Se il piacere dura pochissimo o tantissimo

L'eiaculazione precoce è un problema diffuso, ma si può superare. E non è detto poi che certe prestazioni "infinite" siano apprezzate da tutti. "Durare" ore o secondi fa la differenza.

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Tempo fa, a seguito di un articolo sulle ‘dimensioni’, mi scrisse un tal Andrea, suggerendomi di "parlare anche della stragrande maggioranza di poco dotati nel senso che a letto sono delle frane, lo fanno una volta sola e durano pochissimo. Ognuno ha i propri pregi, ma mi pare che trovare un partner che duri tutta la notte (a parte me) sia difficile eheheh".

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Ora, nel complimentarmi con Andrea e con chi, come lui, può vantare simili prestazioni, mi permetto però di aggiungere che non sempre le long-session sono gradite. Può capitare infatti di voler fare altro nella vita e anche in una sola notte: dormire, leggere, guardare la tv, prendere una boccata d’aria, fare un salto in cucina e curiosare nel frigo…  Sarò strano io, ma l’idea di passare dieci ore avvinghiato a uno, senza prender fiato, rigettandomi di continuo sul suo corpo alla ricerca di stimoli erotici, beh, lo trovo decisamente saffico.

Lo dico senza offesa per la categoria, sia beninteso. So per certo da molte amiche lesbiche che loro hanno una sessualità diversa da quella maschile, molto più attenta e sensibile, che non si blocca col raggiungimento dell’orgasmo. Se io fossi nata donna avrei preferito di certo essere lesbica piuttosto che avere a che fare con uomini frettolosi e privi di tatto. Come è vero pure che, se fossi nato ragno, sicuramente avrei visto le mosche con ben altro occhio. Il destino però mi ha fatto uomo, maschio e perdipiù in questo modo approssimativo,  e il risultato è che a letto, dopo un po’ (non subito, s’intende), comincio ad annoiarmi. Sbircio la pendola, osservo la stanza, ripasso a memoria il copione o la lista della spesa, mi auguro che presto qualcuno telefoni e soprattutto mi pento di non aver acceso la televisione e di non aver scelto io la musica di sottofondo.

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Si tratta di un mio limite, sicuramente. Anche perché durante l’ultimo spettacolo che ho messo in scena, mi ritrovavo un attore che tutte le volte che veniva alle prove, evidentemente fiaccato da notti di passione, si addormentava regolarmente appena usciva di scena e fino a che non toccava di nuovo a lui. Seduto scomodo, con la testa sul tavolo, era il segno che il fuoco dell’eros non si smorza sempre in pochi minuti. In casi del genere è chiaro che l’eiaculazione precoce costituirebbe un serio problema (anche se permetterebbe di provare con maggiore lucidità).

Pur senza farne un dramma, l’incapacità di resistere a lungo crea effettivi disagi a molte persone ed è un fenomeno diffuso, per quanto talvolta legato a periodi particolari della propria vita. Io stesso confesso di averne sofferto durante i miei primi rapporti, attribuendone la colpa alla masturbazione, divenuta abitudine inalienabile e perciò praticata anche in contesti scomodi e "rischiosi", dove assai utile si rivelava quindi la "rapidità" di esecuzione.

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Gli sforzi fatti in seguito per moderarmi e trattenere gli istanti di piacere estremo, rinviandone la conclusione in piena sinergia col partner, mi avrebbero recato decisamente numerosi benefici. Paradossalmente, non avrebbero nemmeno fatto scomparire del tutto quella velocità ma l’avrebbero riservata per i momenti opportuni, per quella che in un rapporto sessuale non andrebbe mai sottovalutata, ossia una buona intesa sui tempi. Non è tutto ma, credetemi, è sempre meglio terminare all’unisono che costringere qualcuno a continuare quando non ne ha più voglia o, peggio, doversi interrompere quando si vorrebbe proseguire.

Non parlo per forza di notti intere, a volta basta una mezz’ora fatta bene. Quando invece uno dei due interrompe l’incontro per sopravvenuto orgasmo dopo nemmeno cinque minuti, rimane un pizzico di amarezza. Come quel pomeriggio in cui mi ritrovai a letto con un bel ragazzo siciliano durante gli Europei di calcio. Di lì a poco sarei dovuto andare a vedere la partita dai miei e sapevo di non avere a disposizione tutta la notte. In ogni caso, anche la avessi avuta, non sarebbe servita perché dopo centoventi secondi lui era già venuto.

Preso alla sprovvista e evidentemente deluso, cercai comunque di farmene una ragione. Colpevolizzare qualcuno per via delle sue prestazioni sessuali non è un buon comportamento. Se qualcosa non funziona basta limitarsi a non ripeterla. Oppure, se ne vale la pena, concedere una seconda possibilità. Che in quel caso avvenne di lì a poco quando, docciato e phonato, il bel fanciullo si riavvicinò al letto e io, dimentico dei bei discorsi sulla libertà individuale, gli saltai addosso. Dovete capirmi: io ero ancora eccitatissimo, lui era davvero sexy e comunque tentar non nuoce. Se si fosse opposto, sicuramente non avrei insistito (almeno non troppo). Ma ricordo perfettamente che non oppose resistenza e che mi permise di spogliarlo e perfino di scombinargli la fresca acconciatura. Tanto non si sarebbe trattato che di pochi minuti.

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Sì, perché anche il bis non durò a lungo, come si potrà facilmente immaginare. Io avevo una voglia accumulata, rischiavo che lui si stancasse ma soprattutto temevo che il fischio dell’arbitro mi richiamasse ai doveri familiari. Tante volte in passato, quando avevo fretta o il partner era riluttante, avevo approfittato dell’antica velocità per concedermi il piacere estremo, senza magari nemmeno doverlo confessare. Niente di cui vantarsi, ma succede. Così, quel pomeriggio, dopo un rapido su e giù di cui ho sinceramente dimenticato le esatte dinamiche, chi facesse cosa e come, anche la nostra "seconda" si concluse rapidamente. Solo che fu sempre lui a raggiungere l’orgasmo. E sempre dopo centoventi secondi. Ora, io capisco la prima, ma tutta questa fretta nella seconda mi parve davvero insolita. Ci sarebbe stato quasi da preoccuparsi.

Per fortuna, avrei scoperto alcuni anni dopo che non si trattava di un suo disturbo cronico. Lo seppi per certo una notte in cui mi trovai ad ospitarlo in casa e, rigirandomi durante il sonno, lo potei osservare mentre faceva sesso in estrema tranquillità col mio ragazzo, che poche ore prima mi aveva scongiurato di non fare lo stesso mentre lui dormiva (almeno di non farlo senza chiamarlo). Non fu una scoperta piacevole, sentirsi tradito, ingannato e perfino escluso, ma quantomeno mi restituì la tranquillità riguardo il problema dell’eiaculazione precoce: si può superare.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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