Il suo corpo, Pierluigi Lenzi ha deciso di metterlo al centro, per dispensarci piacere, godimento, morbosità. Per ricordarci quanto ci piace essere svergognate senza ritegno. Quanto ci piace guardare ed essere guardati. “Pier”, il progetto audiovisivo firmato da Teresa Sala e in parte presentato al prossimo Gender Bender dal 30 Ottobre all’8 Novembre a di Bologna, è questo: un atto di riappropriazione politica e sensuale, un cortocircuito di sguardi che rende visibile ciò che la società ancora rimuove: la sessualità delle persone con disabilità. L’occasione però non è il solito – certamente necessario – momento di rivendicazione, ma un tuffo in forma di cortometraggio nell’erotismo voyeur.
Nel corto Look@Me, spin-off del progetto principale, Pier entra in un bagno di un club, incrocia lo sguardo di un uomo e, dopo poche esitazioni, lo trascina in un incontro di carne, curiosità, capezzoli, cazzi, peli, culi, pelle e liquidi. La scena non concede nulla all’edulcorazione o al pietismo. È sesso, semplicemente sesso. Un coro di occhi gode nel guardare dagli spioncini i due uomini avvolgersi nel tuffo sessuale.
“Come cambia il nostro sguardo,” si chiedono gli autori, “quando scopriamo che uno dei due è su una sedia a rotelle?”. Cambia tutto, e ci mancherebbe. Perché scopriamo nuove lande di piacere. E quello che solitamente da disprezzo si trasforma in un pietismo politicamente corretto, qui diventa eccitazione: e siamo tutte bagnate. Dunque scopriamo qualcosa di noi.

Pier non si vergogna del suo piacere: lo mostra, lo espone, lo teatralizza. Fa il camboy, gioca con la videocamera, flirta con l’osservatore. È qui che il progetto diventa queer in senso pieno: perché mette in crisi la norma, non solo quella del corpo conforme, ma anche quella della sessualità sorvegliata, addomesticata, presentabile. Uno stimolo prezioso in questi tempi di conformismi di ritorno, travestiti da rivoluzioni patinate delle rivoluzioni da tastiera. Il desiderio di Pier “disfa” il genere e la corporeità (cit.), le attraversa come performance instabili, mostrandoci che il corpo non è mai naturale, ma continuamente costruito, esposto, immaginato.
Nel suo farsi guardare, Pier rovescia l’asimmetria dello sguardo. Non è più oggetto di compassione, ma soggetto di erotismo. Eccoci sue schiave, dominate dalla sua ferocia sessuale. La disabilità non è più un di meno, ma un di più dell’eros. La disinibizione di Pier diventa contagiosa, quasi pedagogica. Ci invita a liberarci anche noi, a smettere di concepire il sesso come un campo delimitato, governato da estetiche o prestazioni, e a riscoprirlo come territorio queer per eccellenza: luogo di esplorazione, di possibilità infinite, di giochi e confessioni.
Pier, in fondo, ci parla di tutti noi. Di come ogni corpo ferito, desiderante, bastonato, in transito, cerchi un modo per dire: guardami. Non per essere compatito, ma per essere desiderato.
Al Gender Bender martedì 4 novembre ore 18.30, presso il DAS (Dispositivo Arti Sperimentali), dopo la visione del cortometraggio Pierluigi Lenzi e la regista Teresa Sala saranno in dialogo con Valeria Alpi (giornalista che si occupa di inclusione, accessibilità, sessualità e violenza di genere in relazione alla disabilità).
