Pescara, due donne trans aggredite a distanza di mezz’ora: “Insultate, picchiate e minacciate”

Due aggressioni in 30 minuti contro donne trans a Pescara: un’ondata di odio tra insulti, sputi e botte. La rabbia delle vittime: "Qui non riesco più a vivere".

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Aggressioni a due donne trans a Pescara
Aggressioni a due donne trans a Pescara
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Due aggressioni a distanza di mezz’ora, nello stesso quartiere di Pescara centro, hanno riportato l’attenzione sulla condizione di insicurezza vissuta dalle persone trans in città. Protagoniste della vicenda sono Fabiana Gelsomino, 34 anni, originaria di Manfredonia ma residente a Pescara da oltre cinque anni, e Mia Cardellicchio, di Salerno. Entrambe hanno raccontato episodi di violenza subiti la sera di venerdì 25 settembre scorso tra piazza Santa Caterina e il parcheggio del Bingo.

Fabiana e Mia aggredite a Pescara
Fabiana e Mia aggredite a Pescara

Due donne trans aggredite a Pescara: il racconto di Fabiana

Le due donne trans, hanno raccontato al quotidiano Il Centro un clima difficile, fatto di insulti, aggressioni e minacce, che rende sempre più complicata la vita quotidiana. “Sono stanca di questa situazione, qui non riesco più a vivere”, afferma Fabiana. “Sono stata inseguita, insultata e picchiata da un perfetto sconosciuto per il fatto di essere una donna transessuale. Adesso è arrivato il momento di dire basta: me ne vado da questa città”.

Secondo il racconto della donna, l’episodio è avvenuto intorno alle 21.30. L’aggressione si è verificata in piazza Santa Caterina, nel cuore del cosiddetto “quadrilatero del degrado”. Secondo quanto riferisce Fabiana, un uomo l’ha seguita fino all’ingresso della sua abitazione: “Mi trovavo in piazza Santa Caterina quando uno sconosciuto ha iniziato a insultarmi e a sputarmi addosso”, spiega. “Mi diceva: ‘Trans, fai schifo. Ti devi vergognare’. Mi sono allontanata subito, ma quella figura mi ha seguita fin sotto casa: ha bloccato il portone ed è entrato con me, colpendomi con pugni e calci. Mi ha tirato i capelli e poi mi ha graffiata”.

Fabiana racconta di essere riuscita a divincolarsi e a correre nel suo appartamento. Da lì ha chiamato in aiuto l’amica Mia, che si è recata subito da lei insieme al marito. “Non è la prima volta che subisco insulti in pieno centro, anzi, mi capita spesso di incontrare estranei che mi sputano addosso. Ma questa volta ho deciso di non denunciare, tanto è inutile”.

“Denunciare non serve a nulla”

Il racconto di Fabiana Gelsomino al TgR
Il racconto di Fabiana Gelsomino al TgR

Fabiana spiega di non voler più sporgere denuncia, dopo esperienze passate che non hanno portato risultati. Il motivo sarebbe la mancanza di risposte da parte delle istituzioni. 

“Molte le forze dell’ordine e mi hanno detto: “Se non è in grado di dare nome e cognome dell’aggressore, la denuncia può anche farla, ma sappia che rimarrà qui nel mucchio”. Mi chiedo con quale logica, secondo loro, dovrei sapere il nome e cognome di uno sconosciuto”, ha commentato la vittima.

Un senso di frustrazione che porta la 34enne a pensare di lasciare Pescara: “È da cinque anni e mezzo che vivo qui, ma è una città troppo chiusa e provinciale. Non riesco ad andare avanti così: è come se, ogni volta che uscissi, dovessi chiedere alla gente il permesso di farmi vedere”.

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La seconda aggressione: minacce davanti al Bingo

Mentre Fabiana cercava conforto da Mia, un nuovo episodio di violenza si è verificato poco distante, nel parcheggio del Bingo, intorno alle 22. Questa volta la vittima è stata proprio Mia Cardellicchio, insieme al marito.

“Io e mio marito stavamo andando da Fabiana per prestarle soccorso”, racconta la donna, “conosciamo bene il degrado di piazza Santa Caterina perché abbiamo lavorato per mesi nel fast food. Una volta scesi dall’auto, si avvicinano due parcheggiatori abusivi, ubriachi e con bottiglie di birra in mano. Ci dicono che dovevamo pagarli perché, secondo loro, stavano lavorando”.

La risposta pacata di Mia non è bastata a calmare gli animi: “Ho spiegato che già pago l’abbonamento del parcheggio e che, dunque, a loro non dovevo nulla. Ed è in quel momento che sono iniziate le minacce: ci hanno seguiti fino all’uscita del parcheggio urlando: “Che bella coppia che siete. Girati trans, sto parlando con te, vieni qui”. Ho dovuto calmare mio marito perché non volevo che finisse male: loro erano ubriachi e avevano due bottiglie in mano”.

Mia aggiunge un altro episodio avvenuto durante una giornata di lavoro. “Mentre pulivo la strada, fuori al locale, una di queste figure si è avvicinata dicendomi: “Ti pago cento euro se vai a letto con un mio amico”. Una violenza inaudita”.

Secondo la donna, le molestie non si limitano alle aggressioni fisiche, ma si estendono anche alla sfera più intima e personale. “Spesso le persone pretendono di sapere se ho completato o meno la transizione di genere. Quando indosso una gonna mi guardano in mezzo alle gambe, nel tentativo di scoprirlo, e fanno commenti idioti tra di loro”.

“Serve forza, ma non mollate”: l’appello

Oltre alla denuncia pubblica, Mia ha voluto lasciare un messaggio diretto alle persone trans che vivono situazioni simili. “Spesso le persone pretendono di sapere se ho completato o meno la transizione di genere. Quando indosso una gonna mi guardano in mezzo alle gambe, nel tentativo di scoprirlo, e fanno commenti idioti tra di loro. A chi vive una situazione simile voglio dire: serve tanta forza, perché è una battaglia senza fine. Ma non mollate. Dovete pensare: “So chi sono e tutti gli altri non contano””.

Infine, un appello anche a chi continua a insultare e a minacciare: “Non si può giudicare una persona senza conoscerla. Ognuno di noi combatte la propria battaglia e, dunque, bisogna portare rispetto”.

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