PoviaÈ meccanicamente perfetta la parabola di Povia. A distanza di diciassette anni, dice lui stesso con amarezza calcolata, “siamo sempre lì“. Solo che “lì” non è dove pensa lui. Il cantautore milanese ha annunciato sui social di non poter partecipare alla tappa del 6 maggio del True Love Impact di Monza, evento organizzato dal Consorzio Vero Volley con finalità di promozione dell’inclusione, sostenendo che il motivo sarebbe il suo celebre brano “Luca era gay“, arrivato secondo al Festival di Sanremo 2009. All’epoca il cantautore si era anche infilato in un riferimento alla propria presunta omosessualità, poi “guarita”, e poi smentita.
La sua versione: “Mi pagano per tapparmi la bocca, alla faccia dell’inclusione“. Il copione è noto, rodato, quasi confortante nella sua prevedibilità. Ma meglio ricordare cosa racconta “Luca era gay“: un uomo che scopre di non essere omosessuale dopo la terapia, la famiglia, il ritorno all’eterosessualità come approdo naturale. Un brano confezionato come storia d’amore che funziona, in realtà, come manuale della conversione, mentre il Parlamento Europeo ha appena raccomandato alla Commissione di vietare le pratiche riparative in tutti gli Stati membri (Von der Leyen e i suoi commissari dovranno pronunciarsi entro il 18 Maggio).
La canzone di Povia era una filastrocca melodica all’italiana, neanche tra le peggiori in termini musicali, nella quale la fluidità di genere era narrata come errore correggibile e l’omoaffettività come un territorio da cui tornare indietro. L’omosessualità come fase, come disturbo, come malinteso esistenziale. Nel testo si allude anche, in un tripudio di misoginia, che questo Luca ha avuto pure una mamma divorziata che gli ha voluto troppo bene. Perché, nel dubbio, è sempre nel femminile che risiede l’arcigna genesi delle non conformità.
Il True Love Impact è un evento dedicato all’inclusione, all’educazione e alla responsabilità sociale. Il Consorzio Vero Volley ha chiarito che Povia “non è esattamente in linea con il significato dell’evento“. Una formulazione diplomatica per dire l’ovvio.
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Nel frattempo, il 1° maggio, a Piazza San Giovanni, BigMama saliva sul palco del Concertone e ci regalava “Luca è gay”:
“C’era una volta, in un regno lontano, un ragazzo di nome Luca, il più bello del reame“. E giù un fiume di stereotipi volutamente ironici sull’orgoglio gay, da far impallidire persino alcune frange di arrembanti performativi LGBTIAQ+, i cosiddetti nazi-queer, sempre interessati al proprio ombelico esclusivista separatista.
Il passaggio più netto del brano di BigMama, che risuona come infilzata al brano di Povia, sta nel titolo: “era” lascia spazio a qualcosa che si può mettere in discussione, mentre “è” non chiede conferme. Insomma Luca non “era” gay, ma “Luca è gay”.
Per completezza di informazione sia messo agli atti che la gentile organizzazione del True Love Impact di Monza ha comunque pagato la parcella di Povia.
