Cantautrice di origini romane, musicista e performer dallo stile personale e riconoscibile, Mille è una delle voci più interessanti della musica italiana contemporanea.
Dopo aver pubblicato “Il tempo, le febbri, la sete”, torna il 30 maggio con il nuovo singolo “C’est Fantastique”, entrambi anticipazioni del disco “Risorgimento”, atteso per l’autunno.
Il suo universo sonoro è un mix ironico e viscerale di pop, indie ed elettronica, tenuti insieme dalla velata nostalgia vintage di una voce magnetica: roba rara, visto lo scenario alquanto omologato degli ultimi tempi.
In questa intervista a Gay.it, ci ha raccontato il senso del suo nome d’arte, il legame profondo con la scrittura e l’ironia, il rapporto con la comunità LGBTQIA+ e l’amicizia indissolubile con Unbertoprimo, che l’accompagna da sempre anche nella sua crescita artistica.
E non mancano anticipazioni sul tour estivo e sul sogno – ancora vivo – di trasformare la musica in un rito collettivo di sincerità.
Buona lettura!

Ironica, vera: il mondo musicale di Mille
Partiamo dal tuo nome d’arte: “Mille”. Sembra quasi una moltiplicazione di possibilità, di identità, di lati di te. Qual è il volto che ami di più mostrare sul palco e al tuo pubblico e quale, invece, tendi a proteggere nel privato?
“Una moltiplicazione di possibilità è una definizione che mi piace molto, quindi grazie… me la prendo. Devo dire che mi ci sento, nel senso che mi do la possibilità di essere tantissime cose, ma queste cose sono le stesse che mi porto sia sul palco sia fuori dal palco.
Quando scrivo le canzoni, non invento nulla, prendo letteralmente spunto dalle cose che vivo, non credo di avere segreti che mantengo per me. Certo, la vita privata non interessa quando salgo sul palco, ma di me porto la mia persona in toto, tutta la mia me fa parte del mio essere cantante quando sono sul palco per un concerto.
È una cosa che mi fa stare bene, mi mette in pace con me stessa: la sincerità che porto sul palco mi sta molto a cuore”.
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Il 14 maggio è uscita “Il tempo, le febbri, la sete”, scritta con il tuo migliore amico Davide Malvi (aka Unbertoprimo), anche produttore del brano insieme ad Alessandro Di Sciullo. Nel pezzo parli di un amore “sparito”, lasciando sospesa una malinconia leggera, ma bruciante. È il fantasma di una storia che ti appartiene davvero, o una nostalgia che potrebbe essere di chiunque?
“La storia di cui parlo ne “Il tempo, le febbri, la sete” è una storia realmente accaduta; quindi, è effettivamente una fotografia di un mio momento preciso, di cui faccio una specie di telecronaca: quando scrivo tendo a mettere nero su bianco totalmente quello che mi succede e quello che mi sta intorno”.

Il tuo stile richiama atmosfere vintage, anche nel look. In un’epoca in cui tutti soffrono di FOMO e corrono per non perdersi niente, tu scegli la lentezza, l’eleganza, il “fuori moda”. Come ci si sente ad essere un po’ retrò oggi?
“I termini “retrò” e “vintage” sono termini che vanno di moda e non sento che siano totalmente congruenti con la mia realtà. Nel senso che, quando mi vesto, non solo sul palco, ma anche fuori dal palco, non uso costumi che appartengono magari ad una determinata epoca storica, mi piace mixare le cose che mi piacciono indipendentemente da quando siano state concepite e create.
E non solo in fatto di moda, ma anche in fatto musicale. Io non faccio musica anni ‘60, ci sono delle reminiscenze e delle cose a cui ho attinto dagli anni ‘60. Così come non faccio musica anni ‘80, ci sono delle cose che mi sono piaciute, che ho messo all’interno delle canzoni e della produzione che faccio in studio.
Quindi mi piace distinguere queste cose, mi piace conoscere tutte le cose belle che sono state fatte negli anni e poi faccio opera di discernimento, in un’epoca in cui credo che ognuno faccia quello che gli pare.
Poi sì, c’è qualcosa che va più in voga in questo momento, ovvero che, numericamente parlando, ci sono più cose che hanno un suono simile, un approccio simile, però decisamente posso dire che non me ne frega niente”.
Il 30 maggio uscirà “C’est Fantastique”, che insieme al brano precedente anticipa il tuo disco Risorgimento, in arrivo in autunno. In questa nuova canzone canti con ironia la fatica di vivere: “La gente non scopa, non dorme e arriva stanca al 27”. Cos’è l’ironia per te?
“Per ironia, attraverso il quale io mi esprimo su base quotidiana, è il mezzo attraverso il quale io comunico con il mondo e con quelle persone che mi stanno accanto. Spesso il mio aspetto anche dolce non è sufficiente per edulcorare alcune cose pesanti e quindi l’ironia mi permette di stare in pace con me stessa quando dico una cosa, e di stare in pace anche con l’altra persona quando questa persona riceve questa cosa. È il mezzo attraverso il quale io vivo nella società senza dover ricorrere all’Himalaya”.
Che rapporto hai con la comunità LGBTQIA+?
“Il mio rapporto con la comunità LGBTQIA+ è un rapporto che si basa sulla semplice e banale convivenza. Ne faccio parte e non è basato su dichiarazioni di intenti e su slogan sbandierati… molto semplice”.

Com’è stato lavorare con Fedez a X Factor? (E, domanda extra: rifaresti quel percorso?)
“L’esperienza ad X Factor è stata stupenda, ci mettevano a disposizione un parco giochi incredibile, un luna park della musica. Fedez ci ha sempre assegnato dei brani interessanti che non erano spesso noti al grande pubblico: portare gli Arctic Monkeys 10 anni fa, sul palco, in prima serata in una trasmissione televisiva non era scontato e quindi devo dire che… sì tornando indietro la rifarei senza dubbio”.
Hai portato con te un pezzetto dei Moseek nella tua carriera solista. Con Davide Malvi, che era anche il batterista del gruppo, oggi condividi un’intesa artistica forte. Com’è cambiata la vostra alchimia da allora? Cosa ti sei portata dietro da quel progetto, e cosa invece hai lasciato andare?
“Davide Malvi aka Unbertoprimo (attenzione alla “N”), è il mio migliore amico da 18 anni. Inizialmente lui era il batterista col quale suonavo, poi è diventato l’autore con il quale ho iniziato a scrivere le canzoni in italiano, è diventato un autore, è un produttore anche per altri artisti, e insieme produciamo le canzoni che fanno parte del mio repertorio.
Ha fatto parte anche dell’entourage col quale lavoro non solo sull’aspetto musicale, ma anche manageriale e la nostra amicizia insegna tantissimo perché nel tempo ci siamo sempre reinventati, rivoluzionati e riconosciuti.
Un’amicizia così è un fatto raro e mi ritengo anche fortunata perché posso dire a gran voce che siamo due persone estremamente intelligenti perché ci siamo sempre rispettati nelle nostre diversità e nei nostri cambiamenti.
Questo rappresenta proprio la frase: “chi trova un amico trova un tesoro”, io sono miliardaria sotto questo punto di vista”.
A giugno parte il tuo tour. Puoi spoilerarci qualcosa? Cosa ti immagini di restituire al tuo pubblico, sera dopo sera?
“A breve parte il tour, iniziamo l’allestimento tra poco. Devo dire che sono veramente emozionata perché la banda si è espansa e si è allargato anche tutto il resto della ciurma, ovvero le persone con le quali lavoro e devo dirti che vedo un futuro radioso. Quello che posso dire è che mi prendo tutto il buono che riesco a prendere e vorrei restituire tutto l’affetto che ricevo quando vado a suonare in giro, perché non è cosa scontata e perché è un po’ ogni volta la realizzazione del sogno di una vita”.

