Shawn Mendes l’ha fatto di nuovo: ha sventolato una bandiera arcobaleno LGBTIAQ+ sul palco del Bell Centre di Montréal. Cappellaccio stile cowboy da maschio wasp in testa – pare fosse un capello tipico del Quebec – Shawn l’ha fatto davvero. Davanti a ventunmila persone in delirio, durante il suo ritorno sulle scene dopo tre anni di silenzio e di ansie. Anni in cui aveva imparato a chiamare la salute mentale con il suo nome, e non “debolezza”.
La nostra anima candida del pop aveva più volte sventolato la bandiera arcobaleno durante i suoi concerti. Nel 2018 a San Paolo si era avvolto nel Pride flag tra gli applausi del pubblico; nel 2019, a Orlando, l’aveva alzata sul palco in memoria delle vittime del Pulse. Lo stesso gesto lo ha ripetuto a Toronto, Parigi e Los Angeles, e di nuovo ora nel 2025 a Montréal.
Un ritorno in grande stile nella propria terra natale, a due passi dagli USA che dichiarano guerra alla cultura woke e alla comunità LGBTIAQ+: due ore di concerto e un istante che resterà nella memoria collettiva: Un giovane uomo bellissimo, educato, visibilmente fragile, che sceglie di sventolare i colori dell’orgoglio LGBTIAQ+ nel Paese che più di ogni altro gli ha dato il palco e la lingua.
L’arte di dire senza dire
Non è la prima volta. GayBuzzer lo ricorda: Mendes da anni “si drappeggia dei nostri colori”, gesto discreto e ripetuto, come chi afferma senza bisogno di spiegare. E, come sempre accade, più i gesti parlano, più il pubblico pretende parole. Ricordiamo anche come Mendes sia molto amato nelle ricerche porno gay, come dimostrarono i dati anni fa. Insomma, vuoi per questioni più politiche, vuoi per questioni più erotiche, Mendes mantiene una doverosa attenzione verso la comunità LGBTIAQ+.
Già nel 2018, a Rolling Stone, Mendes si era lasciato scappare una confessione che diceva più di qualsiasi coming out: la paura che qualcuno lo credesse gay lo “uccideva”, pur sapendo che non c’è nulla di sbagliato nell’esserlo. Una frase detta di getto, sincera e tremante, che mostrava quanto la mascolinità, anche quella più dolce, resti una gabbia d’oro dalla quale – anche o forse soprattutto se sei una star – sembra impossibile volare via. Un po’ come restare chiusi in un armadio, insomma. A meno che non si esca dall’armadio con le sole mutande Calvin (pagato in qualità di testimonial): fu quello il momento in cui Shawn fu un pochino feroce e acido circa l’insistenza delle persone con la fatidica domanda: “Sei gay?”
Il disco della verità
Oggi, a distanza di anni, Mendes ha deciso di ribaltare il tavolo. In The Mountain, brano contenuto nel nuovo album Shawn in uscita il 15 novembre, canta:
“Puoi dire che mi piacciono le ragazze o i ragazzi, qualunque cosa si adatti al tuo stampo […] Ma non sono mai stato meglio, quindi chiamalo come vuoi.”
Un verso che pare scritto con il sorriso di chi finalmente non deve più difendersi. Non dice “sì”, non dice “no”, ma finalmente smette di chiedere il permesso di essere. Diciamo così, dai.
Nei mesi precedenti al lancio del nuovo album (molto bello), Shawn si era aperto sulla propria sessualità, dopo anni di chiacchiericci pettegoli e golosi: “La sto capendo” aveva detto ai fan (qui l’approfondimento).
A noi, francamente, non importa

A noi, a dire il vero, importa il giusto. Non ci interessa (ok, a parte il succoso gossip, siamo umani) se Shawn Mendes è gay, bisessuale, o semplicemente un ragazzo che ama il teatro della vita più della sua autobiografia. Ci importa che, in un tempo in cui anche le popstar si travestono da guru moralisti, lui scelga di alzare una bandiera che non appartiene a lui ma a tuttə.
E ci importa che lo faccia nel modo più elegante possibile: senza proclami, senza marketing (?), senza la necessità di farsi “paladino” di nulla. Solo con un gesto. Mendes, in questa ambiguità così rumorosa, da un lato soddisfa la propria irrefrenabile necessità di gridare qualcosa al mondo, dall’altro restituisce manifesta trasparenza alla propria dignità, schiacciata dalle pressioni dell’industria che lo vuole ancora pop-singer per latini indisposti ad accettare un’icona gay (ammesso mai che Shawn lo sia).
Forse è gay, forse no. Intanto, ha compreso che sventolare una bandiera arcobaleno non significa dire “sono dei vostri”, bensì “sono con voi”. Pare che per il pubblico latino USA-Canada questo sia già un sasso nello stagno. A giudicare dalle analisi elettorali che hanno stabilito che con le elezioni di Trump i latini americani hanno votato repubblicano come mai prima d’ora (quasi il 50%, record).
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