Tra gli episodi di cronaca più dibattuti degli ultimi giorni c’è lo stupro ai danni di due donne in quel di Rimini.

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto, infatti, quattro aggressori hanno violentato prima una turista polacca al bagno 130 della località Miramare, poi una donna transessuale nonché prostituta. Della prima sappiamo tutto: sappiamo che è ancora ricoverata, che saprebbe riconoscere il branco che l’ha aggredita, che chiede di tornare a casa, che il fidanzato è stato preso a bottigliate. Mentre le indagini proseguono, della transessuale non si sa nulla.

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Le vittime sono tre: un uomo e due donne.

La donna transessuale violentata è una vittima, proprio come le altre due, e non un danno collaterale come qualcuno ha lasciato intendere. È UNA transessuale perché quella donna si identifica come tale, vive la sua vita in quanto tale ed è quindi importante sottolinearne il corretto genere.

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È stata stuprata una donna cisgender a Rimini e, nella stessa notte e dagli stessi uomini, una seconda donna: non c’era il mare (erano sulla Statale) e non era una turista (anzi, è peruviana ed è una prostituta), ma è stata violentata anche lei. Non è un dettaglio che aggrava lo stupro commesso dai mostri ai danni della turista polacca, è un secondo stupro.

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Due stupri in una notte a Rimini: stessa notte, stessi carnefici, tre vittime.

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