Mirko ucciso a Camaiore, parla l’amico: “Mi aveva parlato della transizione, un padre tiranno che gli gridava “ti ammazzo””

"Dopo averlo ucciso suo padre vuole pure infangare l’immagine di suo figlio definendolo un violento, uno che faceva uso di droghe e alcol, che gli spillava denaro. Non è vero niente. Mirko aveva solo un sogno: andarsene. Scappare via da quell’inferno di vita in famiglia".

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Mirko ucciso a Camaiore, parla l'amico: "Mi aveva parlato della transizione, un padre tiranno che gli gridava "ti ammazzo"" - Mirko Andreoni - Gay.it
Mirko Andreoni (foto IG)
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Sono ancora in corso le indagini relative al duplice omicidio di Kety Andreoni, 52 anni, e di Mirko Andreoni, 24enne cameriere e cantante amatoriale, uccisi con un colpo di fucile da Piero Moriconi, 63 anni, operaio edile, marito della donna e padre del ragazzo. Il delitto di Camaiore, in provincia di Lucca, ha sconvolto l’intera comunità e ha rilanciato l’allarme omobitransfobia, perché Mirko aveva denunciato l’odio esplicitato da suo padre nei suoi confronti, in un post social del 2022, scrivendo “È brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay”.

Il movente omobitransfobico è ancora da accertare, perché l’assassino durante l’interrogatorio in carcere ha provato a giustificare l’ingiustificabile sostenendo che “mio figlio era pazzo e mia moglie mi picchiava. Mio figlio era iperattivo e psichiatrico, era ingestibile e violento, non faceva altro che chiedermi soldi. E allora a quel punto ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due“.

A Camaiore, tra vicini e parenti, si prova a sgonfiare l’ipotesi omotransfobica, con una cugina che ha riferito che no, Piero Moriconi non avrebbe ucciso sua moglie e suo figlio “perché era gay, ma perché veniva continuamente umiliato“.

Mirko Andreoni, il ricordo dell’amico Massimiliano Bastianelli

Mirko ucciso a Camaiore, parla l'amico: "Mi aveva parlato della transizione, un padre tiranno che gli gridava "ti ammazzo"" - Kety Andreoni e Mirko - Gay.it
Kety Andreoni e Mirko, uccisi da Piero Moriconi

Ma emergono anche altre verità, come quella di Massimiliano Bastianelli, uno degli amici più cari di Mirko intervistato da LaRepubblica.

Un’amicizia nata 10 anni fa, con i due che si vedevano spesso al Buddy di Torre del Lago, un’isola di pace dove il 24enne “riusciva ad essere sé stesso, dove ritrovava quella libertà assoluta che andava disperatamente cercando. Una persona eccezionale, si un pò sopra le righe, ma sempre gentile e premuroso con tutti. Ogni volta che ci incontrava, me e il mio compagno, ci chiedeva sempre come stessimo, ma per davvero. Tante volte ci ha chiesto se poteva venire da noi a Livorno, anche a fare i lavori di casa“.

Secondo Massimiliano Bastianelli quelle che sono circolate nelle ultime ore, relative ad un padre “vittima” di moglie e figlio, non sarebbero altro che “bugie, tutte ignobili bugie. Se c’era qualcuno che per anni ha subito umiliazioni era Mirko. Lo insultava, lo sminuiva, lo minacciava. Un padre tiranno, proprio come il mio. Anche per questo eravamo così amici e adesso sono davvero sotto shock. Non doveva finire così anche se glielo aveva pure detto”.

All’amico Mirko, che amava incondizionatamente quella mamma sempre al suo fianco tanto dall’aver voluto il suo cognome nel nome d’arte Michelangelo Andreoni, aveva raccontato che spesso suo “padre lo inseguiva, che aveva un fucile credo senza il regolare porto d’armi, e gli gridava: “ti ammazzo”. E alla fine l’ha fatto. E ora sento che vuole pure infangare l’immagine di suo figlio definendolo un violento, uno che faceva uso di droghe e alcol, che gli spillava sempre denaro. Non è vero proprio niente. Mirko aveva solo un sogno: andarsene. Scappare via da quell’inferno di vita in famiglia. Quante volte era scappato da casa, chiedendo ogni volta ospitalità agli amici. Ma poi tornava sempre, anche perché era legatissimo a sua madre, una donna davvero eccezionale, il suo porto sicuro. Ecco il sogno di Mirko era questo: potere andare a vivere da un’altra parte con sua madre, ma non avevano le possibilità economiche. Lei faceva l’assistenza agli anziani, lui prendeva tutti i lavoretti che trovava, dal lavapiatti al cameriere, saltava da un posto all’altro e poi tutte le volte che poteva andava a cantare, si esibiva anche negli stessi locali in cui lavorava. E lo amavano tutti. Basta chiedere in giro“.

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Una visione decisamente differente da quella esplicitata da suo padre, che dopo averlo ucciso a sangue freddo l’ha dipinto come un drogato, un ubriacone, un violento.

Un papà che Mirko raccontava come “anaffettivo, autoritario, prepotente, tiranno“, ha ricordato il suo amico, con il 24enne che “amava travestirsi e lui non lo tollerava e lo minacciava. Lui si andava a rifugiare dalla madre, che invece lo capiva, lo spingeva a stringere amicizie, a trovare sfogo nella sua grande passione, la musica, il canto. Quando riusciva a vivere la sua vita, Mirko era felice. Voleva amore, voleva essere libero“.

Negli ultimi giorni è emersa la notizia che Mirko stesse pensando ad un percorso di affermazione di genere, da affrontare in un ambiente famigliare complicato, con la madre sempre al suo fianco e suo padre acerrimo nemico.

Me ne aveva accennato solo una volta, una sera mentre ballavamo, ma non gli diedi particolarmente ascolto“, ha precisato Bastianelli. “E oggi mi dispiace, magari se aveva veramente intenzione di affrontare questo percorso aveva bisogno di ascolto. Di certo quel tipo di padre non lo avrebbe mai accettato. E io lo so bene perché anche con il mio non è facile”.

Famiglie tradizionali, o cosiddette tali, dove troppo spesso l’insensato odio omobitransfobico colpisce persino figli e figlie, da ripudiare, insultare, picchiare, cacciare di casa, o uccidere.

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