Tiziano Ferro, intervistato dal Venerdì di Repubblica, si è aperto moltissimo, raccontando anche il suo coming out e cosa lo costringevano a fare durante il lancio della sua carriera.
Nel momento di maggiore successo, Tiziano Ferro stava vivendo la sua vita come se fosse una “menzogna”. Idolatrato da uomini e donne, il cantautore di Latina ha svelato la sua impossibilità a fare coming out: “Fino a quel momento per me è stata una cosa orrenda”, svela.
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Tiziano Ferro: le case discografiche gli impedivano di fare coming out
Nel frattempo la stampa lo attaccava insinuando la sua omosessualità e lui, cresciuto in provincia, non aveva gli strumenti necessari per potersi difendere.
In più, i discografici gli chiesero esplicitamente di mentire inserendo delle donne nei testi delle sue canzoni. Figure femminili che, inevitabilmente, nella vita di Tiziano erano assenti, non dal punto di vista sessuale ed affettivo:
“Io ho fatto il massimo che potevo fare con gli strumenti che avevo in mano e dentro l’anima”.
Il terrore faceva parte delle sue giornate da artista di punta:
“Sapevo che prima o poi mi avrebbero fatto quella domanda, una domanda alla quale non riuscivo a dare risposta. Mi sentivo una persona sbagliata e basta”.
E aggiunge:
“Coi produttori che mi dicevano ma non hai una fidanzata per un servizio fotografico? E la casa discografica che mi chiedeva di cambiare le canzoni: ‘Non è che qua puoi dire che c’è una lei che ti manca?‘”.
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La svolta e l’intervista a Vanity Fair
Poi la svolta nell’ottobre 2010 tramite una intervista per Vanity Fair:
“Mi voglio innamorare di un uomo”.
Tiziano Ferro spiegò che le voci sul suo orientamento sessuale gli provocavano rabbia:
“Non perché non volessi passare per gay, ma perché la verità è che un fidanzato avrei voluto avercelo. E invece, non avevo nessuno. Perché avrei dovuto vivere una doppia vita e io non ne sono capace”.
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