Sport e gay: coming out del grande pugile Griffith

Ricordato anche a causa di un tragico incontro nel quale morì Benny Paret il pugile Emile Griffith, oggi 69enne, parteciperà alla marcia del Gay Pride neworkese. La stima di Benvenuti.

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NEW YORK – Emile Griffith, grande campione di pugilato dalla fine degli anni ’50, durante un’intervista col New York Times per la prima volta ha parlato apertamente del fatto di essere omosessuale. La notizia è stata ripresa anche dalla stampa sportiva italiana, alla quale è seguita anche una dichiarazione di Nino Benvenuti, grande rivale di Griffith del tempo, si è detto «felice che si sia dichiarato. Era tempo che la verità venisse fuori: io l’ho sempre saputo, ma questo non mi ha mai fatto venire meno l’affetto e l’amicizia nei suoi confronti. Oggi si può dire tutto, tutte le verità – aggiunge l’ex campione del mondo dei medi – i tempi ti permettono di rivelare qualunque cosa, per fortuna. Sapevo le sue storie anche quando lo incontravo sul ring, ma non mi importava affatto che fosse gay, era solo un avversario, e grandissimo campione. Che sappia io è il primo pugile che si dichiara gay, ma per me resta un amico fraterno: lui sapeva che io sapevo, ma non l’ho mai considerato per quello».

Griffith, classe 1938, parteciperà alla marcia del Gay Pride che si terrà a New York il 24 giugno e non ha mai particolarmente nascosto il suo orientamento sessuale. La sua omosessualità infatti era nota sin dai primi anni ’60, tant’è che prima di un incontro di pugilato del marzo 1962 il suo rivale di quella sera Benny Paret lo insultò apertamente sul ring, dandogli del ‘frocio’ (usò lo spagnolo ‘Maricón’). L’incontro finì male per Paret, che finì al tappeto in coma e morì 9 giorni dopo. Per il tragico esito dell’incontro fu fortemente criticato l’arbitro Ruby Goldstein, che avrebbe dovuto porre fine all’incontro ben prima, decretando la vittoria tecnica di Griffith, che non si è mai liberato del rimorso per quanto accaduto quella sera. Sulla tragica vicenda, e sui suoi effetti sulla vita e sulla carriera di Griffith, è stato girato il documentario “Ring of Fire”.

Griffith, ricordato per la sua tecnica straordinaria, è stato il primo pugile delle Isole Vergini a conquistare il titolo di campione del mondo nei Welter e nei pesi Medi. La sua carriera è durata oltre 20 anni, durante i quali ha effettuato 112 combattimenti da professionista, fino al 1977, anno nel quale ha appeso i guantoni al chiodo. Nel 1992 Griffith fu vittima di una brutale aggressione che lo ridusse in fin di vita. Aveva appena lasciato un locale gay. Durante l’intervista della settimana scorsa al NYT il pugile, che oggi soffre di una condizione mentale simile all’Alzheimer correlata alla sua attività sportiva, ha detto: «I miei incontri venivano prima di tutto. Ma quando avevo del tempo libero andavo qualche volta nei locali gay. Ero sempre preoccupato.» Ci andava con degli amici, che hanno cercato di proteggerlo dalle malignità durante gli anni del professionismo: un campione di pugilato apertamente omosessuale avrebbe probabilmente fatto ben poca carriera, nonostante la bravura. E probabilmente è così ancora oggi. (Roberto Taddeucci)

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