NOTIZIE GAY DALLA GUERRA

Salam Pax è l'autore di uno dei blog che parlano del conflitto iracheno più visitati. Dà informazioni in tempo reale sulla vita quotidiana a Bagdad. Oggi si sa che Salam Pax è gay.

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4 min. di lettura

SAN JOSE (California) – Ogni giorno, decine di migliaia di persone rivoltano il web in cerca di aggiornamenti sulla guerra in Iraq scritti da un misterioso autore, i cui dettagliati resoconti sulla vita quotidiana nella Bagdad assediata lo hanno reso una celebrità del cyberspazio.
Poche sono le informazioni certe su Salam Pax, il cui pseudonimo significa pace in arabo e latino. Ma il suo giornale web, verosimilmente scritto dalla sua casa a Bagdad, critica vivamente sia il regime autoritario di Saddam Hussein, sia la guerra anglo-americana contro il suo paese.

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«Le case vicino il palazzo di al-salam… hanno tutte le finestre rotte, le porte sradicate e in un caso il tetto è stato sfondato – scrive Salam nel suo giornale – Immagino che questo è quello che viene chiamato “danno collaterale” e ciò lo giustifica, no?»
Il weblog, o blog, di Salam è diventato talmente popolare che la società che lo ospita ha incrementato il suo account gratuitamente, la settimana scorsa. Migliaia di email, scritte da fan come anche da scettici che credono in un imbroglio, hanno paralizzato la sua mailbox.
Il giornale di Salam e altri incentrati sulla guerra hanno dato un incredibile impulso alla cosiddetta blogosfera, che include più di un milione di blog su ogni argomenti che va dalle reti wireless al sesso. Soldati americani e britannici, attivisti pacifisti tedeschi e persino scudi umani forniscono informazioni aggiornate sul conflitto nei loro weblog.
Pochi però sono interessanti come quello di Salam, che è stato ridotto al silenzio questa settimana, persino prima che le bombe americane interrompessero le telecomunicazioni a Bagdad. I fan sono preoccupati per la salvezza del normalmente prolifico informatore. Il suo ultimo messaggio risale a lunedì scorso.
L’Associated Press non è riuscita ad avere maggiori informazioni su Salam, e Google, suo provider, non fornisce notizie sui blogger individuali per ragione di privacy. Salam stesso ha detto di dover proteggere la sua identità, e ha rifiutato di fornire il suo numero di telefono o altri dettagli.
Secondo il suo blog, e informazioni avute da altri blogger e giornalisti, Salam è un architetto iracheno di 28-29 anni, la cui lingua madre è l’arabo, e che ha studiato per alcuni anni in Europa.
Cresciuto come musulmano, sembra ora avere un atteggiamento più laico. Essendo un gay che vive in un regime repressivo, si diverte a prendere in giro il fondamentalismo con uno spirito sarcastico e profano.
Ridicolizza anche l’amministazione Bush: «Come può la frase “sostieni la democrazia in Iraq” diventare “bombarda più che puoi l’Iraq”?… Per lungo tempo nessuno si è preoccupato che l’Iraq non fosse democratico, e ora la gente ha deciso di bombardarci fino alla democrazia? Beh, grazie, che pensiero gentile…” ha scritto.
Dozzine di forum di discussione online si lanciano in speculazioni. I fan sono preoccupati che i sostenitori di Saddam siano entrati a conoscenza dei sarcastici resoconti della vita a Bagdad scritti da Salam, e delle sue descrizioni dei leader iracheni visti come “pazzi”.

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Un lettore di Salam particolarmente abile a muoversi nel cyberspazio, ha esaminato il codice dell’indirizzo internet del suo blog, che si chiama “Where is Raed?” e ha stabilito che è molto probabile che egli scriva dall’Iraq. Altri lettori affermano che alcune descrizioni, come quelle sul prezzo dei pomodori o dei danni causati dalle bombe, sono troppo dettagliati per essere falsi.
I commenti di Salam spaziano dalla banalità, come i pensieri casuali mentre guida in giro per la città alla ricerca di pane, alla ferocia.
«I nostri cervelli più brillanti e creativi hanno abbandonato il paese non solo a causa dell’oppressione, ma perché nessuno in Iraq può guadagnarsi da vivere o sopravvivere» ha scritto riferendosi alle sanzioni economiche.
«Non ci sono masse osannanti di persone che danno il benvenuto agli americani né si stanno arrendendo a migliaia. La gente sta… seduta nelle case sperando che nessuna bomba gli piombi addosso» ha scritto.
Gli scettici si chiedono se un originario iracheno possa usare espressioni americane popolari così fluentemente, e affermano che è più probabile si tratti di un agente americano o israeliano, che probabilmente non scrive nemmeno da Bagdad. Ad altri blogger ancora, non gliene frega niente se si tratta di un imbroglio o no.
«Le parole di Salam fissano un palpabile senso di frustrazione e di ansia: la gente di Bagdad che corre nelle panetterie locali e che ha a che fare con il prezzo del pane diventato una frode, la polizia che fa la guardia in città cercando di mantenere l’ordine – dice Andy Carvin, un blogger di Washington che consulta regolarmente il sito di Salam – Funziona come un resoconto in tempo reale che cerca di catturare un momento della storia perché il mondo lo possa vedere… Sta umanizzando l’esperienza della guerra, come solo i buoni raccontatori sanno fare».

di Gay.com

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