Omino Bialetti ‘bondage’ al Pride di Omegna, Fdl e Lega attaccano: “Sacrilegio, oltraggio”, per il Comune è “solo satira”

Il VCO Pride 2025 di Omegna accende la polemica: la caricatura dell’Omino Bialetti divide la politica tra accuse di oltraggio di Lega e FdI e la difesa del Comune che parla di satira e libertà di espressione.

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Omino Bialetti ‘bondage’ al Pride di Omegna
Omino Bialetti ‘bondage’ al Pride di Omegna
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A pochi giorni dal successo del VCO Pride 2025 di Omegna, la città sul Lago d’Orta si ritrova al centro di una polemica che intreccia politica, diritti civili e memoria industriale. Tutto nasce da un cartello apparso durante la parata, in cui il celebre “Omino con i baffi”, storico logo della Bialetti, è stato ridisegnato in chiave bondage. Una scelta grafica che, nelle intenzioni degli organizzatori, voleva richiamare i linguaggi della satira, ma che ha scatenato la reazione di una parte della destra, in modo particolare Lega e Fdl.

E così, dopo il caso delle t-shirt “Frocia Italia” del Brianza Pride, che tanto hanno scandalizzato il consigliere regionale di Forza Italia  Jacopo Dozio, ora è l’Omino Bialetti a diventare protagonista (in)discusso.

VCO Pride 2025 di Omegna
VCO Pride 2025 di Omegna

“L’omino Bialetti non si tocca”: polemica dopo il Pride di Omegna

Ad alzare i toni è stata Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega eletta nel collegio Nord-Ovest, che ha definito la scelta del Pride di Omegna “un’offesa alla storia e all’identità del territorio”.

“A Omegna il gay pride si è giocato credibilità e coraggio – ha dichiarato Tovaglieri – sfilando per chiedere diritti e rispetto senza essere capace di avere riguardo per un simbolo che per cento anni ha segnato la storia e l’identità del territorio, significando lavoro e benessere per moltissime famiglie. Giocate pure con i cortei, ma lasciate stare i simboli che hanno fatto grande il nostro territorio: l’Omino Bialetti non si tocca”.

L’esponente leghista ha parlato di “sacrilegio”, ricordando come, nonostante la Bialetti oggi sia controllata all’80% da capitale cinese, “l’Omino coi baffi” resti un marchio legato alla tradizione industriale del Piemonte. E ha rincarato la dose con un paragone colorito: “Giocate con i fanti ma lasciate stare i santi”.

Il collegamento con la geopolitica

Tovaglieri ha poi spostato la polemica su un terreno più ampio, accusando gli organizzatori del Pride di “attaccare un marchio storico piuttosto che i veri nemici dei diritti civili”.

“È più facile irridere un marchio storico – ha detto – piuttosto che schierarsi apertamente contro chi minaccia davvero i diritti, come quei regimi o formazioni terroristiche, vedi Hamas, che considerano l’omosessualità un reato e negano la parità di genere. Invece di offendere chi si riconosce in un’eccellenza del Piemonte nel mondo, i promotori del gay pride abbiano il coraggio di dissociarsi dai loro veri nemici, a cui finora hanno strizzato l’occhio per mera convenienza e propaganda politica”.

Un’affermazione pesante che intreccia questioni internazionali e locali, trasformando la querelle sull’Omino Bialetti in un caso politico più ampio.

Corbetta (FdI) parla di “oltraggio”

La caricatura “bondage” del celebre Omino Bialetti, è stata definita “una macchietta grottesca” e “un oltraggio” dal consigliere provinciale e comunale di minoranza Mattia Corbetta (Fratelli d’Italia), come riporta anche l’Ansa

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Il consigliere provinciale di FdI non ha usato mezzi termini. “Uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy, legato alla storia industriale e identitaria della nostra città, è stato così svilito senza alcun rispetto per ciò che Omegna ha rappresentato nel mondo”, ha dichiarato Corbetta, sottolineando come la rivisitazione grafica dell’Omino Bialetti abbia “trasformato un’icona in una macchietta grottesca”.

Anche per il politico, l’uso dell’immagine in chiave erotico-satirica rappresenta una mancanza di rispetto verso la memoria industriale della città e verso le famiglie che hanno lavorato per decenni alla produzione delle celebri caffettiere.

La replica: “Solo satira, nessun oltraggio”

Le reazioni non si sono fatte attendere. Dall’amministrazione comunale di centrosinistra di Omegna è arrivata una risposta netta: “C’era da aspettarselo. Di fronte all’ottima riuscita del VCO Pride, qualcuno avrebbe cercato affannosamente la pagliuzza nell’occhio dell’altro per dare vita a nuove polemiche”.

Il Comune ha sottolineato come la manifestazione sia stata a “impatto zero” sul piano dell’ordine pubblico e della viabilità, e come la rielaborazione del logo rientrasse nelle espressioni artistiche e satiriche tipiche di un corteo.

“Quella rielaborazione grafica può piacere o non piacere e risultare discutibile, e forse lo è – ha spiegato l’amministrazione – ma rientra in una sfera legata alla satira e ai toni della manifestazione. Non certo voleva essere oltraggiosa nei confronti di qualcosa o, peggio ancora, di qualcuno”.

E ancora: “Spiace che non siano stati ascoltati gli interventi finali, tra cui quelli dell’ANPI, dei sindacati e delle associazioni che operano per tutelare la dignità delle persone discriminate e dei loro familiari. Sono state testimonianze emozionanti, che hanno dato voce a giovani bullizzati e a lavoratori denigrati solo per la loro identità”.

Omegna Pride 2025: oltre le polemiche

Al di là della querelle, l’edizione 2025 del VCO Pride ha rappresentato un momento importante per la comunità LGBTQIA+ del territorio. Migliaia di persone hanno sfilato per le vie di Omegna, portando al centro temi come la lotta alle discriminazioni, il bullismo scolastico, i diritti delle famiglie arcobaleno e la necessità di politiche inclusive.

“Non era solo una festa – hanno ricordato dal coordinamento del Pride – ma un atto politico per ribadire che in Italia i diritti LGBTQIA+ sono ancora incompleti e fragili”.

Un messaggio che rischia però di essere oscurato dalle polemiche strumentali della destra, come quella sull’Omino Bialetti a Omegna e sulle t-shirt “Frocia Italia” in Brianza, mentre tutto (o quasi) tace per l’adesivo omofobo “All Cops Are Gay” (“Tutti i poliziotti sono gay”), comparso nel centro storico di Montemesola, in provincia di Taranto.

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