UN GAY ESCORT ALLA CASA BIANCA?

Scandalo nell'amministrazione Bush. Jeff Gannon, giornalista accreditato presso il presidente, aveva credenziali false. E pare si prostituisse su internet. I retroscena e le foto.

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Era accreditato alla Casa Bianca come giornalista, frequentava le conferenze stampa del presidente Bush, e aveva una relazione diretta con il suo addetto stampa. Ma le sue credenziali erano false, e pare che sia lui l’uomo apparso completamente nudo su siti porno a carattere militare. E pensare che nei suoi articoli assumeva anche posizioni omofobe…
Le voci hanno cominciato a circolare negli ambienti dell’ufficio stampa della Casa Bianca già quando l’uomo, che si faceva chiamare Jeff Gannon, ha cominciato a frequentarli. Ma è stato quando l’attivista gay John Aravosis che cura il sito AmericaBlog ha cominciato a indagare sui retroscena di Gannon che il mistero ha cominciato a chiarirsi.

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Mentre i giornalisti accreditati alla Casa Bianca si indignavano della mancanza di obbiettività di Gannon e cominciavano a chiedersi se non fosse un “infiltrato” dell’amministrazione, Aravosis e altri bloggers liberali hanno scoperto che Gannon era in realtà un uomo chiamato J. D. Guckert e che possedeva, oltre a un certo numero di siti conservatori, anche diversi siti porno gay, tutti a tematica militare.
Aravosis ha contattato il realizzatore di siti web che nel 1999 era stato contattato da un certo Jeff dal Delaware per la realizzazione del sito USMCPT.com, sigla che sta per “United States Marine Corps Personal Trainer“. Questo sito contiene la presentazione di un escort che si fa chiamare Bulldog, disponibile «a ore, una notte, fine settimana o viaggi più lunghi» e che specifica di avere un'”arma” da 20 centimetri circonciso, e di essere completamente attivo.

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La fattura di pagamento del sito è stata rilasciata a una compagnia che si chiama Bedrock Corp. Anche il sito personale di Jeff Gannon è di proprieta della Bedrock Corp… Inoltre il webdesigner contattato da Aravosis ha mostrato anche le foto non censurate che compaiono sul sito, quelle cioè in cui è possibile vedere il volto di Bulldog, l’escort pubblicizzato. La somiglianza con le foto attualmente disponibili di “Jeff Gannon” è sorprendente.
Gannon risulta aver registrato domini come hotmilitarystud.com, militaryescorts.com, e militaryescorts4m.com. Interrogato sui siti, Gannon ha rifiutato di rispondere; ne ha solo fatto un accenno nel corso di una intervista televisiva: «Molti anni fa, prima che venissi a Washington, avevo registrato vari domini per un cliente privato. Facevo sviluppo di siti web. Quesi siti non sono mai stati messi online».

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La questione più spinosa, per gli americani, è che pare che Gannon fosse una sorta di infiltrato dell’amministrazione Bush. Gannon era stato accreditato alla Casa Bianca come reporter del sito conservatore Talon News e GOPUSA. Durante le conferenze stampa era regolarmente invitato a porgere le sue domande dal presidente Bush. Ma pare che le domande di Gannon mostrassero invariabilmente un atteggiamento di destra e piuttosto antigay. In una occasione aveva chiesto a Bush come faceva a lavorare con i leader democratici al Senato «che sembrano aver divorziato dalla realtà».

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Secondo quanto riferisce David Brock, osservatore dei media americani, anche il capo dell’ufficio stampa della Casa Bianca Scott McClellan avrebbe sempre invitato Gannon a fare le sue domande «ogni volta che si trovava sotto pressioni più aggressive e ostili da parte della stampa». «Lo chiamava per avere un palla facile» dice Brock.
Su Scott McClellan, poi, si sono intensificate voci ambigue: il sito internet Raw Story.com avanza l’ipotesi che il capo ufficio stampa di Bush sia gay e frequenti abitualmente i gay bar del Texas. na fonte anonima assicura di aver visto McClellan in un bar gay di Austin il 19 marzo 1995, lo stesso giorno in cui si era svolta una commemorazione religiosa cui McClellan aveva partecipato. Raw Story, che ha rivelato l’omosessualità di altri repubblicani anti-gay, afferma che il testimone «non ha voluto dire se McClellan sia gay o no, ma ha detto che era stato visto spesso nei club gay, luoghi dove non si vedono persone sole che cerchino relazioni eterosessuali».

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A completare il quadro, ci sono anche le affermazioni anti-gay fatte da Gannon in conferenza stampa e nei suoi articoli. Lui nega, ma è stato lui ad aver scritto che il candidato democratico alle presidenziali John Kerry «potrebbe un giorno essere conosciuto come ‘il primo presidente gay’». E ha anche sottolineato che Kerry ha goduto «di un appoggio del 100% del gruppo omosessuale Human Rights Campaign sin dal 1995 in riconoscimento del suo sostegno alle rivendicazioni pro-gay».

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