Secondo l’OMS una persona su sei in età riproduttiva ha a che fare con l’infertilità nel corso della propria vita. Un dato significativo che in Italia si scontra con la gelida indifferenza dello Stato davanti alla piena realizzazione dei cittadini, in contrasto con i principi cardine della nostra Costituzione.
Nel nostro Paese, grazie alla legge 40 del 2004, approvata sotto dettatura della Chiesa Italiana, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono consentite soltanto a coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi. Nel paese dio-patria-famiglia conformato al conservatorismo cattolico, le coppie di donne e le donne single non hanno accesso alla PMA sul territorio italiano, e sono costrette a realizzarla all’estero.
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Le conseguenze dell’infertilità su salute e vita sociale
Sempre secondo l’OMS, l’infertilità ha ricadute dirette su salute fisica, benessere psicologico e vita sociale. Chi ne soffre, soprattutto le donne, affronta spesso stigma, violenza, separazioni, stress emotivo, ansia e depressione. L’OMS ricorda che decidere se, quando e quanti figli avere è un diritto umano fondamentale, e che l’infertilità può negarne la piena realizzazione.
Tra le persone che possono aver bisogno di cure per la fertilità, l’OMS include esplicitamente coppie eterosessuali, coppie dello stesso sesso, persone non in una relazione di coppia, persone anziane e chi ha condizioni mediche specifiche. L’accesso a queste cure resta però profondamente diseguale: nella maggior parte dei Paesi la fertility care è raramente prioritaria nei sistemi sanitari pubblici, penalizzando in particolare le persone povere, non sposate, con minore istruzione o già ai margini.
L’Italia e la crisi demografica
L’Italia è inoltre uno dei Paesi con i più preoccupanti dati di denatalità al mondo: -3,9% nel 2025 sul 2024 (Istat). Tutti gli indicatori dei trend demografici per i prossimi decenni descrivono uno scenario preoccupante per la tenuta del sistema-Paese, a causa dell’invecchiamento della popolazione (l’Italia è il paese UE più anziano) e del collasso del sistema pensionistico. Il quadro finora ha indotto i governi degli ultimi anni a mettere in campo timide, e finora sterili, politiche di aiuto alle famiglie composte da uomo e donna.
Cosa hanno detto le sentenze della Corte costituzionale
Eppure c’è spazio per dare più diritti alle donne italiane che desiderino avere figli in progetti di vita da single o in coppie lesbiche. Con la sentenza n. 69/2025, la Corte ha chiarito che non esistono ostacoli costituzionali a estendere l’accesso a donne single e coppie di donne, e che la palla passa al Parlamento. Con la sentenza n. 68/2025 sulle famiglie arcobaleno composte da mamme, è stato riconosciuto ai nati da PMA con due mamme il diritto a essere riconosciuti da entrambe le madri fin dalla nascita.
30.000 bambini nati grazie alle sentenze
Dal 2004, le sentenze che hanno smontato pezzo dopo pezzo la legge 40 hanno prodotto vite. La sentenza 151/2009 ha eliminato il limite dei tre embrioni, restituendo al medico la valutazione caso per caso. Nel 2014 è caduto il divieto assoluto di fecondazione eterologa, aprendo l’accesso a migliaia di coppie. Nel 2015 è arrivato il diritto alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche. Il risultato, secondo l’Associazione Luca Coscioni, sono oltre trentamila bambini nati in Italia grazie alla cancellazione di divieti dichiarati incostituzionali: bambini che, se quei divieti fossero rimasti, non sarebbero mai nati. Smontare un altro pezzo della legge 40 significa creare spazio per nuove nascite, nuove famiglie, maggior qualità della vita dei cittadini.
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Petizione e proposta di legge: due strumenti diversi
È dunque importante sollecitare il Parlamento a legiferare. È già stata depositata alla Camera una semplice petizione con oltre 45.000 firme raccolte. Ora è necessario firmare una proposta di legge di iniziativa popolare vera e propria: per depositarla in Parlamento servono 50.000 firme certificate entro 6 mesi, con un iter di raccolta più formale (tavoli fisici e piattaforma dedicata).
La proposta di legge “PMA per tutte”
È quello che fa la proposta di legge “PMA per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che chiede di modificare l’articolo 5 della legge 40/2004 per eliminare l’ultima discriminazione rimasta nell’accesso alla procreazione medicalmente assistita
Come sottolinea Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, la giurisprudenza costituzionale ha già riconosciuto il diritto alla piena genitorialità per chi nasce da queste tecniche, ma resta un divieto assurdo per chi è single o in coppia con una persona dello stesso sesso, che si vede costretto ad andare all’estero. Un divieto, dice Gallo, “che va rimosso“. Sulla stessa linea Francesca Re, coordinatrice della campagna “PMA per tutte” (in cui banchetti di raccolta firme sono presenti anche in molti Pride italiani): con la riforma proposta si è scelto di parlare non più di coppie di sesso diverso, ma di coppie e persone singole, superando ogni riferimento a matrimonio e convivenza.
Chi firma questa proposta di legge chiede tre cose
- Accesso garantito a tutte le donne maggiorenni, sole o in coppia, indipendentemente dall’orientamento sessuale
- Eliminazione del riferimento a matrimonio e convivenza come condizione per accedere alla PMA
- Aggiornamento della definizione di infertilità, includendo anche le cause non mediche
L’obiettivo è anche quello di porre fine al “turismo procreativo”: oggi solo chi può permetterselo economicamente va all’estero per accedere a tecniche già legali in altri 32 Paesi europei. “Ho dedicato quasi due anni della mia vita al mio progetto di fertilità” racconta a Gay.it Donatella G., donna single, cardiologa in un noto ospedale pubblico piemontese “e ho speso parecchie migliaia di euro nei miei vari viaggi in Spagna: alla fine non sono riuscita e mi chiedo come sarebbero andate le cose se avessi potuto accedere alla pma in Italia“.
La decisione spetta ora al Parlamento, e la proposta di iniziativa popolare punta a costringerlo a discuterne.
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