NEL SEGNO DI COPI

A Roma impazzano le trasgressioni del grande Copi. Arriva il dittico teatrale "Il frigo" e "la donna seduta", portato in scena da Alfredo Arias. E in esclusiva per Qx un"intervista a Lorenzo Salveti, regista di "Eva Peron".

NEL SEGNO DI COPI - arias marini base - Gay.it
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Mercoledì 15 novembre, al Teatro Vittoria di Roma torna Copi, il grande poeta e disegnatore argentino – autore, fra l"altro di L"omosessuale o la difficoltà di esprimersi – scomparso nel 1987. A portarlo sulle scene romane è stavolta Alfredo Arias, in una coproduzione italo francese Teatro di Genova – Gruppo TSE, che debutterà come attore – accanto ad una straordinaria Marilù Marini – nel dittico da lui diretto Il frigo e La donna seduta. Una delirante kermesse fumettistica che mescola accenni en travesti a silenzi surreali e danze esilaranti. Entrambi esuli argentini a Parigi, Arias e Copi furono legati da una grande amicizia subito tradotta in un"intensa collaborazione artistica. Memorabile fu la prima messa in scena di Eva Peron al Théatre de Bois che nel 1970 suscitò lo scandalo dei benpensanti e la reazione dell"estrema destra: il teatro in cui si svolgevano le rappresentazioni fu incendiato e scene e costumi distrutti.

NEL SEGNO DI COPI - Evaperon - Gay.it

Nel pomeriggio del 16 novembre (h.17.30) Alfredo Arias e Marilù Marini incontreranno il pubblico nei locali della Libreria Rinascita. Un"occasione per riflettere sulla modernità di un autore che ancora suscita scandalo e tensione. Accanto agli artisti argentini moltissimi amici romani: Stefano Disegni, Fulvio Abbate, Carmen Llera, Francesco Coniglio, Susanna Stimperna, Riccardo Reim, Antonio Veneziani, Gian Maria Cervo e molti altri. Il Frigo e La donna seduta sarà in scena al Teatro Vittoria di Roma (piazza S. Maria Liberatrice, 8 – Roma) dal 15 novembre al 3 dicembre 2000.

E a proposito di Eva Peron, Qx ha incontrato Lorenzo Salveti regista dello spettacolo in scena fino a domenica scorsa al Teatro dell"Orologio

Copi in Italia è noto soprattutto per le storie surrealistiche dei suoi fumetti o per alcuni suoi romanzi; pochissimo invece si sa della sua pur vasta produzione teatrale, dal momento che Copi resta in Italia un autore poco rappresentato.

Credo che ciò dipenda da due motivi fondamentali. Le pièce hanno un taglio particolare, stanno a metà strada tra il teatro vero e proprio e il cabaret, non fanno, come dire, " serata" per conto loro. E" una drammaturgia legata a un "gesto" e c"è bisogno di una volontà a compiere questo gesto in qualche modo " effrattivo.

Inoltre ci vuole uno spazio adatto, un luogo più intimo e circoscritto dei grandi teatri.

Trovi quindi che sia coraggioso rappresentare Copi oggi?

Penso proprio di sì. Anche per me lo è stato. E" da quando ero ragazzo che conservo il ricordo della forza dirompente delle provocazioni di Manuel Puig, di Copi, di quei primi esuli argentini di cui tutti allora ne avevamo subìto il fascino. Quando ho riletto Eva Peron mi sono reso conto che era il testo chiave per riportare oggi l"attenzione al teatro dell"assurdo di Copi. E l" ho voluto fare in una maniera anche decontratta, senza star lì tanto a pensare, a mediare. Mi interessava però farlo en travestì, far interpretare tutti i ruoli della pièce a soli uomini, come era nel cabaret degli anni "20 e "30, perché volevo tastare la reazione del pubblico.

Che reazioni hai registrato finora?

Si percepisce chiaramente che il pubblico si diverte, ma si ha anche la sensazione netta di assistere a qualcosa di forte, di violento. E" innegabile che tutta la storia sia pervasa da violenza. Evita e la madre sono due persone che stanno insieme ma che si odiano, Evita è una sorta di vittima auto designata a diventare mito di se stessa, deve morire per non morire, Peron ubriaco si aggira sulla scena come un cane randagio, senza più pensieri, senza volontà, senza potere.

Tutto il linguaggio è duro, tagliante, crudo e il fatto che siano degli uomini in vestaglia o in mutande e reggiseno a recitare rafforza la trasgressione del testo.

Il tema del travestitismo come una chiave di lettura del teatro di Copi.

E" questo l"aspetto che più mi interessava far emergere. L"ambiguità di fondo della realtà, una realtà che per Copi si traveste rigenerando continuamente il luccichio dell" apparenza. Nessun uomo è solo un uomo e nessuna donna è solo una donna, nessuno è quello che crede di essere. Evita non è né morta né viva e lo stesso Peron è mezzo uomo e mezzo generale, mezzo vivo e mezzo morto. Il travestitismo alla maniera del teatro elisabettiano.

Quanta presa hanno oggi le provocazioni del teatro di Copi sulle nuove generazioni, alla luce anche del diverso orientamento dei movimenti gay in Italia rispetto agli obbiettivi degli anni "70?

Copi è il frutto di una cultura che non prevedeva il concetto di "normalizzazione" di cui tanto si abusa oggi. Negli anni "60 e "70 ci si auto-ghettizzava aprioristicamente con fierezza, rifiutando i modelli tranquillizzanti imposti dalla "norma". La provocazione era il punto di partenza per una posizione costantemente critica rispetto al resto della società. Erano anni in cui la complessità della realtà non veniva ancora focalizzata ma la si suddivideva in categorie contrapposte, cattolici contro comunisti, normali contro anormali, uomini contro donne. Oggi si è arrivati ad un eccesso di normalizzazione, ad un sogno di normalizzazione, che ha portato anche a dei risultati, ma che ha avuto per lo più l"effetto di una cenere sopra una brace, di sopire le coscienze e arrestare un processo di vera e radicale evoluzione.

E" per questo che volevo rispolverare Copi, del resto la funzione di chi fa teatro, cinema, o di chi scrive non è anche quello di scoperchiare le pentole e recuperare testi e autori che altrimenti verrebbero dimenticati?

di Rocco Messere

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