E adesso chi glielo dice a certi sudamericani mondalisti che pensavano di aver trovato in Robert Francis Prevost un ideale ponte di continuità aperturista con il papato del mai troppo pianto Papa Francesco? Con l’elezione di Papa Leone XIV, gran parte degli attivisti LGBTQIA+ nel Sud globale sembra aver adottato un atteggiamento di cauta attesa. L’attenzione è massima, ma tra chi lo ha conosciuto da vicino – come in Perù, dove è stato vescovo per anni – prevale un moderato ottimismo: ci si augura che almeno possa eguagliare il tono accogliente di Papa Francesco, pur senza aspettarsi svolte dottrinali. Aspettative deluse poche ore fa, quando nel suo primo discorso, Prevost ha fatto sapere che la famiglia è solo tra un uomo e una donna.
Leone XIV chiude alle famiglie non tradizionali: solo un uomo e una donna
Nel suo primo discorso ufficiale da pontefice, Papa Leone XIV ha ribadito una visione tradizionale della famiglia, definendola “società piccola ma vera, anteriore a ogni civile società” e specificando che essa si fonda sull’unione stabile tra uomo e donna. Capito? Un messaggio diretto, pronunciato davanti al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che segna un cambio di rotta rispetto al predecessore Bergoglio. Papa Francesco, pur nel rispetto della dottrina, aveva aperto uno spiraglio di dialogo verso le persone LGBTQIA+, lasciando intendere che anche altre forme di convivenza potessero essere accolte nella comunità ecclesiale.
Leone XIV, invece, riafferma il modello eteronormativo, legando il concetto di famiglia non solo alla procreazione, ma anche al sostegno politico e sociale da parte delle istituzioni. Immaginiamo già di quali istituzioni melon-trumpiane si parli. Parole che infatti nell’Italietta dei presepi e dei tinelli subito hanno visto il gaudio e il plauso di Massimo Gandolfini, leader del Family Day, che ha commentato: “È stato riaffermato cos’è davvero la famiglia”.
Eppure, proprio mentre il Papa invoca la tutela della dignità dei più fragili – dal nascituro all’anziano, dal malato al migrante – resta il silenzio su chi, nella Chiesa, continua a essere considerato fuori norma: le persone LGBTQIA+, le coppie omogenitoriali, le famiglienonriconosciute. Nessun accenno alla lotta contro l’omobitransfobia, nonostante la ricorrenza internazionale del 17maggio (qui la mattanza degli ultimi 12 mesi in Italia).
Se sul piano della diplomazia e della pace Leone XIV riprende l’eredità di Francesco, promuovendo dialogo e disarmo, sui diritti civili il pontificato si apre sotto il segno dell’esclusione. Messa già col sorriso, sia chiaro. E con quell’eleganza sorniona, tutta americana. La chiamano “soft power”. Per ora, l’unico “nuovo inizio” visibile è quello di un ritorno al passato. Ma torniamo ai nostri amici sudamericani e statunitensi, così speranzosi di cavare una qualche benedizione dalle acquasantiere miliardarie di santa madre Chiesa di Roma. Poveracci.
Perù: la speranza per un cambiamento di tono
Esteban Rioseco, sul Washington Blade, riporta le parole di George Hale, direttore del gruppo di advocacy Promsex (Centro de Promoción y Defensa de los Derechos Sexuales y Reproductivos) con sede a Lima:
“Il fatto che il nuovo Papa abbia vissuto e operato pastoralmente in Perù non è cosa da poco. Leone XIV conosce bene l’ineguaglianza, gli abusi di potere, la religiosità popolare e il dolore di una società segnata da classismo ed esclusione. Il suo sostegno alle vittime dello scandalo degli abusi nella Chiesa ha mostrato una figura coraggiosa, disposta ad ascoltare quando altri tacevano”
Per l’ex deputato apertamente gay Alberto de Belaunde, anche un semplice cambio di linguaggio può avere un impatto:
“Sono cresciuto sotto l’influenza di Giovanni Paolo II e del cardinale Cipriani, noti per una retorica conflittuale. Quando Papa Francesco disse “Chi sono io per giudicare?”, non cambiò la dottrina, ma umanizzò il discorso. E questo conta”.
Al momento, Leone XIV non ha rilasciato dichiarazioni esplicite sulle persone LGBTQIA+. Tuttavia, subito dopo la sua elezione, l’8 maggio, ha affermato che la Chiesa deve essere una realtà missionaria, “sempre pronta ad accogliere con le braccia aperte chiunque abbia bisogno della nostra carità, presenza, dialogo, amore“. Parole che suonano promettenti, ma non bastano a dissipare i dubbi. È inoltre emerso che, sebbene decisamente distante dalla deriva politica statunitense di Trump e Vance, Prevost in passato avrebbe votato sempre repubblicano.
Precedenti ambigui e dichiarazioni controverse
I critici ricordano alcune sue posizioni espresse in passato. Nel 2012, parlando a un gruppo di vescovi, criticò i media occidentali per aver promosso una “simpatia” in contrasto con il Vangelo, menzionando esplicitamente “lo stile di vita omosessuale” e le “famiglie alternative formate da coppie dello stesso sesso e dai loro figli adottivi”.
Inoltre, in continuità con Papa Francesco, si oppose pubblicamente all’introduzione dell’educazione di genere nelle scuole peruviane, sostenendo che “la promozione dell’ideologia di genere è fonte di confusione, perché pretende di creare generi che non esistono“.
Una continuità solo apparente con Papa Francesco
Papa Francesco, nel 2023, scrisse ai cardinali conservatori in difesa della possibilità di benedire coppie dello stesso sesso in casi specifici, affermando che “non possiamo essere giudici che solo negano, respingono ed escludono“.
Ma Leone XIV ha assunto una posizione più ambigua. Come riportato da Time e da un documento del Collegio cardinalizio, nell’ottobre 2024 dichiarò che la questione delle benedizioni andava affrontata a livello locale, con attenzione alle differenze culturali, soprattutto nei paesi dove l’omosessualità è ancora criminalizzata:
“In Africa, ad esempio, esistono ancora paesi dove le persone LGBTQIA+ rischiano la pena di morte. Applicare quel documento lì non è possibile”.
Tra prudenza dottrinale e segnali di apertura

Come riporta Meidas News, molti cattolici LGBTQIA+ e fedeli progressisti nutrono una “speranza cauta”. Si percepisce la possibilità di un ambiente più accogliente, anche se entro limiti dottrinali ben definiti: nessun segnale di apertura, ad esempio, sul matrimonio egualitario o sull’ordinazione delle donne.
E se Leone XIV ha onorato l’eredità di Francesco, restano dubbi sulla sua effettiva disponibilità a proseguire nel cammino di inclusione. Il suo rifiuto esplicito dell’“ideologia gender” e la sua adesione alla linea dottrinale durante il papato di Benedetto XVI alimentano le perplessità.
Le reazioni delle organizzazioni LGBTQIA+ cattoliche in USA
Il gruppo statunitense GLAAD si è detto pronto a collaborare con il nuovo pontefice, proprio come fatto in passato con Francesco. La presidente Sarah Kate Ellis ha dichiarato:
“La Chiesa cattolica si trova sulla soglia di un nuovo capitolo. Con la guida di Leone XIV esiste un’opportunità straordinaria per ispirare miliardi di persone e accogliere la comunità LGBTQIA+ con compassione, dignità e amore. Speriamo di poter costruire su quanto già avviato”
Anche New Ways Ministry, associazione cattolica per l’uguaglianza LGBTQIA+, ha commentato con riserva. Il direttore Francis DeBernardo ha definito “deludente” la dichiarazione del 2012 e ha aggiunto:
“Preghiamo che in questi tredici anni, dodici dei quali sotto la guida di Papa Francesco, il suo cuore e la sua mente si siano aperti maggiormente sulle questioni LGBTQIA+. Restiamo in attesa di segnali”
Sempre DeBernardo:
“La guarigione cominciata con “Chi sono io per giudicare?” dovrebbe continuare fino a ‘Chi sono io, se non un amico delle persone LGBTQIA+?'”
Infine, Dignity USA ha ricordato che le dichiarazioni del 2012 avvennero in un contesto dove l’adesione alla dottrina era rigida e le voci LGBTQIA+ escluse dai vertici ecclesiastici:
“Preghiamo che Papa Leone XIV dimostri ora disponibilità all’ascolto e alla crescita nel suo nuovo ruolo di guida della Chiesa globale”
Michael O’Loughlin, direttore esecutivo di Outreach, organizzazione che supporta i cattolici LGBTQ+, ha interpretato la scelta del nome “Leone” come un segnale positivo, richiamando Papa Leone XIII, noto per il suo sostegno ai diritti dei lavoratori. Il cattolico queer ha dichiarato:
“Dalla scelta del nome che onora un papa impegnato per la giustizia, al suo appello per una Chiesa focalizzata sulla pace e sul dialogo, i primi segnali mostrano che Papa Leone XIV spera di continuare l’approccio pastorale di Papa Francesco”
O’Loughlin ha espresso speranza che il nuovo pontefice possa proseguire nel percorso di inclusività e dialogo avviato dal suo predecessore.

