Anche in Polonia, come in Italia, la Giustizia riesce a difendere le minoranze dai venti della politica, soprattutto quando i tempi sono feroci verso cittadin3 non ritenti3 conformi * al canone imposto dal vento della politica di turno.
La Corte Suprema Amministrativa della Polonia ha ordinato oggi che il matrimonio tra due uomini polacchi celebrato in Germania nel 2018 venga trascritto nel registro civile, in un paese che ancora non riconosce alcuna forma di unione tra persone dello stesso sesso.
La decisione dà esecuzione alla storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 novembre 2025, che aveva stabilito l’obbligo per tutti gli Stati membri di riconoscere i matrimoni omosessuali legalmente contratti in altri paesi UE.
Il caso è quello di Jakub Cupriak-Trojan e Mateusz Trojan: sposatisi a Berlino nel 2018, al ritorno in Polonia si sono visti rifiutare il riconoscimento del loro matrimonio dall’ufficio di stato civile di Varsavia, che la Costituzione polacca non riconosce.
Il caso era arrivato nel 2023 alla Corte Suprema Amministrativa, che prima di decidere aveva rinviato la questione alla Corte di Giustizia Europea, chiedendo se il diritto europeo impedisca a uno Stato membro di rifiutarsi di riconoscere matrimoni celebrati in un altro Stato membro.
La Corte UE aveva concluso che rifiutare il riconoscimento di un matrimonio legalmente valido è contrario al diritto UE perché viola la libertà di circolazione e il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e può causare gravi disagi a livello amministrativo, professionale e personale, costringendo i coniugi a vivere come se fossero non sposati.
Con la sentenza del 25 novembre 2025, la Corte aveva anche chiarito che laddove uno Stato membro preveda un’unica procedura per il riconoscimento dei matrimoni contratti all’estero, come la trascrizione del certificato nel registro civile, è tenuto ad applicarla in modo non discriminatorio, indipendentemente dal sesso dei coniugi. La Corte aveva tuttavia precisato che la sentenza non obbliga la Polonia a introdurre nel proprio ordinamento il matrimonio tra persone dello stesso sesso, poiché la competenza a disciplinare il matrimonio resta esclusiva degli Stati membri.
Oggi la Corte Suprema Amministrativa ha recepito quella pronuncia ribaltando le decisioni amministrative e giudiziarie precedenti e ordinando all’ufficio di stato civile di procedere alla trascrizione entro 30 giorni dalla ricezione degli atti. L’avvocato della coppia, Paweł Knut, ha commentato: “È un precedente che invertirà la prassi attuale. È molto importante che sia stato chiarito che l’articolo 18 della Costituzione non può bloccare la trascrizione“.
La sentenza è avrà effetti ben al di là del caso specifico: gli uffici del registro civile di tutto il paese saranno ora tenuti a seguire la stessa interpretazione, e gli analisti legali prevedono un’ondata di contenziosi conseguenti in materia di diritti genitoriali, pensioni di reversibilità e altri benefici collegati allo status coniugale.
ILGA-Europe, che ha supportato i ricorrenti e i loro legali dello studio KMA Law, ha parlato di “vittoria per le tante coppie dello stesso sesso in Polonia private del riconoscimento del matrimonio per anni” e di “primo passo verso l’uguaglianza“, sottolineando che l’attuazione concreta della sentenza sarà cruciale.
