
Roma – Costruire un clima di maggiore fiducia nei confronti degli operatori di polizia, da parte della popolazione lgbtq, e agevolare la denuncia dei ”crimini d’odio”, che spesso rimangono nel sommerso. In una Roma paralizzata dalle manifestazioni, con forze dell’ordine presenti ad ogni angolo della città, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione delle attività di contrasto all’omofobia e transfobia dell’EGPA (rete delle associazioni di polizia gay d’Europa).

Insieme ai rappresentanti di Polis Aperta, unica associazione italiana di gay e lesbiche in divisa, alla conferenza hanno partecipato Jan Snaider, sovrintendente della polizia olandese e presidente uscente dell’EGPA, Enzo Calabria, direttore della Polizia Criminale, e Paolo Patanè, Presidente Arcigay, per parlare delle proposte utili a combattere i crimini d’odio, in Italia ancora oggi facilitati da uno spaventoso e preoccupante vuoto normativo. Presente anche Fabrizio Caiazza, eletto nel 2008 "il poliziotto più bello del mondo",

Proprio la mancanza di una legislazione ad hoc di contrasto e, soprattutto, il vuoto legislativo in tema di diritti contribuiscono a legittimare i crimini omofobici. Da qui la necessità di far emergere i reati sommersi, spesso non denunciati per paura di una reazione negativa della polizia o per timore che il proprio orientamento sessuale possa essere svelato in pubblico e/o ai familiari.

Le Proposte – Partendo da questi elementi, Polis Aperta ha proposto tre iniziative da cui partire per affrontare l’argomento come l’istituzione di un numero telefonico dedicato a cui potersi rivolgere, la presenza di ufficiali e agenti di collegamento tra le Forze dell’ordine e la popolazione glbtq, e l’avvio di un progetto di formazione del personale di Polizia.

"A monte – ha voluto ricordare Nicola Cicchitti, presidente di Polis Aperta – serve comunque un provvedimento normativo che preveda l’aggravante dell’omofobia in caso di violenza. E’ un appello che abbiamo piu’ volte lanciato, ma che non ha trovato risposta".
Provocatorio l’invito rivolto agli agenti italiani da Jan Snaider, sovrintendente della polizia olandese secondo cui sarebbe "importante che gli agenti e i militari omosessuali sfilino in uniforme ai Gay pride di Roma e Milano. Se lo facessero creerebbero scalpore e dibattito, ed è questo quello che serve. Spero solo che vi diano il permesso di farlo".

Chiamato indirettamente in causa, Enzo Calabria, direttore della Polizia Criminale, ha voluto precisare come "qualsiasi agente, eterosessuale o omosessuale che sia, deve comunque chiedere l’autorizzazione per poter indossare la divisa in una qualsiasi manifestazione. Compreso il proprio matrimonio. Questa non è discriminazione nei confronti degli agenti gay, ma prassi. Una prassi che con il tempo potrà cambiare". Lo stesso Calabria, infine, ha confermato "l’impegno assoluto per contrastare il fenomeno degli atti discriminatori, anche attraverso l’Osservatorio ad hoc creato dal dipartimento di Pubblica Sicurezza". ”Le forze di polizia sono attente a questo problema – ha poi concluso – e vogliono mettere le persone in condizione di poter far emergere, quello che oggi non emerge".
