello sport femminile, affossando l’appello pubblico di oltre 70 organizzazioni che hanno ricordato come i test di verifica del sesso danneggino tutte le donne, nessuna esclusa. Dinanzi a Los Angeles 2028, Olimpiade firmata Donald Trump, la neo presidente Kirsty Coventry ha puntato tutto sull’esclusione totale, seppur in tutta la storia olimpica solo un’atleta dichiaratamente trans sia riuscita a gareggiare, ovvero la neozelandese sollevatrice di pesi Laurel Hubbard, eliminata al primo turno a Pechino.
Nel 1996, dopo i Giochi Olimpici di Atlanta, il CIO votò per interrompere i test di verifica del sesso in quanto scientificamente ed eticamente ingiustificabili, poiché si trattava di un test impreciso per determinare sia il sesso che un eventuale vantaggio atletico degli atleti coinvolti, causando loro un danno considerevole. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, UN Women, l’Associazione medica mondiale, l’Associazione medica degli Stati Uniti e più recentemente un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno condannato i test di verifica del sesso e gli interventi medici non necessari in quanto discriminatori, non etici e dannosi.
Andrea Florence, Direttrice Esecutiva della Sport & Rights Alliance, organizzazione che lavora per garantire che gli organismi sportivi, i governi e le altre parti interessate contribuiscano a creare un mondo dello sport che protegga, rispetti e soddisfi gli standard internazionali in materia di diritti umani, diritti del lavoro, benessere e tutela dei minori e lotta alla corruzione, ha parlato di “catastrofica erosione dei diritti e della sicurezza delle donne“, in relazione ai test genetici. “Il controllo del genere e l’esclusione danneggiano tutte le donne e le ragazze e minano proprio quella dignità e quell’equità che il CIO sostiene di difendere. Le nostre preoccupazioni sono aggravate dal fatto che, allo stesso tempo, il CIO sembra voler ridurre gli investimenti su infrastrutture sportive sicure che forniscono a donne e ragazze una protezione efficace”.
Ma il CIO ha deciso la loro reintroduzione, pur di accontentare Trump e la sua ossessione transfobica, ribaltando completamente il Quadro 2021 dello stesso CIO su equità, inclusione e non discriminazione, documento ampiamente rispettato, frutto di ricerche approfondite e del coinvolgimento di oltre 250 atleti ed esperti, che riconobbe la necessità di regole di ammissibilità basate su prove scientifiche, specifiche per lo sport e rispettose dei diritti. 5 anni dopo è cambiato tutto, con il ritorno di test 30 anni or cancellati. E subito criticati dalle pallavoliste d’America, prime atlete a infrangere il muro del silenzio prendendo una decisa posizione.

