Dopo l’approvazione alla Camera del ddl Valditara, il tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole è tornato al centro del confronto politico. Il Ddl, che ora passerà all’esame del Senato, introduce un principio chiave: qualsiasi attività scolastica che riguardi la sessualità potrà essere svolta solo con il consenso informato dei genitori e solo nelle scuole medie e superiori.
In questo contesto, il Partito Democratico ha tentato una mossa parlamentare alternativa, presentando un emendamento alla manovra di bilancio per sostenere percorsi educativi su affettività e sessualità. Ma anche questo tentativo è stato profondamente ridimensionato dal governo.
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Educazione sessuale nelle scuole, la mossa del Pd: l’emendamento alla manovra
L’emendamento, presentato dal capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia, prevedeva l’istituzione di un fondo presso il Ministero dell’Economia per finanziare attività educative e ricreative nelle scuole di ogni ordine e grado.
Nel testo originario, l’obiettivo era esplicito: sostenere iniziative “in materia di educazione affettiva e sessuale, per il superamento degli stereotipi e dei pregiudizi di genere”. Una formulazione chiara, che puntava a introdurre – anche se indirettamente – percorsi strutturati su affettività, sessualità, consenso e differenze.
La proposta si inseriva nel solco delle raccomandazioni di organismi internazionali e delle richieste avanzate da tempo da associazioni, educatori ed esperti di salute pubblica. Ma si è scontrata con l’opposizione netta dell’esecutivo.
Lo stop del governo e il ruolo di Eugenia Roccella

Secondo quanto emerso dal confronto politico, scrive Repubblica, la ministra per le Pari Opportunità Eugenia Roccella avrebbe giudicato l’emendamento incompatibile con l’impostazione del governo sui temi dell’educazione e della famiglia.
Da qui è partita una lunga trattativa tra maggioranza e opposizioni. Il testo è stato riscritto più volte dai tecnici – almeno cinque – prima di arrivare a una versione considerata accettabile dall’esecutivo e approvata in Commissione Bilancio al Senato.
Il risultato finale, però, è molto diverso dalla proposta iniziale del Pd, il cui emendamento è stato letteralmente “sterilizzato”.
Cosa è cambiato: educazione sessuale cancellata
Nel testo approvato, le modifiche principali sono due. La prima riguarda le scuole coinvolte: le attività potranno essere svolte solo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, quindi medie e superiori. Restano escluse infanzia ed elementari.
La seconda modifica è quella politicamente più rilevante: il riferimento esplicito all’educazione affettiva e sessuale è stato completamente eliminato. Al suo posto è stata introdotta una nuova formulazione, molto più generica. Le attività finanziabili riguarderanno ora iniziative educative “in materia di pari opportunità, diritto all’integrità fisica, consapevolezza affettiva e rispetto reciproco”.
È questa la formula che ha permesso di far passare l’emendamento, ma che secondo le opposizioni ne svuota il significato. L’impianto originario sull’educazione sessuale e affettiva, così come immaginato dal Pd, scompare dal testo.
Perché si parla di emendamento “svuotato”
Dal punto di vista del governo, la nuova formulazione viene presentata come più neutra e meno divisiva. Per il Pd e per le altre forze progressiste, invece, si tratta di un compromesso al ribasso che evita di affrontare direttamente il tema della sessualità.
Secondo l’opposizione, parlare solo di “rispetto reciproco” e “consapevolezza affettiva” significa rinunciare a contenuti concreti su corpo, consenso, relazioni, prevenzione della violenza e contrasto alle discriminazioni, lasciando la sessualità ai margini del dibattito scolastico.
Il legame con il Ddl Valditara
Il ridimensionamento dell’emendamento Pd va letto insieme al Ddl Valditara. Il disegno di legge stabilisce che qualsiasi attività scolastica che riguardi “tematiche dell’ambito della sessualità” debba essere subordinata al consenso informato dei genitori.
In questo quadro, l’emendamento alla manovra rappresentava un tentativo di riaprire uno spazio educativo. Ma per evitare uno scontro diretto con il governo, il testo è stato “sterilizzato”, sia nei contenuti sia nella gestione delle risorse, ora affidata a un complesso processo decisionale che coinvolge numerosi attori istituzionali: dal Ministero dell’Interno alla Conferenza Stato-Città, passando per diversi livelli di concertazione.
Un meccanismo che, secondo le opposizioni, rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo burocratico, rendendo di fatto difficile – se non impossibile – l’attivazione concreta di percorsi educativi strutturati.
Una partita ancora aperta
Il confronto sull’educazione sessuale nelle scuole, tuttavia, non è ancora del tutto chiuso. Il Ddl Valditara dovrà ora passare al Senato e le opposizioni hanno annunciato che continueranno a battersi per una scuola più autonoma e inclusiva.
Per ora, però, la linea del governo resta chiara: nessun riferimento esplicito all’educazione sessuale, spazio a formule neutre e controllo genitoriale. Una scelta che continua a dividere politica e società e che lascia l’Italia nettamente in ritardo rispetto ad altri Paesi europei.



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