Omofobia: “Ciao ch*cca, quanti centimetri hai preso allo stadio?” dicevano i colleghi

A Perugia. Il responsabile chiedeva al giovane anche sesso orale. La storia.

portalettere omofobia checca
portalettere omofobia checca sesso orale
2 min. di lettura

A Natale siamo tutt* più buoni, tranne quando sei gay. Lo sa bene un giovane portalettere di Perugia che per cinque anni ha vissuto ogni incubo possibile sul posto di lavoro: accolto ogni giorno dai colleghi maschi con frasi adorabili come:

Quanti centimetri hai preso ieri allo stadio?

E poi colleghe femmine che muovono il polso e ondeggiano i glutei al suo passaggio in segno di supporto, e – a condire ulteriormente la fiera dell’osceno – molestie sessuali da uno dei responsabili.

Nel processo di primo grado che si sta celebrando a Perugia, davanti al giudice Avella e con l’avvocato Rita Urbani, è sotto accusa anche la responsabile della filiale: difesa dall’avvocato Massimo Lapparini, avrebbe minacciato il trentenne di licenziamento in caso di infortunio sul lavoro e conseguente impossibilità di portare a termine le consegne. A far valere ancor di più la propria posizione, la lungimirante 50enne ha appellato la vittima come “matto”, “cretino”, e “imbecille”, minacciando anche di prenderlo a schiaffi.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

A patteggiare per un anno e due mesi si unisce l’altro responsabile dell’azienda, che avrebbe richiesto al giovane – all’epoca dipendente a tempo determinato – sesso orale, anche qui mettendo a rischio il posto di lavoro. Tutto questo percorrendo, ogni giorno, infiniti chilometri sotto la pioggia – tra strade inaccessibili e in scooter – fino ad un trasferimento nella sezione distaccata di Ponte San Giovanni, lasciandolo lavorare in condizioni di “totale isolamento ed emarginazione”.

Il gup Piercarlo Frabotta ha rinviato il giudizio anche a sei i colleghi, che si difendono (a fatica) dall’accusa di minacce che vanno da “Ciao checca, guadagni bene?” a “devo riparare il buco, cammino rasente il muro”, tutti sotto processo davanti al giudice Emma Avella. Chissà perché durante le aggressioni omofobe gli aggressori sono così ossessionati dal sesso anale, ma se non altro questa volta avranno modo di spiegarlo in tribunale.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.