Famiglie arcobaleno, svolta epocale dalla Corte Costituzionale: i figli di due madri saranno riconosciuti alla nascita

Stop alle lunghe trafile giuridiche e burocratiche poiché la madre intenzionale potesse "adottare" il proprio bambino, nato da un progetto di genitorialità condivisa. Miri, Rete Lenford: "Le impugnazioni agli atti di nascita sono destinate a decadere".

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Amore Universale Famiglie Arcobaleno
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“Finalmente lo Stato riconosce che un bambino può essere figlio di due madri”. Con queste parole – pronunciate a caldo dall’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford – si potrebbe sintetizzare l’epocale sentenza della Corte costituzionale n. 68 del 2025, depositata oggi, ma discussa in udienza pubblica lo scorso 26 febbraio. Una decisione che mette la parola fine a un’ingiustizia protrattasi troppo a lungo: quella dell’adozione in casi particolari come unico strumento giuridico per il riconoscimento della genitorialità nelle coppie di donne.

 

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La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 40/2004, nella parte in cui non consente che un bambino nato in Italia da PMA effettuata all’estero possa essere riconosciuto alla nascita come figlio non solo della madre biologica, ma anche della madre intenzionale, ovvero colei che ha condiviso responsabilmente e consapevolmente il progetto genitoriale. Una vera e propria svolta: da oggi la bigenitorialità per le coppie di donne è un diritto pieno e riconosciuto sin dalla nascita, senza bisogno di ricorrere a trafile giudiziarie, né di passare per l’umiliazione di un’adozione che sanzionava, più che tutelava.

L’effetto è immediato. I bambini nati da due madri, se concepiti con il consenso di entrambe tramite tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) svolte in un Paese dove tale pratica è legale, avranno automaticamente lo status di figli di entrambe. Non serviranno più decreti del tribunale, udienze, relazioni dei servizi sociali, né autorizzazioni del giudice tutelare. Come ha sottolineato lo stesso Miri, che ha patrocinato il caso discusso davanti alla Corte, “non ci saranno più i bambini scoperti: nemmeno per un istante della loro vita“.

Una frase che contiene tutta la portata storica della pronuncia: una liberazione giuridica dalla precarietà affettiva e dallo stigma istituzionale. Una rivoluzione per quei figli che, fino a ieri, vivevano protetti da due genitori nella vita, ma tutelati da uno solo sul piano del diritto.

Non è un caso che proprio Rete Lenford, da anni in prima linea nella difesa giuridica dei diritti LGBTQIA+, sia stata tra le protagoniste assolute di questa conquista. La sentenza arriva infatti a coronamento della campagna “Affermazione Costituzionale, lanciata nel 2023 per chiedere alla Consulta di colmare un vuoto normativo ormai divenuto insostenibile. Dopo i ripetuti moniti rimasti inascoltati, tra cui quello contenuto nella sentenza n. 32 del 2021, questa volta la Corte ha scelto di intervenire direttamente. “Lo Stato, la Costituzione – ha detto ancora Miri – riconosce finalmente che un bambino può essere figlio di due mamme“.

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Una dichiarazione che acquista un peso ancor maggiore se letta alla luce del contesto politico e giuridico dell’ultimo biennio. Dal marzo 2023, con l’invio della circolare Piantedosi agli uffici dello stato civile, il governo Meloni aveva inaugurato una stagione di attacchi sistematici contro le famiglie omogenitoriali. La disposizione ministeriale invitava esplicitamente i sindaci a non registrare i figli di coppie dello stesso sesso come figli di entrambe le madri, anche quando erano già stati iscritti regolarmente. Un invito che ha innescato una vera e propria offensiva repressiva, passata per il sostegno istituzionale alle procure che impugnavano gli atti di nascita, con lo scopo di cancellare legalmente una delle due madri.

Il caso più eclatante è quello di Padova, dove la procura ha impugnato ben 38 atti di nascita con il sostegno esplicito del Ministero dell’Interno. Anche a Milano si sono moltiplicate le iniziative simili. Bambini che da un giorno all’altro si sono visti disconosciuti, famiglie convocate in tribunale, madri costrette a difendere il loro legame affettivo di fronte allo Stato.

Ora tutto questo cade. Come confermato da Miri, la sentenza della Consulta implica la decadenza automatica delle impugnazioni pendenti, tra cui quelle ancora in corso a Padova e in numerosi altri tribunali italiani. Non è più legittimo, né ammissibile, contestare un atto di nascita che riporti due madri, se la nascita è avvenuta a seguito di PMA all’estero con il consenso di entrambe.

Nel frattempo, il governo prosegue però la sua crociata contro le famiglie arcobaleno su più fronti: il disegno di legge per rendere la GPA un reato universale, le continue dichiarazioni contro la cosiddetta “ideologia gender”, l’invocazione della tutela dei minori come strumento per colpire la genitorialità queer. Ma la realtà – e la Costituzione – hanno dimostrato di avere la pelle dura. E la società civile ha risposto con una forza inedita: le piazze di Milano, Roma, Venezia, le voci di Famiglie Arcobaleno, Arcigay, Rete Lenford, tutte unite nel denunciare l’ipocrisia e la violenza istituzionale, nel rivendicare un’uguaglianza che fosse finalmente riconosciuta non solo nei sentimenti, ma nella legge.

La sentenza n. 68/2025 non sarà dunque ancora l’approdo, ma senza dubbio il primo passo strutturale verso un pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. Un punto fermo da cui non si torna indietro ed un chiarimento giuridico che suona come un monito alla politica: non potete più ignorare questi bambini, non potete più cancellare questi genitori.

© Riproduzione riservata.

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