"NON VOGLIO PIU’ BATTERE"

Intervista a J. T. Leroy, scrittore rivelazione giunto al suo secondo romanzo. Appuntamento stasera a Roma: lui ci sarà, insieme a Asia Argento e Nada. A leggere brani dei suoi romanzi.

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ROMA – J.T LEROY è nato nel 1980 nel West Virginia. Dall’età di sedici anni ha pubblicato racconti su riviste e su Internet con lo pseudonimo di Terminator. Ha vissuto gran parte della sua breve vita tra camionisti e prostitute insieme alla madre, Sarah. Poi a quindici anni, è approdato a San Francisco, dove ha continuato la vita di strada, prendendo ogni tipo di droga. Il suo primo romanzo Sarah (Fazi editore) è meraviglioso. Una favola nera e tenera, dove incantamenti e incantesimi, peripezie e santificazioni sono accostate a una violenza ancestrale e a una disorientante evanescenza sessuale. Il romanzo è stato tradotto in tutto il mondo e JT Leroy è stato paragonato a Flannery O’Connor, Dennis Cooper, Mark Twain, Jean Genet e altri grandi scrittori.

Arrivano i riconoscimenti, oltre che dalla critica, anche da parte di alcuni "idoli" di JT. Il regista John Waters lo definisce un genio, Bono Vox dichiara "JT mi ha fatto letteralmente perdere la testa!". I Garbage gli dedicano una canzone, Cherry Lips, da mesi ai vertici delle classifiche di mezzo mondo. Gus Van Sant ha appena finito di scrivere , insieme a JT Leroy, la sceneggiatura del film tratto dal suo primo romanzo. Tom Waits gli fa una commovente intervista su "Vanity Fair".

"NON VOGLIO PIU' BATTERE" - ingannevole - Gay.it

Nel frattempo è uscito il suo secondo romanzo Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (sempre pubblicato da Fazi). Nonostante l’eclatante successo di pubblico e di critica, JT rifiuta interviste, non compare in pubblico, si sottrae a radio e televisioni, non si fa fotografare. Negli Stati Uniti nasce il caso Leroy: chi è veramente questo bambino prodigio? Ma ecco svelato l’arcano: JT è solamente molto timido, addirittura, terrificato dalle apparizioni pubbliche. Ne ho avuta conferma personale incontrandolo a Roma alla presentazione del suo secondo libro (la prima volta fuori dagli Stati Uniti!) in occasione del I° Festival della Letteratura di Roma. Stasera, 4 giugno, Asia Argento e Nada, leggeranno alcuni brani tratti dal suo secondo libro, accompagnate dalla musica suonata da Franco D’Andrea, alla Basilica di Massenzio alle ore 21.00. JT Leroy leggerà invece alcune pagine tratte dal suo nuovo romanzo Harold’s End non ancora pubblicato in Italia. Nonostante la sua timidezza (che lo faceva letteralmente tremare alla conferenza stampa!) sono riuscito a fargli qualche domanda per Gay.it. Lui, magrissimo, piccolino, con una parrucca biondissima stile David Bowie prima versione ed occhiali rayban scurissimi. Dire che ha una voce flebile è un eufemismo. Ogni parola sembra a forza spinta fuori dalla bocca come un enorme macigno. Appena cercava di parlare sentivo dall’altra parte una mostruosa fatica…

JT, come hai iniziato a scrivere?

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Tutto è iniziato grazie al mio analista, il dottor Terence Owens. Mi ero rivolto a lui perché volevo suicidarmi ma avevo paura di andare all’inferno. Così andai in terapia sperando che mi dicesse che potevo tranquillamente suicidarmi, che l’inferno non esisteva. Sai, vedevo gli analisti come intellettuali razionali e atei. Aspettavo solo di liberarmi di quella fobia per potermi finalmente suicidare. Il dottor Owens invece capì di quanto avessi bisogno del suo aiuto. A me era sempre piaciuto leggere e scrivere e Owens mi dette la possibilità di avere un pubblico. Lui sapeva quanto odiassi gli assistenti sociali che cercavano di togliermi dalla strada. Così, con un trucco, mi chiese di scrivere le mie esperienze che lui avrebbe fatto leggere agli assistenti sociali a cui insegnava all’università, in modo da farli sentire "cosa fosse veramente la vita". Così, ovunque io fossi, ogni lunedì dovevo spedirgli un foglio con le mie esperienze. Mi ero comprato un piccolo fax che portavo nello zainetto. Spedivo pagine e pagine dai posti più impensabile: dai cessi dei grill, dai motel, dalla strada.

Quando scrivi dei nonni di Jeremiah in Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, sembra che ci sia un collegamento tra il sadomasochismo e la negazione della sessualità per motivi religiosi? E’ stato intenzionale?

L’unico modo di ricevere amore da mio nonno, l’unico modo di essere toccato da lui, era di essere punito, e spesso era così anche con la mamma. E quando cresci con questo tipo di cose, l’idea di essere picchiato sembra dolce. La Bibbia è piena di queste stronzate. La gente la prende alla lettera e picchia i propri figli perché lì si dice che è così che si fa. Voglio che le persone si rendano conto di quanto malato sia tutto questo.

Dopo aver vissuto con tuo nonno, (un predicatore religioso fanatico) che rapporto hai con la fede?

Credo di avere qualche tipo di fede… non propriamente credo in Dio, perlomeno non come mio nonno, ma ho una mia fede. Si.

Puoi dirmi qual’è stato il momento più bello della tua vita?

Guarda non ho un momento particolare che ricordo… fammi pensare… beh un momento che ricordo con piacere è quello che ho vissuto alla lettura pubblica del mio libro. Io non amo andare alle presentazioni ma in due occasioni sono andato, a New York ed a Los Angeles, ed è stato bellissimo. Sentire persone che io stimo moltissimo leggere cose scritte da me, mi ha entusiasmato!

Invece c’è una cosa di cui hai ancora paura?

Quella di dover tornare sulla strada a prostituirmi, non voglio che accada mai più!

Che libro stai leggendo attualmente?

L’ultimo libro di Michael Chabon (non ancora pubblicato in Italia) te lo consiglio.

Vivi sempre a S. Francisco?

Si. E’ la città che ho scelto perchè in questa città abita il mio analista. Oggi è lui la mia vita.

Poi JT mi è stato portato via. Giustamente. Lo devono proteggere da tutte le persone, come me, che starebbero ore ed ore a fare domande. Sui libri, dei suoi personaggi, della sua vita. Una cosa in più l’abbiamo scoperta. JT Leroy esiste, eccome! "E’ del resto del mondo che a volte metto in dubbio l’esistenza", come diceva David Wiegand, un giornalista del S. Francisco Chronicle.

di Fabio Canino

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