Non lasciarti sfuggire, intervista a Dimitri Cocciuti: “Il mio romanzo orgogliosamente inclusivo e queer”

"Il messaggio è la libertà di essere sé stessi, rivendicare con orgoglio chi siamo, non lasciarci sfuggire l'opportunità di essere felici e contribuire a creare una società lontana dalle difficoltà di questi tempi bui per la nostra comunità LGBTQIA+", ha sottolineato il capoprogetto di Drag Race Italia.

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Non lasciarti sfuggire, intervista a Dimitri Cocciuti: "Il mio romanzo orgogliosamente inclusivo e queer" - Dimitri Cocciuti - Gay.it
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È uscito in libreria a inizio giugno edito da Sperling & Kupfer Non Lasciarti Sfuggire, terzo romanzo di Dimitri Cocciuti, 40enne che ha iniziato a lavorare come autore televisivo per poi diventare responsabile del reparto format di Ballandi Multimedia, società di produzioni tv. Fu sua l’idea di portare in Italia il pluripremiato RuPaul’s Drag Race, vincitore negli Stati Uniti d’America di numerosi Emmy Awards, con tre edizioni di Drag Race Italia. Nel 2017 ha pubblicato Ogni cosa al suo posto, romanzo che ha raggiunto i primi posti nelle classifiche digitali, per poi bissare nel 2020 con Vai quando vuoi.

Non Lasciarti Sfuggire racconta la storia di quattro amici, quattro esistenze che si intrecciano sullo sfondo di un’estate romana, fatta di colazioni in terrazza, birre ghiacciate a Trastevere e gite a Ostia per un tuffo in mare. Un romanzo sul peso e sulla fragilità dei legami. Una storia che celebra la libertà e la forza dell’amicizia. Protagonista è Sacha, sceneggiatore affermato che abita in un appartamento con terrazzo in uno dei quartieri più caratteristici di Roma. Ad animare le sue giornate, oltre alle cagnoline Jack ed Hermione, ci sono i suoi tre migliori amici, Mattia, Marco e Chiara, che puntualmente si presentano a casa sua con il loro bagaglio di storie, gioie e drammi…

A seguire la nostra intervista

Non lasciarti sfuggire, intervista a Dimitri Cocciuti: "Il mio romanzo orgogliosamente inclusivo e queer" - Non lasciarti sfuggire - Gay.it

Come nasce “Non lasciarti sfuggire”? Perché hai sentito il bisogno di trattare certe tematiche e quanto c’è di tuo, di realmente vissuto, all’interno del romanzo?

Credo sia impossibile scrivere una storia che non prenda spunto dalle esperienze che viviamo o dalle cose che ci colpiscono. Per raccontare certe realtà, bisogna averle vissute in qualche modo. C’è qualcosa di mio in ogni personaggio che creo, ma lascio la possibilità di qualcosa e la sua quantità all’immaginazione del lettore. “Non lasciarti sfuggire” nasce dal desiderio di dare vita a una storia corale capace di affrontare temi e generazioni spesso poco considerati dai media nella loro complessità, come la dipendenza affettiva, il coming out, l’accettazione della fine di una relazione e l’incapacità di innamorarsi. Sono cresciuto con i film di Ozpetek, Dawson’s Creek, Sex and the City, Friends, Queer As Folk e sono affascinato dai linguaggi moderni di serie come Skam e Prisma. Volevo creare uno spazio inclusivo e orgogliosamente queer con un titolo che strizzasse l’occhio alle generazioni di 20, 30 e 40 anni, ma che parlasse a tutte e a tutti.

Qual è stato il personaggio più semplice e quello più complesso da costruire? E perché?

Marco è il personaggio che è venuto fuori più facilmente: è un ragazzo etero che ha difficoltà a innamorarsi, un simpaticone con un modo tutto suo di affrontare emozioni e sentimenti. È per certi versi il più distante da me, ma proprio per questo mi è stato più facile raccontarlo. Amo il suo personaggio, il suo modo di fare, le storie in cui si ritrova; mi è piaciuto moltissimo dargli vita. Il più complesso è stato probabilmente Sacha: è la voce narrante, il protagonista che ascolta e conforta, ma che vive anche la difficoltà di una dipendenza affettiva. Ho sentito una certa responsabilità nel dare la giusta connotazione a questo personaggio. Si parla spesso a sproposito di dipendenze affettive, raramente all’interno della nostra comunità LGBTQIA+. Volevo creare una narrazione che fosse il più autentica possibile.

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Uscire in libreria in pieno Pride Month ha un significato ben preciso, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo. Quale messaggio vorresti trasmettere con “Non lasciarti sfuggire”?

Il messaggio è la libertà di essere sé stessi, rivendicare con orgoglio chi siamo, non lasciarci sfuggire l’opportunità di essere felici e contribuire a creare una società lontana dalle difficoltà di questi tempi bui per la nostra comunità LGBTQIA+. Esserci, oggi più che mai, è fondamentale, e credo molto nella forza delle parole e dei messaggi che può veicolare anche un romanzo orgogliosamente inclusivo e queer.

Tra i vari endorsement al tuo romanzo c’è stato anche quello di Tiziano Ferro, che ne ha consigliato la lettura. Ti ha sorpreso?

È stata una sorpresa, non me l’aspettavo. Tiziano è davvero una persona straordinaria, lo dico con il cuore.

Se oggi potessi scegliere il cast per un adattamento televisivo o cinematografico del tuo romanzo, quali nomi vorresti per i tuoi quattro protagonisti?

Per il personaggio di Chiara sceglierei Liliana Fiorelli: sarebbe perfetta. Per gli altri personaggi mi piacerebbero attori come Ludovico Tersigni, Filippo Scicchitano, Sebastiano Pigazzi e Domenico Cuomo. Trovo straordinario Francesco Leone, un attore della nuova generazione che sono sicuro farà un grande percorso. Mi piacerebbe molto anche Chiara Bordi, che ho apprezzato in Prisma.

“Il primo amore che dobbiamo provare è quello per noi stessi. Solo dopo possiamo condividerlo e condividerci”, scrivi nel romanzo, quasi a voler smontare il tossico mito della relazione a tutti i costi.

È qualcosa in cui credo davvero: la complementarità in una coppia ci arricchisce, ma non deve essere la condizione indispensabile per sentirci appagati nei sentimenti. Siamo cresciuti in una società che ha sempre stabilito nella coppia l’apice della felicità relazionale, un concetto che spesso porta a vivere con sofferenza l’essere single. È un mito tossico, come dici tu: i protagonisti di “Non lasciarti sfuggire” vivono amori travagliati, ma sono prima di tutto una famiglia queer che si sostiene e si supporta, dandosi amore e felicità indipendentemente dal proprio status.

Tra le pagine di “Non lasciarti sfuggire” si nomina spesso Drag Race Italia, programma che tu hai seguito da capoprogetto per le prime tre stagioni. Ci sarà una quarta edizione?

Mattia è il più giovane dei quattro protagonisti del romanzo e il suo sogno è diventare una famosissima drag queen. Ama Drag Race Italia e il suo mito è Farida Kant. Non poteva mancare questa parte di me nel romanzo, per me Drag Race Italia e il mondo drag sono famiglia e cuore, qualcosa in cui credo fortemente da sempre. La comunità drag italiana merita di essere sempre più valorizzata, Drag Race Italia è e rimane l’unico programma davvero inclusivo del nostro paese. Sulla domanda che mi fai non posso rispondere, ma una cosa posso dirtela: non ci lasciamo certo sfuggire…​

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