Stefano Bandecchi, sindaco di Terni ed esponente di Alternativa Popolare, è finito nuovamente al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni pronunciate durante una seduta del Consiglio comunale. Dopo essere stato invitato dalla presidente dell’assemblea, Sara Francescangeli, a non appoggiarle una mano sulla spalla, il primo cittadino ha risposto con una frase sessista, seguita poco dopo da un’espressione omofoba.
L’episodio è avvenuto mercoledì 15 luglio nella sala consiliare di Palazzo Spada, durante una seduta trasmessa in diretta streaming attraverso il canale istituzionale del Consiglio comunale di Terni. Le parole del sindaco sono chiaramente udibili nella registrazione.
Bandecchi appoggia la mano sulla spalla della presidente
Il momento che ha dato origine alla discussione si è verificato mentre era in corso uno degli interventi previsti dall’ordine del giorno. Seduto accanto alla presidente del Consiglio comunale Sara Francescangeli, Bandecchi ha appoggiato una mano sulla sua spalla.
È stata la stessa Francescangeli a richiamarlo, chiedendogli di evitare quel gesto: “Sindaco, la vorrei pregare di non appoggiare la mano sulla mia spalla, perché è stato motivo di tante critiche questo gesto che lei fa con estrema intimità”.
Alla domanda di Bandecchi, che ha risposto “Quale?”, la presidente ha precisato di riferirsi proprio alla mano appoggiata sulla sua spalla. Francescangeli ha spiegato che quel comportamento aveva già provocato “critiche pesanti”, pur chiarendo successivamente di averlo personalmente interpretato come un gesto amicale.
Dallo streaming della seduta si sente anche il riferimento al consigliere Guido Verdecchia, che avrebbe fatto notare come la scena rischiasse di offrire una cattiva immagine dell’assemblea. “Il consigliere Verdecchia ha detto che facciamo brutta figura”, ha riferito Francescangeli durante il confronto.
La risposta sessista di Stefano Bandecchi
Dopo il richiamo della presidente, Bandecchi ha inizialmente presentato le proprie scuse, assicurando che il comportamento non si sarebbe ripetuto: “Chiedo scusa, non capiterà mai più che le poggi una mano sulla spalla. È un gesto amicale molto sereno”.
Subito dopo, però, il sindaco ha aggiunto una frase sessista: “Normalmente, quando mi piace una donna, gliele appoggio da altre parti le mani”.
Le parole hanno provocato brusio in aula. Francescangeli ha ribadito di aver interpretato la mano sulla spalla come un gesto amicale, spiegando però che intorno alla scena si era già “scatenato un turbinio di critiche”. È stato a quel punto che Bandecchi ha pronunciato un’ulteriore espressione, questa volta apertamente omofoba.
La frase omofoba pronunciata in aula
Replicando alle critiche ricevute, il sindaco di Terni ha affermato: “C’è una massa di fro*i in questo ufficio, basta e avanza”. Subito dopo, Bandecchi ha quindi domandato, come si sente nel video pubblicato da Umbria24: “Ha registrato?”.
L’utilizzo del termine “fro*i”, impiegato in senso dispregiativo, ha provocato la reazione del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Terni, che ha giudicato le parole offensive nei confronti della comunità LGBTQIA+ e incompatibili con il ruolo istituzionale del sindaco
Il gruppo pentastellato, come riporta l’Ansa, ha espresso “sconcerto per quanto avvenuto” e ha chiesto ai componenti della maggioranza e della Giunta di chiarire pubblicamente se intendano prendere le distanze dal linguaggio utilizzato da Bandecchi.
Il M5S: “Le parole di Bandecchi offendono le istituzioni”
Nella nota diffusa dopo la seduta, il Movimento 5 Stelle ha rivolto una serie di domande politiche ai consiglieri e alle consigliere che sostengono l’amministrazione comunale:
“Cosa ne pensano i consiglieri e le consigliere di maggioranza? Condividono questo modo di intendere il ruolo delle istituzioni? Ritengono normale che il primo cittadino si esprima in questo modo nei confronti delle donne e che utilizzi espressioni sprezzanti verso la comunità LGBTQ+?”.
Il M5S ha chiesto una presa di posizione anche agli assessori e alle assessore della Giunta, chiedendo se il loro silenzio equivalga a una condivisione di quel linguaggio
Un appello particolare è stato rivolto all’assessora Tiziana Laudadio, che per anni ha svolto il ruolo di docente: “È questo il rispetto che si insegnava agli studenti? È questo il modello educativo che ritiene debba essere rappresentato da chi ricopre un incarico pubblico?”.
Per il Movimento 5 Stelle, parole di questo tipo non possono essere liquidate come provocazioni o battute di cattivo gusto: “Le istituzioni hanno il dovere di dare l’esempio. Il sessismo e le espressioni discriminatorie non possono essere archiviate come semplici provocazioni o battute di cattivo gusto. Quando a pronunciarle è un sindaco, assumono un peso ancora maggiore perché contribuiscono a legittimare una cultura dell’offesa e dell’intolleranza”.
Il partito ha infine auspicato una presa di distanza pubblica da dichiarazioni considerate incompatibili con “i valori del rispetto, dell’educazione e della convivenza civile”.
Le precedenti polemiche sulle parole di Bandecchi
Non è la prima volta che Stefano Bandecchi finisce al centro delle polemiche per il linguaggio utilizzato durante le sedute del Consiglio comunale.
Nel gennaio 2024, come ricorda LaPresse, mentre l’assemblea discuteva un atto di indirizzo contro la violenza di genere, il sindaco aveva rivendicato alcune precedenti dichiarazioni, affermando: “Un uomo normale guarda il bel c*lo di un’altra donna e forse ci prova anche. Poi, se ci riesce, se la tr*mba anche; se poi non ci riesce, prende e torna a casa. Offendetevi quanto c***o vi pare, ma è la mia idea”.
Quelle parole avevano provocato l’uscita dall’aula di alcuni esponenti dell’opposizione e nuove richieste di dimissioni. L’Assemblea legislativa dell’Umbria aveva successivamente approvato all’unanimità una mozione di condanna nei confronti del sindaco per le frasi volgari e sessiste pronunciate durante la discussione.
Dagli abbai in aula alla frase sui voti
Nel giugno 2024 Bandecchi aveva interrotto le risposte alle interrogazioni presentate da Fratelli d’Italia e aveva iniziato ad abbaiare in direzione dei consiglieri, prima di lasciare l’aula. Il sindaco aveva cercato di rispondere alle interrogazioni senza consentire agli esponenti di FdI di illustrarle, provocando le loro proteste.
Nel novembre dello stesso anno era invece scoppiata una polemica per una risposta pubblicata sui social durante la campagna per le elezioni regionali umbre. Replicando a un commento, Bandecchi aveva scritto: “I voti non li elemosino di certo, al massimo li compro o li prendo di prepotenza”.
Anche in quel caso le parole avevano provocato reazioni politiche e richieste di chiarimento.
Questa volta, invece, alle parole sessiste pronunciate dopo il richiamo della presidente del Consiglio comunale si è aggiunto anche un insulto omofobo, pronunciato all’interno dell’aula e registrato dalla diretta istituzionale.
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