La scenografia di Sanremo 2026 è stata svelata, parla Riccardo Bocchini: prevista una sorpresa legata all’ingresso di Carlo Conti

Tutti i dettagli della scenografia del Festival di Sanremo 2026: palco ampliato, pareti led convesse, orchestra su più livelli e una scala motorizzata progettata per sicurezza e spettacolo.

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La scenografia di Sanremo 2026
La scenografia di Sanremo 2026
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L’idea alla base della scenografia del 76esimo Festival di Sanremo parte da un concetto architettonico preciso. L’architetto Riccardo Bocchini, per la quinta volta al Teatro Ariston insieme al team guidato da Carlo Conti, ha spiegato in anteprima all’ANSA il senso del progetto parlando di:

“L’espansione dello spazio e l’asimmetria delle linee attraverso un’audace rottura degli schemi geometrici tradizionali che riflette anche la natura della musica contemporanea: imprevedibile, fluida e mai statica”.

Il lavoro punta a rendere il palco parte integrante del teatro, con strutture che coinvolgono platea e boccascena in modo continuo. L’obiettivo è avvicinare visivamente il pubblico allo spettacolo, sia in sala sia da casa.

Sanremo 2026
Sanremo 2026

La scenografia di Sanremo 2026 tra spazio ampliato e geometrie irregolari

Il progetto si traduce in dati concreti. Il palco misura 120 metri quadrati, con una larghezza di 15,50 metri e una profondità di 9,50. La scala motorizzata conta 13 scalini più uno iniziale di accesso. L’impianto luminoso comprende 2.800 metri di strip led, pari a circa 200mila pixel, mentre il ledwall copre 250 metri quadrati.

Per realizzare questa struttura sono state rimosse otto file di sedie dalla platea. Bocchini ha spiegato:

“Anche quest’anno abbiamo smontato 8 file di sedie dalla platea del teatro Ariston. La novità è che siamo riusciti a realizzare un palco molto grande ma anche ad ampliare lo spazio dietro le quinte progettando un gioco di pareti led convesse (e quindi concave nel backstage)”.

Il backstage, zona dove artisti, discografici e staff condividono i momenti prima dell’ingresso in scena, è stato progettato tenendo conto soprattutto della sicurezza:

“E’ un luogo affollato e la sicurezza deve quindi essere al top”.

Scenografia mobile e scala motorizzata protagonista

La struttura scenica sarà modulabile. Alcune parti si apriranno per consentire l’ingresso di strumenti ingombranti come pianoforti e batterie. Tra gli elementi più iconici resta la scala motorizzata.

Bocchini ha chiarito:

“Non siamo scaramantici. Con un primo step si arriva al palco, scendendo gli altri 13 si entra in scena”.

Gli scalini sono larghi 40 centimetri:

“Li ho provati scalzo e si scende bene”.

Orchestra distribuita su tre livelli

Rispetto allo scorso anno cambia la posizione dell’orchestra. I musicisti saranno distribuiti tra piano terra, primo e secondo piano. Questo assetto migliora la visibilità verso il direttore.

“I musicisti sono contenti del loro spazio, vedono tutti perfettamente il maestro che li dirige”, ha anticipato lo scenografo.

Il boccascena architettonico e il sipario led motorizzato

Il progetto prevede un boccascena asimmetrico composto da tre fasce che avvolgono palco e platea. Un sipario led motorizzato a scorrimento orizzontale scoprirà la scala durante l’apertura scenica.

La struttura è pensata per integrarsi con la tradizione teatrale dell’Ariston, ma con tecnologie contemporanee che permettono variazioni visive rapide.

Colori dinamici e spettacolo personalizzato per ogni esibizione

Grazie ai ledwall la scenografia può cambiare completamente colore. Bocchini ha spiegato:

“La scenografia può diventare tutta nera, in alcuni momenti di particolare tensione emotiva, o tutta completamente bianca, a seconda di quello che succede e che si vuole trasmettere di volta in volta”.

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Ogni performance avrà un impianto visivo dedicato. È prevista anche una sorpresa legata all’ingresso di Carlo Conti sul palco:

“Sarà accompagnato da una grande novità legata alla parete scenografica, ma non posso anticipare altro”.

Il team creativo e il lavoro con fotografia e regia

Accanto a Bocchini lavorano Gabriella Palazzo, Francesca Toscano, Marianna Ferrazzano e Flavia Bocchini.

La scenografia dialoga costantemente con il direttore della fotografia Mario Catapano, che gestirà transizioni luminose tra scenari completamente bianchi o neri attraverso materiali scenici e grafica.

La regia televisiva è affidata a Maurizio Pagnussat. Il lavoro sulle telecamere punta a valorizzare nuove angolazioni e movimenti continui, così da offrire una visione completa del palco.

Dal bozzetto ai render movie, come nasce la scena di Sanremo 2026

Il progetto scenografico non parte più da disegni tradizionali. Oggi si utilizza un render movie, cioè un video che mostra già effetti, movimenti e motorizzazioni molti mesi prima del Festival.

Da questo materiale si sviluppa il progetto definitivo che viene presentato prima dell’estate. Dopo l’assegnazione degli appalti iniziano i lavori tecnici.

Allestimento tra Roma, Padova e Ariston

I laboratori coinvolti quest’anno sono a Roma, mentre le motorizzazioni sono state realizzate a Padova. L’allestimento del Teatro Ariston è iniziato il 3 gennaio ed è stato completato il 31 gennaio con alcuni giorni di anticipo, grazie a un cronoprogramma molto rigido.

Le difficoltà tecniche dell’Ariston e il legame emotivo con Sanremo

Il Teatro Ariston presenta limiti strutturali legati anche alle normative di sicurezza. Bocchini ha ricordato:

“Ha il sipario tagliafuoco che deve scendere per forza. Perfetto per il cinema. E’ un teatro di vecchia concezione, molto complesso, difficile, ma per questo è una grande sfida”.

L’architetto ha sottolineato anche il rapporto umano con il luogo e con chi ci lavora:

“Ti senti dentro la storia, c’è un’atmosfera particolare. Chiunque venga qui la coglie. Sono un romantico, a me piace”.

Il momento più delicato arriva dopo aver realizzato una scenografia riuscita:

“Quando realizzi una scena che ti soddisfa e pensi se l’anno successivo sarai ancora capace di farne una altrettanto bella”.

Quando il Festival termina, Bocchini lascia subito la città:

“Non ci sono mai quando smontano la scena. Vado via il giorno dopo la finale durante Domenica In. La lascio così”.

Poi, racconta, il distacco dura poco:

“Quando arrivo a fine Festival sospiro ma quando arrivo a Ventimiglia Sanremo già ti manca. E’ la grande magia del Festival”.

© Riproduzione riservata.

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