

Le ‘regine’ del titolo sono proprio le mamme dei fantastici cinque protagonisti che si devono sposare in un moderno hotel di Madrid, il ‘Mayerling’, insieme ad altre quindici coppie, un evento mediatico molto atteso ed enfatizzato dalla stampa. Il film ripercorre il movimentato weekend che precede la cerimonia con una curiosa struttura a gambero (le varie storie sono intercalate da didascalie che recitano ‘Quattro ore prima’, ‘Tre ore prima’):

Ofelia lascia il suo ristorante in Argentina con tanto di inseparabile cagnone per insediarsi a casa del figlio turbandone l’intimità col suo futuro sposo; Nuria è una ninfomane incline alla depressione che finisce col portarsi a letto il genero; Reyes è un’attrice di successo e ha un rapporto di attrazione-repulsione per il rozzo giardiniere Jacinto (Lluis Homar de ‘La mala educación), suo imminente consuocero; Magda è la cinica direttrice dell’albergo Mayerling, pensa solo ad accumulare denaro e vede nel matrimonio multiplo una grande occasione per farsi pubblicità; Helena è un giudice inflessibile e un po’ omofobico che si trova a dover celebrare le nozze. Lo stereotipo ‘padre assente e madre dominante’ imperversa ancora, visto che i padri sono per lo più mancanti o disinteressati mentre i ragazzi sono tutti bellocci e realizzati (un luogo comune da militanza gay forse un po’ superato): un architetto platinato, un deputato, un pittore, un medico rianimatore e un massaggiatore-istruttore in una palestra trendy.

Il tocco ‘pedrito’ è garantito da grandi attrici almodovariane in ottima forma: a Marisa Paredes, che scende una scala in rosa lucido al ritmo di un’insinuante ‘Fever’, tocca la battuta più divertente, «posso farmi una canna?» «Figurati, ho lavorato con Almodóvar!». Carmen Maura è la più brava nei panni dell’insensibile Magda che non esita a portarsi a letto il capocuoco (il Jorge Perugorria di ‘Fragola e cioccolato’, vistosamente imbolsito) ma non gli concede un aumento nonostante uno sciopero che immobilizza le cucine dell’hotel. L’ex ‘Kika’ Veronica Forqué non è mai stata così svampita e attiraguai ma l’incontro sul treno col ragazzo che ha perso il fidanzato nel finale è il momento più toccante del film.

Senza grandi pretese rivoluzionarie, ‘Reinas’ è abbastanza divertente (è questo il suo scopo, più che far riflettere), ha un forte significato simbolico e può contribuire non poco alla ‘normalizzazione’ dell’idea dei matrimoni gay che nel film viene presentato come un dato di fatto accettato dalla società e non messo in discussione: «Questo film non può essere accusato di opportunismo, è stato pensato molto prima dell’avvento di Zapatero al governo» spiega il regista. «Io e il mio gruppo di collaboratori lavoriamo spesso insieme. Cercavamo idee legate alla realtà, effettivamente c’era nell’aria questa possibilità delle unioni gay, ci sembrava interessante raccontarla ma allora il potere ce l’aveva ancora il Partito Popolare. In Spagna è uscito subito dopo l’approvazione della legge, il pubblico era molto vario, la reazione è stata molto positiva: si vedeva che la gente si divertiva. A Madrid c’è però stata una grande manifestazione contro i matrimoni omo dove si sono ritrovate tre forze: la famiglia, la Chiesa e il Partito Popolare. Curiosamente c’è stato persino un militante gay del Partito Popolare che ha chiesto di sposarsi. Il film vuole raccontare questa storia in forma di commedia dal punto di vista della normalità di questa realtà sociale, un modo di guardarci con un po’ di ironia. Io sono favorevole anche alle adozioni gay: è una grande responsabilità ma l’importante è l’amore che si sa dare».

Riguardo alla scelta dei protagonisti Pereira spiega: «Erano già state prese in considerazione tutte le attrici tranne l’argentina Bettiana Blum durante il trattamento della sceneggiatura e gli attori non hanno avuto problemi nell’interpretare ruoli gay. Il film ha una struttura corale abbastanza complessa, ci sono tanti personaggi e la storia va avanti e indietro».
Molto applaudito dal pubblico che ha riso fragorosamente in più momenti, uscirà il 23 dicembre in 20 copie per Lucky Red che l’ha coprodotto insieme alla Warner Bros spagnola (Andrea Occhipinti si ritaglia anche un piccolo cameo come organizzatore dell’addio al celibato).

