Mille, la grande canzone italiana è viva e noi siamo innamoratə: intervista

Una voce d'altri tempi con melodie nostalgiche e suoni contemporanei: ecco Mille, che si racconta a Gay.it

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Anima esuberante, velata da un incedere artistico nostalgico. Siamo innamoratə di Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, cantante che si è presentata al grande pubblico con il suo nuovo progetto musicale al concertone del 1 maggio a Roma. Una folgorazione che nessuno ha potuto ignorare.

Dopo aver partecipato a XFactor nel 2015 come voce dei Moseek, Mille ha intrapreso una carriera da solista e ha debuttato con l’EP Quanti me ne dai, che contiene il singolo Giovane distratta. 7 tracce che al primo ascolto scaldano il cuore e mettono in moto il nostro corpo: ascolti Mille e vuoi subito far muovere le anche, poi oscillare la testa e dopo un minuto stai cantando con lei. Mille è riuscita a far ondeggiare all’unisono le melodie nostalgiche della grande canzone italiana degli anni 60-70, con le sonorità contemporanee. Non è un caso, che l’abbiamo inserita nella nostra playlist Pesche e Banane di Maggio (ascolta >).

Mille è un omaggio fresco e sincero al passato, alle grandi voci femminili degli anni Ottanta, da Patty Pravo a Caterina Caselli a Vanoni e Nada, che nelle tracce dell’EP Quanti me ne dai, sembrano trovare una sintesi per il futuro.

In occasione delle prime date live, Gay.it l’ha incontrata a Milano. Mille ci ha raccontato del suo progetto musicale e delle sue ispirazioni. Della scrittura istintiva e del suo nome “garibaldino”.

 

 

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Possiamo chiederti il nome “Mille” come nasce?

In verità il nome Mille è arrivato di getto, perché avevo scritto delle canzoni in italiano. Io vengo da un altro progetto che è parallelo, ma in questo momento non nella mia priorità, che sono i Moseek e ho sempre scritto in inglese. Quando ho iniziato a scrivere in italiano ho cominciato a dire vabbè, mi sa che forse proprio sta nascendo un progetto parallelo, ma come mi chiamo? Non avevo idea. Io mi volevo chiamare Gente, ma già c’era e quindi dopo aver pianto una notte ho detto, come mi posso chiamare? Io avevo scritto diversi racconti e nel titolo c’era sempre la parola “mille” da qualche parte, quindi mi suonava tanto nella testa. Pure un po’ come mi chiamava mio padre, “la garibaldina de casa”, “spedizione dei mille”, “aiuto mamma li turchi”. E quindi ho detto vabbè Mille, non ho fatto una grande ricerca. È stato il secondo primo nome che ho voluto e basta. Poi mi ci sono rivista.

Ci pare di capire che Unberto Primo, con il quale formavi il duo Moseek, sia ancora al tuo fianco in questa tua carriera solista?

Sì io sono con il batterista dei Moseek, Davide, che poi è Unberto Primo. Io e lui siamo eh proprio, pappa e ciccia, culo e camicia. Scriviamo insieme, suoniamo insieme, io abito al secondo piano e lui al quarto dello stesso palazzo. Quindi in verità siamo sempre noi. I musicisti prima erano in tre, poi siamo rimasti in due, ma non è cambiata l’atmosfera di condivisione. È cambiata la sostanza, perché comunque scrivo in italiano e in questo momento storico mi sento di dire che l’italiano è al 100% la mia lingua, molto più dell’inglese.

Sei riuscita a mettere insieme giri melodici nostalgici con arrangiamenti contemporanei: come ci sei riuscita?

In verità non ho fatto un lavoro studiato, nel senso che volevo fare qualcosa che mi piacesse tantissimo e adesso che è uscito e quindi lo posso anche riascoltare in toto ci riconosco poi quelle che sono le influenze, ovvero tutti gli ascolti che ho fatto da sempre. Già da bambina mi informavo perché io volevo scrivere le canzoni e quindi tutto quello che è [l’album, ndr] a livello di sound è il frutto di tutto quello che mi ha anche educata musicalmente, che mi piace ascoltare e non ho mai pensato di fare il ragionamento “Ecco, ci metto questo suono in questo momento”, ma semplicemente ho pensato “Ci metto questa cosa perché mi piace”. Le persone con cui collaboro sono la mia squadra, il mio punto fermo, quindi son coltivate da tanto tempo e siamo tutti anche molto soddisfatti perché posso dire che non ci ho messo, diciamo, il cuore e l’anima solo io, ma tutte le persone che hanno preso parte. E lo stiamo vivendo, quindi, vabbè sì. Non è stata una scelta conscia, volevo solo fare quello che mi piace, anche perché poi sul palco ci vado io. Quindi non potrei mai portare in giro qualcosa che non mi fa stare bene.

 



Ci fai tre o quattro nomi di artisti che sono per te referenze assolute?

Raffaella Carrà, prima di tutto e non solo per la parte musicale, ma anche per la parte artistica. Poi tanti cantautori che mi hanno cresciuta, quindi Lucio Dalla, Ivan Graziani, Venditti tantissimo. Poi ovviamente io, essendo nata negli anni ’80, sono cresciuta con i grandi artisti di quel decennio, e quindi anche tutte le grandi voci femminili che sono per me il punto di riferimento, cioè le maestre alle quali guardare, come Patty Pravo, Ornella Vanoni, Nada, Rita Pavone, Caterina Caselli.

Ci racconti un momento tipo in cui ti metti lì e scrivi canzoni?

Allora c’è questo aggeggio che è il telefono cellulare. Dapprima lo disprezzavo, poi ho dovuto riconoscere che è molto utile, perché ci registro le note vocali, cioè ci sono canzoni che ho scritto acappella e quindi avevo in mente la melodia con le parole. E vedi… non saprei rispondere se c’è prima l’uovo o la gallina, prima il testo o la melodia, perché semplicemente ho dei concetti da dire e li metto in musica. Per esempio Davide ha una bambina e per lei io ho inventato una canzone. Non so se è venuto prima il testo o la musica, serviva un modo per farla sorridere e a me è venuta in mente una rima. E al suo compleanno cantavano tutti questa, non le canzoni di compleanno. Quindi questa cosa è indicativa di come scrivo io, la maggior parte delle canzoni io le ho scritte pensando ad una cosa che mi stava in quel momento a cuore.

Immaginiamo che dal vivo queste canzoni siano meravigliosamente divertenti, da cantare, suonare, ballare: che progetti live hai?

Oggi, giovedì 11 maggio siamo all’Alcazar di Roma, e ci sono già altre sei date tra maggio e giugno, ci sarà una data anche all’estero a Marsiglia. Dal concertone del 1° maggio ci sono arrivate un sacco di richieste. Quindi ci saranno tanti concerti, alcuni in full band, alcuni in trio. E se capiterà l’occasione, anche con la mia chitarra elettrica rosa (ride).

 

 

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