Mobilitazione europea sulle politiche anti-LGBTI di Viktor Orban, via alla raccolta firme

Possibile LGBTI+ si appella alla Commissione e al Consiglio europeo affinché pongano fine al regime instaurato da Viktor Orban in Ungheria.

Mobilitazione europea sulle politiche anti-LGBTI di Viktor Orban, via alla raccolta firme - Lettera ungheria IT 1 - Gay.it
4 min. di lettura

È stata pubblicata oggi su Change.org una lettera aperta indirizzata alla Commissione Europea e al Consiglio europeo firmata da gruppi politici LGBTI europei di Francia e Italia. A rappresentare l’iniziativa per l’Italia è Possibile LGBTI+, che da subito si è speso per un appello congiunto con altre realtà europee per fare pressione affinché l’UE prendesse una chiara posizione contro le politiche di Viktor Orban, che da giorni ha di fatto instaurato un regime, puntando subito alla transfobia di Stato.

Già da tempo l’Ungheria, tramite le decisioni del proprio Governo, si è contraddistinta per un continuo attacco allo stato di diritto con ripetute violazione del rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali, ma oggi, con l’acquisizione di pieni poteri e la proposta di legge contro le persone trans, Orban segna un ulteriore colpo ai valori stessi su cui l’Unione è fondata“, commenta Gianmarco Capogna, portavoce di Possibile LGBTI che si occupa di promuovere il documento nel nostro Paese. “Non possiamo accettare che nel cuore dell’Europa si assista ad uno smantellamento della democrazia ai danni del popolo ungherese ed in particolare delle minoranze e delle persone LGBTI. Per questo motivo ci siamo mossi da subito per concordare un’azione politica chiara con altri gruppi europei che con noi condividono questa esigenza. Chiediamo a tutte le forze europeiste italiane ed europee di unirsi a questa richiesta e invitiamo le associazioni LGBTI e la società civile a rilanciare e sottoscrivere questo appello comune da rivolgere alle Istituzioni europee per chiedere il rispetto dei Trattati che rappresentano il nostro fondamento valoriale e il nostro orizzonte politico comune“.

La lettera, già tradotta in 4 lingue, è stata sottoscritta e lanciata da: Possibile LGBTI+ (Italia), HES – Socialistes et radicaux LGBTI+ (Francia), Comité Génération·s LGBTI+ (Francia). A seguire la missiva, mentre cliccando QUI potrete partecipare alla raccolta firme.

Lettera aperta alla Commissione e al Consiglio europeo

Il 31 Marzo 2020, il Governo ungherese di Viktor Orban ha annunciato di aver preso delle nuove misure a favore del contrasto all’epidemia di COVID-19. Tra esse vi è anche una modifica della legge finalizzata ad attaccare i diritti delle persone trans, un provvedimento annunciato proprio nella giornata mondiale della visibilità trans (TDoV).
Ovviamente queste sono solo alcune delle ultime decisioni, in quanto altre misure che calpestano le libertà e lo stato di diritto erano già state prese con una serie di provvedimenti che punivano i giornalisti colpevoli di diffondere “fake news” e che prevedevano la possibilità di prolungare indefinitamente lo stato di emergenza senza l’approvazione del Parlamento, senza nuove elezioni e con l’adozione, di poteri praticamente illimitati.
In questo periodo di crisi sanitaria, i Paesi dell’Unione Europea hanno adottato misure differenti e disposizioni legate allo stato d’urgenza incentrate sulla lotta contro l’epidemia. In ogni caso abbiamo la responsabilità di vigilare affinché queste misure siano limitate nel tempo e proporzionate rispetto alla posta in gioco.
In questo caso, il Governo ungherese ha deciso coscientemente di approfittare del periodo di emergenza sanitaria per continuare a scardinare passo dopo passo quello che restava in piedi dello stato di diritto, e ad attaccare le libertà, i diritti, le minoranze e le persone LGBTI.
Tra le varie politiche inutili e aberranti si inserisce quella che modifica le regole relative alla riassegnazione di genere presso lo stato civile, in totale violazione della giurisprudenza in materia. Una decisione che sfida i principi stessi dell’Unione Europea e che si trasforma in uno strumento per mantenere la pressione sulle cittadine ed i cittadini ungheresi. Ci schieriamo al fianco di tutte e tutti coloro che ogni giorno si battono per difendere e ristabilire la democrazia e, ancor di più, al fianco di coloro che non conosciamo e che subiscono maggiormente le misure devastanti ultra-conservatrici.
Questa “carta bianca per la restrizione dei diritti umani”, come sottolineato dal gruppo GUE/NGL al Parlamento Europeo e da Amnesty International, non può non ricevere una condanna concreta e chiara da parte della Commissione Europea e dal Consiglio dell’Unione. I capi di Stato e i Governi membri devono dimostrare di avere la volontà politica di non lasciare che venga stravolto, ad un livello mai visto in questi termini, il quadro comune in tutta l’Unione. La difesa dei valori dell’Unione Europea, la difesa dei diritti umani, sono elementi che non possono prescindere da una ferma e chiara condanna di queste azioni.
Le Ungheresi e gli Ungheresi non possono e non devono essere lasciati soli in questa situazione. Sono vittime di un Governo che nega le libertà e stravolge le regole più basilari della democrazia mentre continua a opprimere la popolazione LGBTI.
Noi, come organizzazioni politiche LGBTI, associazioni, cittadine e cittadini, siamo pienamente consapevoli che esistono dei meccanismi nei Trattati e negli altri testi europei per prevenire queste situazioni così come per condannarle nel momento in cui hanno luogo nei Paesi membri. Le violazioni dei diritti messe in atto dal Governo di Orban sono già state prese in considerazione tanto che ad essi è stato dedicato un rapporto parlamentare nel 2018, quello della deputata ecologista olandese Judith Sargentini, largamente sostenuto dalle forze di sinistra e da qualche centrista.
Il rapporto Sargentini sottolineava già i pericoli delle politiche messe in atto da diversi anni in Ungheria da parte del Primo Ministro: minacce alla libertà di stampa, messa in discussione dell’indipendenza del potere giuridico, attacchi regolari alle ONG, posizioni e dichiarazioni che rimandavano ad ideologie antisemite, graduale smantellamento di una serie di diritti sociali e civili. Oltre tutto ciò, l’attuale Governo ungherese, spalleggiato anche da quello ultraconservatore polacco, ha bloccato ogni rivendicazione della comunità LGBTI, ostacolandola e, laddove possibile, attaccando i diritti precedentemente ottenuti e si è speso per eliminare ogni riferimento alla parola “genere” nei documenti ufficiali dell’Unione europea.
Quanto fin qui sottolineato rappresenta un’arma contro la popolazione ungherese e chiaramente contro la popolazione LGBTI ed in particolare quella trans.
La Commissione europea e il Consiglio europeo devono agire. In particolare la nuova Commissione europea non può nascondersi dietro minacce velate e deve agire con coraggio per denunciare l’attacco alla democrazia a cui stiamo assistendo. Gli Stati membri dell’Unione devono perseguire necessariamente una procedura di infrazione contro l’Ungheria per la violazione ripetuta del mancato rispetto dello Stato di diritto e chiedere la sospensione del diritto di voto in seno alle Istituzioni europee in cui è rappresentato il Governo ungherese. Allo stesso modo crediamo che vadano bloccati i fondi europei a partire dalla prossima programmazione fintanto che non verrà ripristinato e rispettato lo Stato di diritto in Ungheria.
Il fatto che la stessa Iraxte Garcia, Presidente del Gruppo S&D, riconosca “la grave violazione, da parte dell’Ungheria, dei valori sui quali è fondata l’Unione”, conferma che il fatto che alcune popolazioni vivano ormai sotto una dittatura nel pieno cuore dell’Europa non è più un rischio ma una realtà.
Dal 2010, questa realtà non ha fatto altro che aggravarsi e le persone LGBTI continuano ad essere le prime a pagarne il prezzo. Un prezzo altissimo.
L’Europa non può più restare in silenzio.

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Renzo Loi 8.4.20 - 11:43

ha detto bene. infatti sono loro i pupazzi che rappresenteranno la lobby della finanza nel gertire lo schiavismo delle nazioni sepellite dalla crisi ,da loro indotta ,tramite una pandemia,di cui non sappiamo l'origine.

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Franzc Dereck 7.4.20 - 19:28

Tranquillo Sig Renzo Loi ! Vedra' che , dopo quelli sovietici del 56 , a Budapest arriveranno i carri armati di Macron e della Merkel

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Renzo Loi 7.4.20 - 18:47

ma che tempestivita'.nessuno di questi individui conosce la costituzione ungherese.guarda caso, conte giuseppi fa peggio di orban e nessuno protesta. decreti su decreti senza passare dal parlamento. x orban che ha applicato la costituzione x gli stati stati di neccessita ed emergenza, si grida alLA DITTATURA.E questa lobby dei falsi diritti x pochi e che li toglie ai piu', con la scusa dei gay offesi , si unisce strumentalmente ad una protesta su una fake notizia. FATE SCHIFO.

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