Diritti dell’infanzia: l’ONU al lavoro per rafforzare l’accesso alla giustizia

L’ONU lavora a una bozza per rafforzare l’accesso alla giustizia dei minori, con attenzione anche ai bambini e adolescenti LGBTQIA+. A che punto sono i lavori.

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Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
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Dal 12 al 30 gennaio, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia è riunito a Ginevra per discutere dell’attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Oltre all’esame dei rapporti periodici presentati dagli Stati, il Comitato sta portando avanti un lavoro centrale sul piano politico e interpretativo: la finalizzazione della Bozza di Commento generale n. 27 (202x) sul diritto dei minori all’accesso alla giustizia e a rimedi efficaci.

Si tratta di un documento non vincolante, ma destinato a diventare un punto di riferimento per governi, giudici e amministrazioni, perché chiarisce come gli Stati devono rendere effettivi i diritti dei bambini e degli adolescenti quando questi vengono violati.

Bambini

Accesso alla giustizia: cosa chiarisce la bozza ONU

Il lavoro sulla bozza del Commento generale n. 27 si inserisce nel contesto della centesima sessione del Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia, aperta a Ginevra come traguardo simbolico e politico dell’impegno internazionale per la tutela dei diritti dei bambini e delle bambine. Un percorso che riafferma un principio di fondo: i diritti dell’infanzia sono diritti umani, e come tali devono essere effettivi, accessibili e garantiti.

Il presupposto della bozza è chiaro: senza un accesso reale alla giustizia, i diritti restano sulla carta. Per questo il Comitato chiarisce che l’accesso alla giustizia non coincide solo con la possibilità formale di rivolgersi a un tribunale, ma richiede procedure comprensibili, assistenza legale adeguata all’età, supporto psicologico, protezione da ritorsioni e rimedi effettivi, come risarcimenti e misure di tutela.

I sistemi di giustizia, sottolinea il testo, devono essere child-friendly, cioè costruiti tenendo conto dell’età, della maturità e della vulnerabilità dei minori, affinché il diritto alla salute, all’istruzione, alla protezione e alla partecipazione non resti un principio astratto, ma trovi applicazione concreta.

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Il riferimento ai minori LGBTQIA+

Bambini LGBT

All’interno di questo quadro, il Comitato richiama l’attenzione sui minori esposti a discriminazioni multiple, tra cui bambini e adolescenti LGBTQIA+. Il documento segnala come omofobia, transfobia e stereotipi di genere possano tradursi in minore credibilità delle denunce, procedimenti ostili o barriere istituzionali che scoraggiano l’accesso alla tutela dei diritti.

Per questo la bozza ribadisce l’obbligo degli Stati di garantire un accesso alla giustizia privo di discriminazioni, anche quando le violazioni riguardano orientamento sessuale, identità o espressione di genere.

A che punto sono i lavori dell’ONU

Il percorso del Commento generale n. 27 è già in una fase avanzata. Nel 2024, il Comitato CRC ha pubblicato una prima bozza ufficiale del testo, aprendo il confronto sul contenuto del documento. Tra il 2024 e il 2025, l’ONU ha poi avviato una consultazione globale, invitando Stati, organizzazioni non governative, esperti e realtà della società civile a inviare contributi e osservazioni.

Un passaggio centrale del processo è stato il coinvolgimento diretto dei minori: migliaia di bambini e adolescenti hanno preso parte alle consultazioni, in coerenza con il principio di partecipazione sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Nel gennaio 2026, durante la sessione in corso dal 12 al 30 gennaio, il Comitato sta esaminando i contributi raccolti e lavorando alla revisione finale del documento, la cui adozione definitiva è prevista nel corso del 2026.

Pur non introducendo nuovi obblighi giuridici, il Commento generale n. 27 potrà incidere concretamente su politiche e riforme in ambiti chiave come giustizia minorile, scuola, famiglia, asilo e protezione dalla violenza.

Per i minori LGBTQIA+, rafforza un principio essenziale: nessun bambino deve essere escluso dalla giustizia a causa della propria identità o del proprio orientamento.

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