Milo Miles è un pornodivo gay colombiano da 36.000 follower su OnlyFans, oltre 340.000 su X e oltre 21.000 su Instagram, fermato in aeroporto ed espulso dagli USA. Miles aveva in programma di volare da Toronto, dove vive, a Las Vegas, per prendere parte alla serata di premiazione dei GayVN Awards, ma è stato trattenuto alla dogana statunitense per oltre otto ore con successivo divieto di ingresso nel Paese per 10 anni.
L’incubo vissuto da Milo Miles
“È stato il giorno peggiore e più doloroso della mia vita“, ha confessato Miles a LGBTQ Nation. “Mi è stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti per 10 anni mentre cercavo di volare a Las Vegas. Sono stato fermato e interrogato dalla dogana statunitense per otto ore. Mi hanno perquisito i bagagli e il telefono. La mia privacy è stata violata. Sono stato oggetto di commenti denigratori, con un’inquietante attenzione al mio orientamento sessuale e alla mia vita sessuale. Tutto questo è successo con sole due ore di sonno. Ero affamato, disidratato e completamente esausto. Sono stato trattato come un criminale pur non avendo fatto nulla di male. Mi sono sentito costretto, manipolato e impotente. Sono devastato“.
In tutti i precedenti voli di Milo verso gli Stati Uniti la procedura era stata relativamente semplice.
Miles è cittadino canadese, incensurato e aderisce al programma NEXUS, che velocizza l’ingresso negli Stati Uniti e in Canada. Non aveva mai avuto problemi ad attraversare il confine, fino allo stop improvviso della dogana statunitense all’aeroporto Pearson di Toronto, quando è stato portato a un controllo secondario.
“Mi hanno trattenuto per due ore“, ha raccontato Miles descrivendo la situazione da incubo in cui si è trovato, “mi hanno interrogato e mi hanno sottoposto a un inquietante interrogatorio sul mio orientamento sessuale. Mi hanno accusato di prostituzione senza alcuna prova“. Nonostante non abbiano trovato nulla di illegale addosso a Miles o tra i suoi effetti personali, hanno continuato a indagare, esaminando attentamente il contenuto del suo bagaglio.
“Cercavano di capire perché avessi così tanti farmaci, perché non sapevano cosa fosse la PrEP”. “Non sapevano cosa fossero le pillole di fibre, gli integratori alimentari. Mi chiedevano se stessi male. L’agente era ossessionato dal perché avessi così tanti bagagli e farmaci con me. Avevo tre valigie perché, oltre alla cerimonia di premiazione a Las Vegas, dovevo poi raggiungere il mio ragazzo in Florida per la crociera Atlantis. Mi chiedevano perché avessi così tanti vestiti da gay con me”.
Non avendo trovato nulla, alla fine Miles è stato rilasciato ma avendo perso il volo ha dovuto riprogrammarne un altro per il giorno successivo.
“L’agente mi ha fatto intendere che mi sarebbe successa la stessa cosa la mattina dopo”, ha raccontato Miles. “Sono arrivato alla dogana tre ore e mezza prima del volo. Ho saltato la colazione e ho dormito solo due ore. Questa volta il primo agente della dogana con cui ho parlato mi ha detto che c’era un problema con il mio account e che dovevano portarmi a un controllo di sicurezza secondario. Ha consegnato il mio passaporto a un altro agente in un’altra stanza e sono rimasto lì per altre sei ore. Questo agente ha deciso di essere molto più scrupoloso nella perquisizione e nell’interrogatorio. Dopo circa due ore di intenso interrogatorio, ha trovato prove che facevo materiale pornografico sul mio telefono personale. Poi, nelle due ore successive, ha trovato prove di attività di escort sul mio altro telefono“.
Miles ha un secondo telefono specificamente per chiamate e messaggi di lavoro. “Mentre perquisivano il mio secondo telefono, che era scarico, lo hanno ricaricato e hanno trovato delle conversazioni via SMS che avevo avuto con clienti precedenti. Mi hanno bandito in base a queste conversazioni via SMS con i clienti, confermando che li avevo incontrati in passato”. “Avevo delle conversazioni via SMS con potenziali clienti a Las Vegas, ma non avevo mai preso accordi concreti per incontrarli lì”. “L’attività di escort è uno scambio di denaro in cambio di tempo trascorso con una persona. Ad esempio, la maggior parte dei miei clienti cerca l’esperienza del “fidanzato”. O qualcuno con cui andare a cena. La prostituzione è uno scambio di denaro in cambio di servizi sessuali. Non c’è mai stata alcuna prova di prostituzione sul mio telefono, solo di attività di escort”.
Miles è stato sottoposto a sei ore di intenso interrogatorio. Senza mai avere del cibo, pratica standard utilizzata dalla dogana statunitense per estorcere confessioni, sottolinea Maggie’s Toronto, un’organizzazione canadese a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso. “L’obiettivo dell’interrogatorio è quello di metterti a disagio, in modo che tu risponda rapidamente alle domande”. “Ti faranno credere che, rispondendo a tutte le loro domande, ti sarà permesso di entrare nel Paese. Non è vero. Gli agenti di frontiera cercano di raccogliere maggiori informazioni su di te e sui tuoi colleghi.”
Nel caso di Miles, questa strategia si è rivelata efficace. “Avevo accesso solo a un bagno e a una fontanella. Sono stati molto aggressivi e paternalistici durante l’interrogatorio. L’agente mi ha manipolato e costretto a confessare, secondo la loro definizione, la prostituzione e l’esercizio abusivo della professione”, ha ribadito a LGBTQ Nation.
Estorcere questa confessione a Miles ha avuto delle conseguenze. Secondo la legge statunitense sui viaggi, a chiunque si rechi negli Stati Uniti per prostituirsi o che lo abbia fatto negli ultimi 10 anni è vietato l’ingresso. I viaggiatori ritenuti inammissibili perché sex worker possono essere banditi fino a dieci anni, come nel caso di Milo. Sebbene la dogana non abbia mai fornito a Miles una motivazione esplicita per la sua segnalazione, lui ha diverse teorie.
“Potrebbe essere stato semplicemente un segnale di allarme legato all’aumento dei viaggi verso gli Stati Uniti, dato che il mio partner vive lì?”, si è domandato. “A causa dell’aumento dei finanziamenti al Dipartimento per la Sicurezza Interna, è stato introdotto un nuovo software di riconoscimento facciale? Hanno scoperto tramite quel software che creo contenuti?”. “Come latino-canadese questa esperienza mi ha profondamente scosso. Sono stato punito per aver fatto ciò che amo, per essere me stesso e per vivere apertamente la mia identità e il mio lavoro. Se non fosse stato per il permesso di ingresso a Toronto, probabilmente sarei stato detenuto in un centro di detenzione dell’ICE negli Stati Uniti, o addirittura sarei finito in El Salvador”.
Essere bandito dagli Stati Uniti è un duro colpo per Miles, e non solo in ambito professionale perché negli USA ha girato molti dei suoi progetti per adulti, ma anche per la sua vita personale. “Avevo in programma di costruirmi una vita negli Stati Uniti con il mio [futuro] marito Guy Joseph, con il mio compagno, che è americano”. Dovendo dare un consiglio ad altri viaggiatori LGBTQIA+, Milo è stato categorico: “Evitate gli Stati Uniti a tutti i costi. Non ne vale la pena. Non vale la pena mettere a rischio la propria vita“.

Fonte: LGBTQIA+Nation

