
Due sono i capisaldi della loro battaglia politica:
“La materia è seria e merita discussione ed approfondimento”e “va rispettata la differenza di vedute”.
Nessuno mette in dubbio la serietà della questione. Anzi.
Ma cari senatori, care senatrici, mettetevi seduti che vi svelo un segreto: non siamo alla vigilia di una rivoluzione. Il PD non si sta inventando nulla. L’Italia non sta per sperimentare nulla né farà da cavia per particolari innovazioni del diritto di famiglia. La stepchild adoption è uno strumento giuridico già presente nell’ordinamento del 90% delle democrazie occidentali. C’è già chi ha studiato, approfondito e valutato. Ed è il fior fiore della comunità scientifica prima e di quella educativa e politica poi. Voi non siete chiamati a perlustrare un terreno sconosciuto e senza bussola. Avete centinaia di esempi e di esperienze da studiare e valutare. Per questo trovo singolare che piuttosto che guardare all’occidente civilizzato come esempio da seguire vi siate rivolti ai paesi dove vige la sharia per copiare l’affido rafforzato dalla kafalah contenuta nella sharia.
Tutto questo fatta salva la vostra reale intenzione di approfondire la questione.

Per quanto riguarda il rispetto delle posizioni differenti. Beh, cari senatori e care senatrici, forse il rispetto non dovrebbe essere reciproco? Non è un filino arrogante chiedere rispetto a quei cittadini italiani oggetto del vostro sgangherato dibattito su fino a che punto sia legittimo ed accettabile discriminarli per legge?

Non è più una questione politica. È una questione di dignità umana. Una questione che mi ha portato a farmi delle domande. A chiedermi fino a che punto io possa militare in un partito in cui si ritiene degna di rispetto una delle tante forme di omofobia. A chiedermi fino a che punto io possa militare nello stesso partito, fianco a fianco, con qualcuno che pensa che io sia cittadino di serie b, depositario di diritti di serie b, o peggio ancora che io sia una minaccia per i bambini con la mia azione di lobbismo.
E mi sono risposto. Mi sono detto che questo non può più essere il mio partito finché sentirà legittima la mia discriminazione. Ma non lascio le battaglie a metà. Continuerò a battermi affinché il ddl di Monica Cirinnà, che è già frutto di profonde mediazioni, venga approvato così com’è.
Adesso siete voi che dovete dimostrarmi di meritarvi il mio voto non più scontato.
Il 28 il ddl arriva in Aula. Smentite le mie perplessità, la mia rabbia e il pessimismo. Fate la cosa giusta. Anzi non giusta, fate una cosa civile. Una volta tanto. Se ne siete capaci.
