Siamo stati i primi a parlarvene, venerdì scorso, per poi diventare dibattito nazionale. Quanto accaduto a Pedro, calciatore della Lazio costretto a chiudere i commenti ad un post di compleanno di suo figlio Marc, 8 anni appena, solo e soltanto perché aveva una tiara in testa e indossava un abito ‘femminile’, ha fatto il giro del mondo.
Sono piovuti plausi a Pedro e alla sua splendida famiglia, che non ha mai frenato il piccolo Marc dall’esprimere pienamente sé stesso, ma anche tanti indicibili insulti.
E se l’attaccante biancoceleste non ha ancora mai affrontato l’argomento con la stampa, seppur sia incredibilmente circolato un un virgolettato fake nei giorni scorsi mai pronunciato dal diretto interessato in nessuna “intervista” nè commento social, a RaiNews24 è intervenuto Matteo Lancini, 60enne psicologo e psicoterapeuta nonché presidente della fondazione Minotauro di Milano. Lancini insegna presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano, oltre ad essere direttore del Master “Prevenzione e trattamento della dipendenza da internet in adolescenza”.
Alessandro Baracchini intervista Matteo Lancini
Ad intervistarlo, su RaiNews24, Alessandro Baracchini.
“Tutto quello che facciamo lo diamo in pasto ad un pubblico molto ampio, e questo è un problema perché se pubblichi le tue esperienze private, intime, dai spazio e voce purtroppo a gente che non intende in nessun modo difendere né giustificare”, ha esordito Lancini. “In una società dove pur di essere popolare ti attacchi al fenomeno del momento, a qualcosa che fa tendenza, pur di dire la tua allaghi di insulti. E poi c’è un tema specifico, che riguarda non solo la sgradevolezza ma la violenza nei riguardi del contenuto. Ritengo che ai bambini sia giusto farli vivere, sperimentare la loro crescita, giocare come vogliano e poi vedere quali tipo di identità si costruiscono. Oggi purtroppo si proiettano le fragilità di tutti noi prima sui social, ma bisognerebbe insegnare anche agli adulti a proteggere se stessi, e non solo ai bambini, da una comunicazione che arriva a troppe persone per non poter pensare di raggiungere anche della gente che ha dei problemi”.
Baracchini ha sottolineato come tanti se la siano presa non solo con il piccolo Marc ma soprattutto con i suoi genitori, colpevoli di averlo “vestito da bambina”. Ma come dovrebbero comportarsi le mamme e i papà, ha domandato il conduttore di RaiNews24.
“Viviamo una cultura che continua a confondere il fatto che l’educazione sarebbe un ammaestramento, un vincolare, un regolamentare. Certo che bisogni aiutare i figli ad avere delle regole, a muoversi mentre crescono, però esiste più che mai una società dove si fatica enormemente a fare esprimere le emozioni dei bambini per quelle che sono. Emozioni che possono essere la paura, la tristezza, la rabbia o anche scelte come quella di decidere come vestirsi e come festeggiare un compleanno. Su questo bisognerà mettersi d’accordo. O andiamo sempre di più in direzione del fatto che il problema delle nuove generazioni sarebbe quello che hanno avuto troppo, che non abbiamo regolamentato, che i genitori sono degeneri se non incalanano i figli dentro dei modelli specifici, oppure accettiamo il fatto che il problema delle nuove generazioni sia che non sono lasciate libere di esprimere emozioni che disturbano gli adulti. In questo caso non certo il padre e la madre, ma disturbano appunto persone che non hanno altro da fare che stare sui social pur di diventare popolarei e offendere qualcuno”.

E cosa consigliare a chi pubblica sui social le foto, i video dei propri figli, soprattutto se personaggi pubblici? “È un problema molto importante, uno dei segnali della dissociazione di questa società”, ha precisato Lancini a Baracchini. Per poi aggiungere:
“Questa è una società dove molta gente diventa nota grazie ai social, anche chi fa il mio mestiere in molti casi vive più tempo sui social che a fare altro. Però poi si lamenta del fatto che le nuove generazioni passerebbero troppo tempo sui social. È proprio una dissociazione. Quindi ci sono due aspetti. Nel primo mi domando se davvero pensiamo di non educare al digitale le nuove generazioni, visto che crescono in una società dove li riprendiamo alle recite dell’asilo, quando fanno il bagno al mare senza braccioli e poi gli vogliamo spegnere il cellulare quando lo devono prendere in mano loro. Il secondo aspetto riguarda un po’ una contraddizione: se sei un personaggio popolare accetti di vivere in una società dove la devi promuovere ogni giorno, quella popolarità, raccontando tutto te stesso, è ed chiaro che ti esponi. Decidiamoci. O costruiamo una vita nella quale accettiamo di vivere in un mondo più intimo o se accettiamo di raccontare tutto, compreso la pasta che mangiamo, le feste dei figli, incontreremo necessariamente delle persone che ci attaccheranno, che ci piaccia o meno”.

Baracchini si è voluto complimentare pubblicamente con Pedro, per non aver cancellato quella foto travolta dagli insulti, sottolineando come Marc, suo figlio di 8 anni, sia un “bellissimo bambino” che deciderà con cosa voglia giocare, “come divertirsi, chi diventare“, per poi ricordare come “non sarà certo quello che i genitori gli hanno consentito di fare a determinare in modo negativo il suo futuro“.
“La costruzione identitaria dipende da tantissimi fattori che noi sappiamo oggi essere molteplici, culturali, ambientali e che riguardano anche le origini”, ha concluso Lancini. “Credo che il percorso individuale di ognuno dipenda anche dai modelli educativi genitoriali, ma se la mettiamo in senso più ampio dipende appunto da una società dove i modelli di identificazione sono molteplici e riguardano una realizzazione di sé nel mondo. Penso che queste siano generazioni che sono state tanto ascoltate ma alle quali chiediamo di mettere a tacere tutte le emozioni che ci disturbano. Evidentemente a qualcuno disturba che un bambino festeggi la propria festa come gli pare e piace”.
