L’arte libera e orgogliosamente sfacciata di Rory Midhani, intervista

L’artista ci racconta il suo universo fatto di gioia queer, corpi trans*, e una sessualità priva di inibizioni.

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Intervista a Rory Midhani
Intervista a Rory Midhani
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Rory Midhani nasce nel 1989 a Birmingham, al centro dell’Inghilterra. Nonostante sia cresciuto nella seconda città britannica più grande dopo Londra, con un’importante scena queer alle spalle – solo nel 1972 fondarono il movimento Birmingham Gay Liberation Front, seguito nel ’76 dal Birmingham Gay Community Centre, considerato il primo centro sociale per persone LGBTQIA+ in Regno Unito – mi racconta che essere un’adolecente trans* non è sempre stato facile. Tuttavia, nel disegno ha trovato non solo una forma d’espressione, ma un canale comunicativo per esplorare la propria identità, accettarla, e definire l’uomo e l’artista che è oggi.

 

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Se i suoi soggetti sono cambiati nel corso degli anni, a rimanerne invariati sono il senso dell’umorismo e una libertà sfacciata e irreverente: tra postini ‘puppy’ al guinzaglio, uomini delle nevi in versione ‘bear’, suore horny in déshabillé, ma anche sexy marinai che amoreggiano con polipi giganti, e alieni intergalattici in cerca d’amore, nessunə dei suoi personaggi ha voglia di conformarsi alle norme preocostituite; in primis quelle di genere. I corpi non conformi si scrollano di dosso dolori e pietismi, per diventare superheroes sopra le righe, giocosi, e privi di inibizioni.

Oscillando tra fantasia e realtà quotidiana, l’arte di Rory Midhani si pone un obiettivo tutt’altro che surreale: spogliare le persone trans* di ogni vergogna, e ravvivarle con una gioia contagiosa per chi guarda. Ricordandoci che possiamo essere sia orgogliosə che impertinenti.

Noi di gay.it ci abbiamo chiacchierato, per farcela raccontare direttamente da lui.

Intervista con Rory Midhani

 

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Quando ha iniziato a disegnare? Cosa è cambiato nei suoi disegni nel corso degli anni e cosa è rimasto invariato?

Disegno da quando ero molto piccolo. È sempre stata una forma di espressione naturale per me. Ho studiato per diventare illustratore, che è stata la mia professione per diversi anni, ma da qualche tempo ho iniziato anche dipingere, per me e per esprimere la mia personale spinta creativa. Negli ultimi dieci anni ho realizzato molti lavori relativi alla scena queer di Berlino – città dove mi sono trasferito anni fa, sentendo un grande senso di appartenenza con la comunità transgender – con particolare attenzione alla sua famosa vita notturna.


Cosa provi quando disegni?

Dipende molto da ciò che sto disegnando. Ho un diario illustrato in cui disegno cose che mi accadono nella mia vita reale. Disegnando queste cose provo un senso di “qui e ora”, di mindfulness, che credo sia molto utile per la mia salute mentale. Per i dipinti che sono più fantasiosi, è come vivere un’avventura creando il quadro. Quando sono totalmente assorbito dalla creazione di un quadro è la sensazione migliore.

A che ora del giorno disegni e dove?

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Disegno in ogni momento della giornata. Lavoro come illustratore e realizzo disegni su commissione (manifesti, editoriali, ecc.), quindi gran parte della mia giornata è dedicata a questo tipo di attività nel mio studio di Berlino. Ho anche un quaderno di schizzi che è sempre nella mia borsa, quindi disegno anche a casa o in giro, a volte dall’osservazione e a volte dall’immaginazione.

Come scegli i soggetti dei tuoi disegni? Ti ispiri a persone che conosci, che immagini o che vedi in giro?

Tutte queste cose! I personaggi dei miei dipinti e delle mie illustrazioni sono inventati, ma mi ispiro anche alle persone della mia comunità, e a quelle che conosco.

 

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C’è un disegno che hai trovato più “difficile” o “impegnativo” di altri? Se sì, quale e perché?

Ho realizzato delle scenografie, alcune delle quali alte fino a 9 metri – come ad esempio quelle per l’Whole Festival, un festival LQBTQ+ che avviene fuori da Berlino ogni estate.

Questo tipo di lavoro è molto impegnativo per le dimensioni, ma significa anche che posso lavorare con un team che mi scelgo – e il senso di soddisfazione che si prova quando si crea qualcosa  di così grande è enorme.

Il sesso (o l’erotismo) nei tuoi disegni sembra pieno di gioia e libero da giudizi. Pensi che sia possibile viverlo allo stesso modo nella realtà? Pensi che l’arte possa essere un veicolo per “sbloccarci” anche nella realtà che viviamo?

Sì, sono certo che sia possibile. È importante essere esposti a più immagini di diversi tipi di corpi queer che trovano godimento privo di vergogna nei loro corpi. Sarebbe fantastico avere questo tipo di rappresentazione questo in tutti i tipi arte, ma anche in tv, al cinema, sulla stampa.  Spero che il mio lavoro possa motivare chi lo guarda a scrollarsi di dosso tutta una serie di pregiudizi su cosa è bello e cosa no, cosa merita di essere celebrato e cosa no, cosa può esprimere sensualità e cosa no.

Tre parole per descrivere la tua arte

Gioia, Queerness, Libertà

Se potessi incontrare un personaggio dei tuoi disegni, quale sarebbe?

Mi piacerebbe vivere un’avventura intergalattica con Link, il grande grosso alieno verde.

Intervista a Rory Midhani
Intervista a Rory Midhani

Cosa vuoi trasmettere alle persone che guardano i tuoi disegni?

Rappresento la vita di persone queer e trans, spesso riflettendo la vita quotidiana e talvolta inserendo elementi fantastici. Vorrei che le persone queer e trans vedessero queste opere e provassero una sensazione di gioia, che vedessero e sapessero che essere trans e queer è qualcosa da celebrare, qualcosa che può riempire la vita di felicità.

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Leggi anche: Ancient Futures: la mostra che esplora e celebra i corpi transgender

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