
Premesso questo, riporto alcuni commenti di alcuni giovani omosessuali che hanno così espresso la loro opinione in merito: «ecco una cosa che da gay, non tollero, quando ci devono andare a scassare la minchia alla chiesa» scrive Marco, mentre Max sostiene che «I gay potrebbero diffondere le proprie idee senza queste pagliacciate volgari e blasfeme… sono assolutamente schifato dalla cosiddetta “foto”! Ci sono modi e modi per “esprimere” se stessi». Ancora, «è così che chiediamo i diritti in Italia? È così che vorremmo essere rispettati? Ma vaffanculo» si sfoga Riccardo, mentre Paolo sentenzia: «basta con queste cose da “checche isteriche”, cosa pensate di ottenere in questo modo?». Cerca di placare gli animi Gianpiero: «scandalo o meno, è di cattivo gusto. La libertà di espressione presuppone l’intelligenza».

La Commedia di Dante, ad esempio. Il Nostro includeva sodomiti, suicidi e bestemmiatori nello stesso cerchio, quello dei violenti contro natura, se stessi e Dio. Essere gay e bestemmiare, in altri termini, offendeva (e offende) il Padre eterno allo stesso modo. Adesso, va benissimo la libertà di pensiero, anche quella dettata dalla più totale mancanza di argomenti, ma questo non ci pone al riparo dal dover esibire una certa coerenza: se ci tenete tanto al benvolere di chiesa e dei suoi fedeli, cari omo-scandalizzati, vi asterrete sicuramente dal sesso con altri maschi. Perché non so se ne siete a conoscenza, ma anche i pompini offendono la sensibilità dei cattolici.
Se invece leggere vi reca fastidio, vi consiglio la visione di un film, Il nome della rosa, e di riflettere sulla forza rivoluzionaria della derisione nei confronti del potere. Se fa paura che si possa ridere di qualcosa, forse si ha coscienza della sua intrinseca debolezza. La capacità di deridere il potere è uno degli ingredienti della democrazia: lo 
Concludo con una considerazione personale: il più grande fallimento del movimento LGBT italiano è forse quello di aver consegnato un’intera generazione di “giovani” al pensiero più retrivo, clericale e sostanzialmente confessionale di cui può essere capace questo paese. Lo dimostra lo scandalo per queste foto “blasfeme”. A vent’anni dovreste voler ribaltare il mondo. Avere paura di sovvertire, con le parole, quella fede che ti vuole soggetto minoritario non fa di te un attivista e nemmeno, più genericamente, un gay. Fa di te una scimmia urlatrice. Sui social in particolar modo. E credo che questo mondo debba meritarsi qualcosa di meglio rispetto al piattume intellettuale costantemente spacciato per libertà di pensiero.
