La vita di una donna transgender di Taranto si era trasformata in un vero e proprio incubo, poiché la sua presenza era stata ritenuta “sgradevole” da parte dei vicini di casa, padre e figlio, rispettivamente di 52 e 28 anni. Insulti continui, minacce e molestie senza sosta – seguiti da una vera e propria spedizione punitiva – solo perché ritenuta “colpevole” di aver denunciato il padre e aver contribuito al suo ritorno in carcere. Adesso, il giovane ha patteggiato un anno di reclusione, con pena sospesa, mentre il padre andrà a processo.

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Donna transgender perseguitata dai vicini a Taranto: i fatti
La vittima, una donna transgender destinataria di una serie di frasi vergognose da parte dei due vicini di casa. Per mesi si è ritrovata a subire insulti, minacce e pressioni psicologiche dai due uomini. “Gay, sei un fesso, un pedofilo”, “Dobbiamo spaccare le porte, ci dobbiamo prendere la casa”: questo, il tenore delle frasi pronunciate da padre e figlio nei confronti della donna.
Ormai sopraffatta dalle continue vessazioni, la donna si era rivolta alle forze dell’ordine, denunciando padre e figlio. Secondo la denuncia presentata agli inquirenti, la donna sarebbe stata bersagliata in modo sistematico, con l’obiettivo di costringerla ad abbandonare il proprio appartamento: citofonate notturne e suoni insistenti al campanello di casa l’avrebbero portata a staccare l’impianto, sopraffatta dalla paura e dallo stress.
L’aggressione fisica: pestata e minacciata

L’episodio più grave, però, era avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 dicembre scorso. Stando a quanto reso noto dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la donna transgender aveva riferito agli inquirenti che allarmata da forti rumori provenienti dall’abitazione dei vicini, era uscita per verificare la situazione ma si era ritrovata accerchiata da una decina di persone che l’avevano aggredita fisicamente, strappandole il cellulare mentre tentava di chiamare i soccorsi e colpendola al volto con un pugno e uno schiaffo.
Secondo l’accusa, alla spedizione punitiva avrebbe partecipato anche il padre del 28enne, nonostante fosse ai domiciliari, intimandole di rientrare in casa. Il figlio, in sede d’interrogatorio, aveva negato la presenza del padre ma aveva indicato i nomi di altri presunti aggressori.
Il 19 dicembre, dopo l’arresto del padre, il 28enne avrebbe fatto irruzione nell’abitazione della vittima, minacciandola di farle del male appena l’avesse incontrata per strada: “Adesso che esci di casa ti devo massacrare”.
Le misure cautelari e la sentenza
Lo scorso aprile, il pubblico ministero Francesca Colaci aveva richiesto e ottenuto il giudizio immediato per entrambi gli imputati. Il 52enne, dopo la notifica del decreto, aveva poi scelto di essere processato con il rito ordinario. Due mesi prima, nei confronti del 28enne tarantino era stato disposto il divieto di avvicinamento di 500 metri alla vittima e l’applicazione del braccialetto elettronico.
Nei giorni scorsi, il ragazzo accusato di aver perseguitato la vicina di casa transgender insieme al padre 52enne, ha patteggiato una condanna a un anno con pena sospesa. Il giudice Pompeo Carriere ha accolto la proposta di patteggiamento presentata dall’avvocato Pasquale Blasi, legale del 28enne, con il parere favorevole della procura. Mentre il padre sarà processato con rito ordinario, il figlio ha visto revocare le misure cautelari in seguito alla sentenza.
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