Qualcuno dice che ogni tacco alto, ogni boa rosa e ogni glitter esibito durante un pride sono delle medaglie che la comunità LGBT ha conquistato in anni di lotta. Ed è vero, perché quella che alcuni chiamano una carnevalata, in realtà ha radici molto più profonde. Non è mai stata solo provocazione. Il clima festoso è giustificato. L’abbigliamento è giustificato. La voglia di rivendicare i propri diritti è giustificata. 

Chi parla di carnevalata dimostra di non comprendere il senso del pride, perché quanto sia importante per un ragazzo gay, una ragazza lesbica, una persona bisessuale o transessuale. E per tutte le minoranze che compongono la sigla della nostra variegata comunità. Per capire lo spirito della marcia dell’orgoglio bisogna tornare ai Moti di Stonewall, nel 1969. A 50 anni esatti di distanza, quelle rivolte sono state trasformate in parate festose e musica, le violenze verso la Polizia sono ora slogan, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: orgoglio e rispetto.

Cosa rimane dei Moti di Stonewall nei Pride di oggi?

Se ci si chiede cosa ci sia di similare tra quanto avvenuto il 28 giugno 1969 e le parate di oggi, basta rifletterci un momento. Quasi ogni gesto dei Pride si ricollega al 1969. Non ci credete? Ecco qualche esempio.

  • Costumi e parrucche: le persone transessuali e gli artisti drag queen e drag king erano le vittime “preferite” da parte della Polizia e dai gruppi omofobi. Anche allo Stonewall Inn, durante la rivolta, furono loro a ribellarsi per le continue retate. Sono quindi dei protagonisti indiscutibili delle parate di oggi. Ogni parrucca e ogni tacco, che oggi indossiamo scherzosamente, ricordano coloro che per primi si sono battuti anche per i nostri diritti. 
  • Musica a tutto volume: la parata deve essere visibile. Deve attirare le persone. I partecipanti ai pride devono farsi sentire. Facendo chiasso si otterrà attenzione, e si potrà essere sicuri di essere ascoltati.
  • Fischietti: oltre alla musica, perché ci sono trombette e fischietti? Questo fatto risale proprio agli Anni ’60, quando nei quartieri frequentati dalla comunità LGBT si utilizzavano proprio dei fischietti per allertare tutti di un’aggressione, spesso da parte della stessa Polizia. Chi lo sentiva, sapeva cosa stava accadendo e decideva se andarsene o intervenire.
  • Tutti i colori dell’arcobaleno: perché bisogna essere così colorati? Molti pensano che non esistiamo (compresa la politica), la società non si preoccupa della comunità LGBT. Quindi, se vogliamo farci riconoscere, dobbiamo essere tutti visibili (non solo la parata in sé). E quale modo migliore, se non con tutti i colori dell’arcobaleno? 
  • Mezzi nudi: L’unico modo per essere ascoltati è la visibilità. E questa si ottiene anche essendo esagerati. Il pride ha senso proprio perché è eccessivo e colorato, perché è un momento di festa.
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Bisogna conoscere la storia della comunità LGBT per capire il vero senso di ogni parata. 

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