NESSUNO TOCCHI I GAY

Enrico Ruggeri ed Andrea Mirò, compagni nella vita e sul palcoscenico, si presentano a Sanremo con una canzone contro la pena di morte. In questa intervista svelano i loro rapporti con l'omosessualità

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Enrico Ruggeri ed Andrea Mirò, compagni nella vita e sul palcoscenico, si presentano insieme a Sanremo con una canzone di grande impegno sociale, Nessuno tocchi Caino. Affrontano il tema scottante della pena di morte raccontando un dialogo tra il boia (Enrico Ruggeri) ed il condannato a morte (Andrea Mirò). La loro esibizione è stata uno dei momenti più emozionanti di tutto il festival. La canzone fa parte dell’album di Andrea Mirò, in uscita il 7 marzo. Noi li abbiamo incontrati:
Ciao Enrico, ciao Andrea, volete parlarci di questa canzone che portate a Sanremo che tocca un tema molto importante, quello della pena di morte.

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È una canzone che è nata da una frequentazione di più di un anno con l’associazione Nessuno tocchi Caino. Siamo stati a Madrid con loro quando la Spagna era il presidente di turno dell’Unione Europea. Abbiamo fatto concerti con loro e molte altre cose. In più eravamo in contatto con alcuni ragazzi di Rifredi che stanno allestendo una pièce teatrale sulla pena di morte. Tutto è partito per scrivere una canzone per questo lavoro teatrale, poi pian piano la canzone ci piaceva, i nostri collaboratori hanno iniziato a sentirla ed abbiamo pensato di proporla a Sanremo.
Può fare qualcosa la musica quindi di fronte a certe problematiche, pena di morte, ingiustizie, ecc?
Crediamo di sì perché nel cinema succede, nella letteratura pure, nel teatro idem, quindi può succedere anche nella musica. Negli anni ’60 e ’70 la musica cambiò il mondo. Almeno stimolare delle riflessioni è sicuramente nelle possibilità di una canzone.
Andando un po’ più nello specifico credete questo possa servire anche nei confronti delle discriminazioni verso qualsiasi minoranza, che si tratti di omosessuali o altre?
Enrico. Nel ’91 scrissi una canzone che s’intitolava Trans, dell’album Peter Pan. Non è che cambi il mondo con una canzone, ma già stimolare una riflessione è importante.
A proposito di trans, in questi giorni si è dibattuto molto sul rifiuto da parte di Pippo Baudo della presenza di un transessuale al dopofestival con Sgarbi. Qual è il vostro punto di vista?

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Si tratta di una doppia discriminazione, quella di Baudo che non la vuole, ma anche quella di chi la porta dicendo: “attenzione porterò un transessuale!” La notizia non è stata porterò una brava scrittrice, una brava cantante ecc, ma porterò un transessuale. Quindi c’è già nell’esposizione una discriminazione. Probabilmente la verità sta in mezzo. Avrebbe dovuto essere presentata soprattutto come una brava cantante, che importanza ha sottolineare che un artista sia transessuale o nera o handicappata ecc. Questo è insito in una persona, ci può essere un handicappato che ti è antipatico, ma questo non vuol dire che lo discrimini. È un po’ sottile il problema.
Dopo il festival che progetti avete?
Faremo un po’ di concerti assieme, abbiamo già in calendario Milano Torino e Roma in aprile, e poi ognuno riprenderà la sua strada.
Enrico, tu hai mai provato attrazione per un uomo?
Ma, no. Però ho molti amici gay per esempio. Trovo che le persone migliori nella vita siano quelle che hanno sopportato delle difficoltà. Questo in assoluto. Più difficoltà hai soprattutto nell’adolescenza e più è probabile che il tuo carattere sia più forte, che tu sia una persona più interessante. Tutti i miei amici gay mi hanno raccontato che hanno attraversato un passaggio della vita abbastanza complesso, la famiglia e tutte le cose che sappiamo, perciò generalmente ho trovato in loro una gran sensibilità. Uno tra questi è un artista che ho prodotto, che per combinazione di cognome si chiama proprio Gay, Dario Gay, un nome un destino! Siamo sempre a stretto contatto ed è uno dei miei migliori amici nell’ambito dei musicisti.
Avete notato una forte presenza gay ai vostri concerti?
Enrico. Sì ma forse di più da Andrea Mirò, spesso il pubblico gay segue di più le donne, non so perché però è così. Quando feci la canzone Trans notai un forte riscontro di affetto, non solo da gay o trans ma da parte di tutti.
Andrea. Sì, certamente. Un po’ forse perché il mio nome in Italia è un nome usato per gli uomini, io all’anagrafe faccio Roberta. Quando alla fine degli anni ’80 ho scelto questo nome l’ho fatto un po’ anche per provocazione, peraltro è maschile solo in Italia, all’estero ha un suo maschile che è Andreas. Quindi un po’ anche per questo ti guardano con l’occhio tipo: ma ci sarà qualcosa in più oltre al nome? Ammiccano al fatto che io possa essere lesbica. Molto spesso me lo hanno anche chiesto, ma la cosa non m’imbarazza. Poi io come tipo, sono un po’ mascolina, gioco molto sul fatto di arrivare una sera con l’abito lungo e un’altra struccata col pantalone ed il capello corto e la cosa mi diverte. Non mi piacciono le cose scontate.
Enrico, sei mai stato invece corteggiato da un uomo in maniera evidente?
Ma no, non credo. Almeno non me ne sono mai accorto, probabilmente il mio carattere fa trasparire il fatto che io sia di un’altra sponda, come si diceva una volta! Ma non è una cosa che mi creerebbe imbarazzo. Comunque essere corteggiati fa piacere. Anche ai concerti quando dei gay mi mostrano affetto, questo mi fa solo piacere.
E tu invece Andrea sei mai stata corteggiata da una donna?
Sì, sì mi è successo, ma sai queste cose non è che danno fastidio. Quando mi è successo mi è sempre dispiaciuto per le donne. Io sono una che dà molta confidenza, che si apre molto sono un po’ un orso, alla piemontese diciamo, ma una volta sciolto il ghiaccio io poi ti posso raccontare anche tutta la mia vita. Spesso questo può essere interpretato in un altro modo, quindi mi dispiaceva pensare che lo sbaglio lo avessi fatto io.
Quindi tu, Andrea non hai mai provato attrazione per una donna?
Intellettuale sì, spesso. Talvolta ne parlo anche con Enrico, quando c’è una donna interessante poi va a finire che ci guardiamo, ed io lo guardo come dire: “Cavolo! Che bel tipo! Però attrazione fisica no, mai successo. Ma non sono una che si nasconde, nel senso che quando vedo una donna molto interessante o molto bella lo dico, non ho mai avuto paura di dire quello che pensavo.
Questa nostra chiacchierata verrà pubblicata su gay.it, c’è qualcosa che vorreste dire ai nostri utenti?
Enrico: Io comincio ad essere grandicello e mi ricordo molto bene gli anni ’70. Da allora al 2003 credo che si sia fatto un percorso abbastanza positivo per il mondo gay. Negli anni ’70 c’era molta più discriminazione. I maschi erano maschiacci, si sentiva dire: “Quello lì è un frocio!” C’erano queste cose qua. Oggi vedo che è diverso. Io per esempio ho un figlio di 13 anni che è molto più, come dire, non discriminante. Normalmente quella è un’età in cui i ragazzini sono terribili, cattivi, invece vedo che è assolutamente più sereno riguardo all’argomento. Quindi mi sembra sia stato fatto un buon percorso come era normale che fosse.
Andrea: Vorrei sottolineare che anch’io ho moltissimi grandi amici gay, e essendo donna, è uno dei più bei rapporti che si può avere. Per una donna etero un amico gay è il massimo. Perché hai da un uomo tutta la sensibilità e una serie di finezze che generalmente gli uomini, purtroppo, non hanno! E però hai di fronte anche un uomo, uno che sa perfettamente com’è l’universo maschile e quindi in teoria sarebbe il compagno ideale!
Ti sei mai innamorata di un gay?
Non innamorata, ma devo dire che ci sono andata molto vicina…ci sono caduta anch’io!

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di Francesco Belais

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