Può la musica classica essere queer? Non sarò io a rispondervi che non so leggere nemmeno uno spartito, ma il Poiesis Quartet, primo quartetto da camera dichiaratamente queer nella storia della musica classica. Composto dal violino Sarah Ying Ma (they/she) e Max Ball (they/he), la viola Jasper de Boor (ogni pronome), e il violincello Drew Dansby (he/him), il quartetto ha ricevuto il Fischoff Chamber Music Competition (USA), premio prestigiosissimo presso il più grande concorso di musica da camera del mondo.

Nelle loro esibizioni giocano e ribaltano le regole musicali, unendo ‘classico’ e ‘contemporaneo’ in una contaminazione di generi che rispetta le origini e al contempo guarda al futuro.
Quest’anno saliranno sul palco della XXIV edizione dell’Emilia Romagna Festival, itinerario musicale di 56 concerti e 37 location nelle province della regione, dove il quartetto si esibirà il 21 agosto al Chiostro del Museo San Domenico di Imola, il 23 agosto alla Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo a Fontanelice (Bo), il 26 agosto al Chiostro di Santa Lucia a Forlì e il 28 agosto alla Rocca di Bagnara di Romagna (Ra), in compagnia del maestro di clarinetto, Claudio Mansutti, e presentando per la prima volta in Italia i brani degli autori contemporanei italo americani Eleanor Albera e Kevin Lau: Quartetto d’archi No. 2 e il Quartetto d’archi No. 3.
Noi di gay.it abbiamo fatto loro qualche domanda per conoscerli meglio.
Per iniziare, mi raccontate la ‘genesi del Poiesis Quartet? Come vi siete conosciutə e com’è iniziato tutto?
Poiesis è nato quasi due anni fa quando Sarah ha contattato Drew per trovare un gruppo di studenti e iscriversi al Oberli Oberlin Conservatory’s Advanced String Quartet Seminar. Ci siamo incontrati tramite amici in comune e iniziato a studiare insieme la Bartok’s Fifth String Quartet come nostro primo pezzo. Il nome del gruppo è stata un’idea di Sarah – ‘poiesis’ proviene da una parola greca che significa creare qualcosa dove non è mai esistito prima.
Cosa vi entusiasma di più del partecipare al XXIV Emilia Romagna Festival?
Non vediamo l’ora di avere l’opportunità di interfacciarci con il pubblico di un altro paese e presentare uno dei nostri repertori preferiti, insieme alle nuove collaborazioni musicali che porteremmo avanti come Mozart’s Clarinet Quintet. Ma la cosa che ci gasa di più è assaggiare quel cibo delizioso!
Potete spiegare a tutti noi ‘profani’ cosa significa unire ‘classico’ e ‘contemporaneo’ nel vostro repertorio?
Siccome siamo un quartetto di archi, abbiamo assorbito le tradizioni della musica classica alla base. Ci approcciamo al programma onorando la vasta tradizione della musica da camera ma anche esplorando voci e prospettive di artisti e compositori ancora in vita. Questo potrebbe significare unire un quartetto di Beethoven con un lavoro scritto negli ultimi dieci anni, o nuovi repertori musicali, e persino incorporare elementi di visual art o spoken word nelle nostre performance. Stiamo sempre pensando a nuovi modi di intrattenere il nostro pubblico, soprattutto tramite i social media.
Pensate che il vostro ambiente sta diventando sempre più inclusivo per le persone queer? Com’è stata la vostra esperienza?
Crediamo stia diventando più inclusivo soprattutto grazie alla visibilità e il lavoro di networking. C’è una lunga tradizione di travestitismo e ribaltamento degli stereotipi nelle forme di arte classica come l’opera e il balletto, e siccome sono le origini su cui si fonda molta musica da camera, l’estetica queer è stata assorbita anche nel nostro campo. Per nostra esperienza, c’è una crescente consapevolezza e visibilità delle identità queer nella musica da camera. Costruire delle comunità queer dentro l’industria aiuta e facilita anche la mentorship, e crea spazi aperti al dialogo, educando il pubblico al contributo fondamentale e interdisciplinare degli artisti queer alla performance musicale.

Che rapporto avete con la tradizione? E come cercate di ‘infrangerla’?
Per noi, la ‘tradizione’ è rappresentata da compositori come Beethoven, Haydn, Brahms, e altri altrettanto famosi. Sebbene sia importante studiare i loro lavori nel profondo, crediamo che la musica da camera sia più accessibile e olistica quando incorpora generi e stili musicali con cui le nuove generazioni sono cresciute per tutta loro vita. Lo stesso vale per quella musica che si unisce ad altre discipline come teatro, danza, e film. Nel nostro programma per l’ERF 2023, stiamo incorporando numerose composizioni che uniscono musica non classica al loro quartetto d’archi – tra questi Joe Hisaishi un compositore musicale cinematografico per a Studio Ghibli, Eleanor Alberga che è influenzata dalla musica folk giamaicana, e Kevin Lau che unisce elettronica e american rock.
Qual è il cliché che vi ha più stufato sulla musica classica?
Che se qualcuno non ha familiarità con la musica classica, significa che non ascolta musica in generale o non ha un’ampia conoscenza o educazione nel campo. In realtà, la musica ha un ruolo importante nella vita di chiunque – cresciamo con musica che spazia tra pop, rock, hip hop, o musica sacra. Questi generi più ‘ popolari’ hanno avuto molto più impatto sulle performance di musica classica di quanto le persone credono.
C’è stato un incontro – che sia un mentore, un artista, o chiunque vi venga in mente – nella nostra vita che è risultato essenziale per il vostro percorso? Qualcuno che vi ha trasmesso la sicurezza e la forza di andare avanti anche nei periodi più duri?
Il nostro mentore è stato Keith Robinson, anche conosciuto come Robby, violoncellista fondattore del Miami String Quartet. Era uno dei giudici quando abbiamo partecipato al Fischoff Competion, e sin dall’inizio ha creduto nel nostro potenziale, ci ha sempre incoraggiatə, e non si è mai stancato di battersi per le nostre carriere. Non avremmo probabilmente avuto metà delle opportunità ricevute nell’ultimo anno se non fosse per lui.
Secondo la vostra opinione persona, qual è la composizione musicale più queer in circolazione? Qualcosa che quando l’ascoltate (o la suonate) vive senza regole precostruite, confini di genere, e vi fa sentire voi stess?
Il nostro violoncellista, Drew, ritiene che sia la Poulenc Cello Sonata. Francis Poulenc era uno dei primi compositori apertamente gay nella musica da camera. Nel suo lavoro iincarna l’amore queer con melodie avvolgenti, delicate, e impressioniste. Ci sono così pochi pezzi che riescano a calibrare violoncello e piano, e per questo, suonarla è veramente gratificante. Con cambi veloci sia teneri che seri, sia seducenti che frastagliati, Poulenc esplora anche i conflitti interiori con la propria identità,, in particolare quelli morali legati alla fede religiosa.
Qui tutte le info per partecipare alla nuova edizione dell’Emilia Romagna Festival.
