Il Parlamento europeo ha approvato oggi il rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE. Nel testo, al paragrafo 57, i deputati chiedono esplicitamente alla Commissione europea di vietare le pratiche di conversione in tutti gli Stati membri dell’Unione.
Il voto è il risultato di un percorso iniziato nel maggio 2024, quando l’associazione ACT (Against Conversion Therapy) ha lanciato un’Iniziativa dei Cittadini Europei. Un anno dopo, il 17 maggio 2025, l’iniziativa aveva raccolto 1.245.839 firme valide, di cui 62.130 dall’Italia, superando le soglie minime in undici paesi UE. Con un milione di firme verificate, la Commissione europea è obbligata a rispondere pubblicamente: sì o no a una legge europea. La scadenza è il 18 maggio 2026.
Non è andata liscia. L’ECR, il gruppo europeo di cui fa parte Fratelli d’Italia, ha tentato di rimuovere dal testo proprio il paragrafo 57, quello sulle pratiche di conversione. Il tentativo è stato respinto. “L’ECR ha provato a rimuovere dal testo il paragrafo 57 che lo conteneva, ma il loro tentativo di legittimazione di queste orribili pratiche è stato respinto“, ha dichiarato Carolina Morace, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. “Il Parlamento europeo sta dalla parte dei diritti, mentre la destra ancora una volta non li riconosce“.
“Il voto di oggi dà voce a una battaglia portata avanti per anni e che finalmente trova un riconoscimento politico chiaro, grazie all’importante iniziativa di cittadine e cittadini europei che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme in Europa, di cui più di 62mila in Italia” spiega Alessandro Zan, responsabile Diritti del Pd ed europarlamentare in una nota “Il testo approvato riprende l’emendamento a mia firma già approvato in Commissione Libe, in cui si afferma chiaramente che le pratiche di conversione sono una violazione dei diritti fondamentali. In Italia, purtroppo sono ancora legali: il governo Meloni continua a non intervenire, lasciando un vuoto gravissimo nella tutela dei diritti”, conclude Zan.
Il voto di oggi è un atto politico, non una legge. Nel sistema istituzionale dell’UE, solo la Commissione europea può proporre nuova legislazione. Il Parlamento, eletto direttamente dai cittadini, può votare risoluzioni e rapporti che fanno pressione sull’esecutivo, ma non può legiferare autonomamente. Entro il 18 maggio, la Commissione presieduta da Von der Leyen dovrà annunciare se intende proporre una direttiva europea che vieti le pratiche di conversione.
Otto Stati membri (Belgio, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna) hanno già adottato divieti nazionali. L’Italia no. Quasi un quarto dei cittadini LGBTQ+ dell’UE ha subito qualche forma di pratica di conversione; in Italia la quota è una persona su cinque.
Articolo in aggiornamento.
