Quella sconosciuta attrazione che non delude mai

Principi azzurri che sbucano all’improvviso alle nostre spalle e poi scompaiono, ma anche amanti focosi che all’alba svaniscono: sognare ravviva la quotidianità. Anche se non si vive di soli sogni.

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"Vi capita mai che vi piacciano proprio quelle persone che incontrate x caso, sconosciuti, che incrociate all’improvviso e con cui non avete alcuna possibilità reale di accorciare le distanze, vuoi per il tempo, vuoi per il contesto o altro… Stamattina ero in farmacia e vedo che dietro di me c’è un bellissimo rappresentante, vestito impeccabilmente, capelli gelatinati, occhi azzurro cielo, dall’accento tipicamente "modeneze" che si esprime in maniera molto semplice, per nulla impostato… ho avuto un tuffo al cuore! Ero al banco e di sottocchio notavo che mi osservava… almeno lo spero… Insomma sono uscito col cuore malinconico, perché ho compreso che ho voglia di innamorarmi… ma di un bellone come lui… che abbia un animo gentile…"

Ho conservato da tempo questo racconto di un lettore, non ricordo se giuntomi via mail o letto sul forum. Mi piaceva la semplicità della descrizione, quell’eccitazione crescente che sfociava addirittura in un sogno d’amore. Una perfetta descrizione di un moderno principe azzurro, col capello gelatinato e l’accento modenese. Non so quanti anni abbia l’autore del racconto ma credo che la libertà di sognare e di lasciarsi andare alle più sfrenate fantasie, romantiche o erotiche, non abbia limiti anagrafici.

Sognare… Credo sia una caratteristica di tutti gli esseri umani ma forse ancor più di noi omosessuali. Una  necessità che nasce quando ancora non siamo usciti allo scoperto, quando ci troviamo in contesti repressivi, quando non abbiamo chiaro se possiamo tentare una mossa azzardata o semplicemente quando ci manca il tempo di farlo. Una situazione imprevista, uno sguardo furtivo, qualche caratteristica che ci cattura immediatamente: basta poco perché l’immaginazione galoppi. Nulla ancora ci ha deluso e nulla ci deluderà mai di quella creatura che è apparsa fugacemente nella nostra vita. Niente a che vedere coi problemi quotidiani, con le piccole e grandi banalità dei rapporti reali.

Non è un caso che molte coppie finiscano per separarsi dopo brevi periodi, quando la consapevolezza reciproca ha eliminato ogni traccia di meraviglia e riportato la relazione su un piano concreto. “Non era la persona che credevo”, si dice spesso, credendo in tal modo di accusare l’altro quando invece la colpa forse è soltanto di chi pretende di ‘fidanzarsi’ con una proiezione dei propri desideri, fregandosene della persona in carne ed ossa che ha di fronte. Prima o poi la realtà si svela assai meno gradevole dell’immaginazione. Non solo sul piano sentimentale.

Lo ‘sconosciuto’ possiede infatti un fascino magnetico anche sul versante squisitamente erotico. Brevi ma travolgenti passioni scoppiano allora tra chi non si era mai incontrato prima e probabilmente nemmeno si rivedrà mai. Non è semplice ripetere ad oltranza quell’impatto, quell’istintiva attrazione verso una persona di cui non si sa nulla e su cui è possibile fantasticare senza limiti, aggrappandosi al suo corpo, addentandone le carni come si trattasse della fonte stessa della vita, della sorgente cui attingere spiegazioni riguardo il mistero dell’esistenza.

Per quanto necessaria, è bene però che la fantasia non diventi soffocante. Non credo di affermare nulla di originale dicendo che ogni relazione è impegnativa, in particolare quella di coppia. Banalità per banalità, aggiungerei però che talvolta l’impegno viene ricambiato, almeno quando lo si affronta con consapevolezza. Un partner magari non lascerà troppo spazio all’immaginazione ma nemmeno la preclude per sempre. E quando si è ‘davvero’ in due si è decisamente più forti che da soli.

Anche per quanto riguarda le conoscenze occasionali, basate su un puro scambio ormonale, credo che nessuna strada sia preclusa. Ossia, bisogna accettare il fatto che a volte non si avrà modo di rivedersi, e non ci si deve offendere quando ci si sente rispondere: “Grazie, ma ormai ci conosciamo…”. Quando è possibile, però, incontrare di nuovo qualcuno con cui si è vissuta una folle notte di passione, può valer la pena rischiare la delusione. Se dovesse andar male, pazienza: nessuno ci toglierà mai il ricordo della volta precedente.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini

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