Simone Cristicchi è improvvisamente diventato uno dei favoriti per la vittoria di Sanremo 2025. La sua «Quando sarai piccola», brano autobiografico di un figlio che diventare genitore del suo stesso genitore a causa di una malattia degenerativa della mamma, ha emozionato la platea dell’Ariston, con la regia Rai a inquadrare costantemente gente in lacrime dopo i suoi live tutt’altro che impeccabili. In Top5 la prima sera, quando a votare sono state le sale stampa, e in Top5 anche ieri sera, quando in gioco sono entrati le radio e il televoto.

La canzone di Simone Cristicchi ha diviso i social, tra chi plaude il testo e chi rimarca come non ci sia altro, oltre la scrittura. “Una canzone retorica, c’è un eccesso di romanticizzazione di una malattia feroce”, ha commentato Selvaggia Lucarelli al DopoFestival. “Non è una canzone furba ma manca una parte, quella dolorosa, l’abbruttimento che viene dalla fatica nel gestire, da parte dei familiari, quella malattia”.

Ancor più netto è stato Riccardo Bocca, critico tv che ha cinguettato: “Basta spremere il ricordo dei defunti, delle mamme, basta liturgia delle lacrime. Non è sensibilità, è scaltrezza“.

Pro Vita vota Simone Cristicchi

Nel dubbio Simone Cristicchi è stato pubblicamente promosso da ProVita, che ha parlato di “un momento di rara bellezza e profondità“, descrivendo un “viaggio emozionante nel rapporto filiale”. “In un panorama musicale spesso dominato da tematiche leggere o superficiali, “Quando sarai piccola” si distingue dunque per il suo messaggio di profonda umanità“.

A stretto giro sono arrivati anche i complimenti di Simone Pillon, ex senatore leghista che ha cinguettato: “Quando a Sanremo si fa musica e non propaganda LGBT escono canzoni coraggiose, come quella di Cristicchi che affronta con dolcezza il tema delle malattie neurodegenerative dei nostri anziani. La famiglia è anche questo: prendersi cura dei nonni, che tornano bambini. Bravo Simone!”.

D’altronde Cristicchi, già vincitore di Sanremo 2007 con il brano Ti regalerò una rosa, ha portato avanti battaglie particolarmente vicine ai Pro Vita d’Italia. Nel 2023 il cantante sparò a zero sui social contro la gestazione per altri, raccontando la storia di una donna kosovara, Jelena, e della sua esperienza da madre surrogata.

Simone Cristicchi e l’attacco alla GPA

Simone Cristicchi tra ProVita e il no di Amadeus: "Lo ringrazio, nei suoi Sanremo sarei stato a disagio e fuori luogo" - PRo Vita e Cristicchi - Gay.it

Jelena è nata e vive in un piccolo paese del Kosovo. Jelena è una roda, una cicogna“, scrisse il cantautore. “Nessuno deve sapere quale sia il suo lavoro; è un segreto, soprattutto per amici, parenti e villaggio. Ha prestato il suo utero a chi non poteva avere figli, anzi, in un mondo dove le parole rivestono estrema importanza, ha venduto, noleggiato, affittato il proprio utero, perché nel mondo ricco, eterosessuale ed omosessuale, il figlio è un diritto, che se non si ottiene per grazia, fortuna e natura, si compra con il danaro”. “Il costo di un bambino fatto e finito, esente da difetti, con ragionevole garanzia, varia da 35.000 a 50.000 euro; la quota che percepisce la cicogna, la donna, che ha subito l’impianto, che lo ha portato in grembo per nove mesi e che lo ha partorito, solitamente è di 5.000 euro. Spesso le “rode” vengono convinte a vendersi, spinte anche una povertà estrema che apparentemente non lascia scelta. I negozi dove commissionare il prodotto sono sparsi ovunque, alla portata delle diverse esigenze e possibilità“. Cristicchi concluse spiegando di voler vivere “in un mondo dove la maternità surrogata venga abolita, e dove invece tanti bambini orfani e privi di futuro possano essere adottati, e cresciuti con Amore da coppie che non possono avere figli. Spero che questo post non fomenti inutili polemiche, ma sia uno spunto di riflessione per gente di buon senso, per chi non si adegua al pensiero unico, e vuole approfondire cosa ci sia dietro tanti slogan vuoti“.

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Peccato che Cristicchi già vivesse in un Paese in cui la GPA è illegale, da oltre 20 anni. Poi il governo Meloni ha voluto tramutarla in “reato universale”, scatenando un’infinità di ricorsi che prima o poi daranno inevitabili frutti.

Simone Cristicchi tra foibe e San Francesco

Nel 2013 Cristicchi ha realizzato Magazzino 18, musical scritto in collaborazione con Jan Bernas, giornalista e autore del libro Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani. Uno spettacolo dedicato al dramma dell’esodo istriano, giuliano e dalmata nel secondo dopoguerra.

Pochi mesi fa il cantante ha rivelato di aver avuto la scorta in teatro per tre anni e mezzo, perché “sono stato molto criticato da una certa sinistra, anzi mi sono inimicato tutta una parte politica, ma non mi è interessato granché perché a me premeva raccontare la storia del confine orientale, la tragedia delle foibe e l’esodo cristiano dalmata e questo è stato un prezzo che ho pagato a livello politico”.

Nel 2015 Cristicchi è tornato in teatro con Il secondo figlio di Dio, piéce incentrata sulla “straordinaria vicenda di Davide Lazzaretti, detto il Cristo dell’Amiata o il profeta di Arcidosso”, fino all’arrivo di Franciscus. Il folle che parlava agli uccelli, andato in scena la prima volta nel 2023, spettacolo dedicato a San Francesco d’Assisi.

Simone Cristicchi e l’attacco ai Festival di Amadeus

Oggi intervistato da Andrea Laffranchi del Corriere della Sera, Cristicchi ha parlato della spiritualità che si percepisce nel suo ultimo disco Dalle tenebre alla luce (“Ho fatto esperienze di ritiro in convento, sono amico di una monaca di clausura di Lovere. Non diventerò prete un giorno, ma mi interessa toccare il mistero“), per poi rivelare di aver scritto Quando sarai piccola5 anni fa e racconta il mio vissuto. È cambiata nel tempo. Nella prima stesura non c’era il passaggio sulla rabbia che c’è nello special perché nella mia esperienza personale quel momento è arrivata dopo e ho voluto dare risalto anche alla mia parte ferita. L’avevo proposta anche ad Amadeus“.

E qui il colpo di scena, perché l’ex direttore artistico di Sanremo la scartò. Ma Cristicchi oggi ringrazia.

“Nessuna rabbia, sono fatalista e credo che siano le canzoni a decidere quando sono pronte per gli altri. Anzi, ringrazio Amadeus per non averla scelta: nei suoi Festival sarei stato a disagio e fuori luogo”.

Per quale motivo Simone Cristicchi avrebbe mai dovuto sentirsi “a disagio e fuori luogo” nei Festival di Amadeus?

Andrea Laffranchi del Corriere ha preferito andare oltre, senza approfondire, ma evidentemente nella Rai a trazione meloniana con il democristiano Carlo Conti che trova “anacronistico” chiedere al giorno d’oggi se si è antifascisti o meno (pur avendo risposto di sì a domanda diretta in conferenza stampa) un cantore delle foibe e di San Francesco contrario alla GPA con plauso Pro Vita parrebbe essere più centrato.

Aspettando la finale di sabato e un eventuale trionfo che sarebbe a dir poco clamoroso. 19 anni dopo Povia.

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