Umberto La Morgià è un consigliere comunale di Casalecchio di Reno (Bologna). E’ stato soprannominato il “gay leghista” per alcune sue dichiarazioni. In particolare, è diventato “famoso” per una sua intervista a La Verità. Nel quotidiano, esponeva la sua visione riguardante la comunità LGBT+, i diritti  e l’omofobia. A scatenare le critiche verso La Morgia, in particolare, la sua critica verso la legge contro l’omotransfobia approvata in Emilia Romagna; critiche riconfermate poi qualche giorno fa nel corso di un’intervista al Corriere.

Nell’articolo de La Verità uscito a inizio agosto, La Morgia ha attaccato duramente le associazioni LGBT che organizzano i gay pride, in quanto non farebbero l’interesse della comunità, ma solamente di una minoranza. Insomma, la temuta lobby gay che farebbe pressioni sulla politica per ottenere diritti e poteri. Una lobby un po’ inutile, se vogliamo seguire il ragionamento del consigliere leghista, dato che in tutti questi anni non ha portato a casa molto. Ma il colpo più duro, la Morgia lo da all’omofobia:

Quando sento parlare di omofobia spesso penso che si stia parlando del sesso degli angeli.

Ma cosa intende dire con questa sua dichiarazione?

Sempre dalle pagine de La Verità, spiega:

È un concetto che troppe volte viene utilizzato in maniera strumentale per mettere a tacere o gettare discredito sul pensiero che si discosta dalla filosofia dei gruppi Lgbt. 

E’ omofobo chi difende la famiglia naturale, chi è contrario all’utero in affitto, all’inseminazione artificiale delle lesbiche? È omofobo chi pensa che nelle scuole non si dovrebbe insegnare ai bimbi che possono cambiare sesso quando vogliono?

Se questa è omofobia, allora io sono omofobo.

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La Morgia, che non si riconosce in nessuna lettera della sigla LGBT+, è convinto che spesso l’omofobia venga sfruttata non per denunciare i crimini, ma per attaccare tutti coloro che non appoggiano la comunità.

Da qui nasce una riflessione sull’omofobia

Proprio su questa opinione, tralasciando la persona che l’ha esposta, dovremmo riflettere.

Nel 2019, visti i vari episodi omofobi che si registrano quasi quotidianamente, si può davvero parlare di strumentalizzazione dell’omofobia? Può capitare che alcuni fatti vengano ingigantiti, ma arrivare a sostenere che l’odio verso le persone LGBT+ si strumentalizzi solo per screditare chi non appoggia la comunità sembra pressoché esagerato. I Gay Pride, ad esempio, richiamano i moti di Stonewall, e sono marce in cui si richiedono eguali diritti, e non solo quelli di una minoranza. Si chiede, insomma, semplicemente di essere trattati come i cittadini eterosessuali.

Cosa ne pensate? L’omofobia, in Italia, viene strumentalizzata? 

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