Riccardo Pezzicoli incanta a The Voice Kids tra sogni e talento. I commenti online e il peso di pregiudizi e stereotipi

Il talento di Riccardo Pezzicoli conquista The Voice Kids. I commenti online mostrano però quanto sia fragile la tutela dei minori tra pregiudizi e stereotipi.

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Riccardo Pezzicoli a The Voice Kids
Riccardo Pezzicoli a The Voice Kids
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La puntata del 17 gennaio di The Voice Kids ha avuto tra i suoi protagonisti Riccardo Pezzicoli, 12 anni, residente a Limbiate, in provincia di Monza e Brianza. L’esibizione ha colpito pubblico e coach per sensibilità, controllo vocale e personalità, ma ha acceso anche una riflessione necessaria sul linguaggio e sugli attacchi che possono colpire i minori sul web.

Non a caso, i commenti sotto il video dell’esibizione, pubblicato sulla pagina Instagram ufficiale del programma, sono stati chiusi. Su YouTube, invece, sono comparsi messaggi discutibili e offensivi: c’è chi, nonostante la presentazione e il titolo del video riportino chiaramente il suo nome, lo definisce “bambina”, e chi scrive frasi come “Nooo, già da bambini sono gay”, utilizzando un linguaggio stereotipato e discriminatorio. Episodi che mostrano quanto sia ancora fragile la tutela dei minori quando si parla di espressione di sé, identità e libertà.

I commenti all'esibizione di Riccardo
I commenti all’esibizione di Riccardo

“L’anno più difficile della mia vita”: la presentazione di Riccardo a The Voice Kids

Riccardo ha scelto di raccontarsi attraverso un tema, letto in apertura della sua partecipazione. Nella sua presentazione, il dodicenne ha parlato di solitudine, sogni e riscatto:

“Ho 12 anni, vivo a Limbiate assieme ai miei genitori, mio fratello e il gatto. Oggi per raccontarvi chi sono ho deciso di scrivervi un tema. Ho chiamato questo tema ‘L’anno più difficile della mia vita’”.

Il tema di Riccardo
Il tema di Riccardo

Nel suo racconto, Riccardo parla delle difficoltà incontrate alle medie, del sentirsi spesso incompreso e del ruolo centrale della musica:

“La musica fa bene, cantare fa bene. Lo sport, invece, non fa per me. Il massimo del mio sforzo fisico è seguire le coreografie delle canzoni dei musical, perché io sono di fare musical”.

E conclude con una frase che ribalta completamente il senso del titolo iniziale:

“Per ora salgo sul palco di The Voice Kids e sono felicissimo di farlo, perché voglio cantare, perché voglio divertirmi e perché i titoli dei temi si possono cambiare. Questo è per me ‘L’anno più bello della mia vita’!”.

Le bambole, Lady Gaga e il dialogo con Antonella Clerici

Riccardo Pezzicoli a The Voice Kids

Nel dialogo con Antonella Clerici, poco prima di esibirsi sul palco, Riccardo, visibilmente in ansia, è stato definito dalla conduttrice un sognatore e ha raccontato una sua grande passione: è un collezionista di bambole e ne possiede oltre 400.

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“La mia preferita è una che è ispirata a Lady Gaga, però comunque ce le ho tutte molto a cuore”.

Un racconto accolto con naturalezza in studio, ma che online è stato strumentalizzato da chi continua a leggere l’infanzia attraverso categorie rigide e pregiudizi.

I complimenti dei coach e la scelta di Loredana Bertè

Dopo l’esibizione, Loredana Bertè, prima a “girarsi” (meccanismo che nel format indica “approvazione” dell’esibizione da parte del* giudice), ha elogiato Riccardo con parole precise:

“Hai un controllo della voce molto ricercato per la tua età, bravo!”.

Si sono “girati” anche Rocco Hunt e Clementino, mentre Nek e Arisa non hanno premuto il pulsante, pur riconoscendo il suo talento.

Alla richiesta di Arisa, Riccardo si è esibito a cappella su un brano tratto dal musical Wicked, commuovendo il padre presente in studio insieme alla madre e al fratellino. Al termine, Riccardo ha scelto di entrare nel team di Loredana Bertè, diventando il sesto componente della sua squadra.

Talento, infanzia e responsabilità: una riflessione necessaria

La storia di Riccardo Pezzicoli apre uno spazio di riflessione più ampio sul modo in cui l’infanzia viene osservata, giudicata e spesso caricata di significati che non le appartengono. Nel suo racconto iniziale, Riccardo accenna con semplicità a un passaggio non facile alle scuole medie, alla difficoltà di stringere relazioni profonde e al sentirsi, a tratti, non compreso. Temi che restano sullo sfondo del programma, ma che parlano di un disagio diffuso tra molti bambini e adolescenti che escono, anche solo per sensibilità o interessi, dalle aspettative dominanti.

I commenti offensivi comparsi online dopo la messa in onda, basati su stereotipi di genere e letture forzate dell’orientamento, potrebbero aver contribuito alla scelta di limitare i commenti al post Instagram del programma. In Italia, l’assenza strutturale di una reale educazione sessuo-affettiva nelle scuole lascia studenti, famiglie e insegnanti senza strumenti adeguati per affrontare differenze, fragilità e percorsi individuali. Il risultato è che l’espressione di sé di un bambino può diventare terreno di scherno, anziché occasione di ascolto.

Senza forzare parallelismi, è impossibile non pensare anche a casi più drammatici che hanno riportato l’attenzione sul peso dell’isolamento e del non sentirsi accolti nel contesto scolastico, come quello di Paolo Mendico, il 14enne la cui morte ha acceso i riflettori sul tema del bullismo e sulla solitudine vissuta da molti adolescenti. Storie diverse, con esiti incomparabili, ma attraversate da una stessa domanda collettiva: quanto sappiamo davvero proteggere l’infanzia, soprattutto quando non rientra nei modelli più rassicuranti e attesi?

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